E' MANCATO VIRGINIO NEGRI

(foto d'archivio con Negri e Morgia nell'area dell'Arona, campionato 1980-1981))
Il cuore ha
tradito Virginio Negri Addio allex punta del Pavia
Aveva 52 anni, si è sentito male in casa dieci giorni fa. Lascia la moglie e due figli
di Claudio Malvicini
LANDRIANO. E morto Virginio Negri, centravanti da giovane e imprenditore dopo aver
appeso le scarpe al chiodo. Lex stella di Pavia e Voghera aveva 52 anni.
Negri si è sentito male due domeniche fa. Nel pomeriggio ha fatto un giro in bici,
poi è tornato a casa, a Landriano, dove abitava con la moglie Sonia e i figli Greta e
Mattia. Si è fermato in giardino a curare il verde. Prima di cena è salito in camera a
riposare un po e quando il figlio è andato a chiamarlo gli ha detto di sentirsi
male. I famigliari hanno chiamato il 118, ma il suo cuore ormai aveva ceduto. Trasportato
dal 118 allospedale Monzino, a Milano, luomo è stato ricoverato in
Rianimazione, ma non si è più ripreso. La sua situazione era apparsa subito molto grave
e nella notte tra sabato e domenica il suo cuore si è fermato. Oggi ci saranno i
funerali, poi il suo corpo verrà tumulato nel cimitero di Landriano.
Questo però è lultimo capitolo della sua vita, quello che solo i famigliari e gli
amici intimi hanno letto. Tutti gli altri hanno visto il Virginio Negri protagonista di
tre stagioni da centravanti del Pavia e due a Voghera, quando le due squadre erano
entrambe in C2, nella prima metà degli anni Ottanta. E poi cè il Virginio Negri
imprenditore, proprietario di due alberghi, lExcelsior a Pavia e il Riz a San
Genesio e Uniti.
Cè stato anche un Virginio Negri lontano dai riflettori, quello che conoscono gli
amici come Santino Pozzi, compagno di reparto per una stagione a Pavia. Entrambi sono di
Landriano. «Ancora non ci credo - dice Pozzi - . Virginio era la personificazione della
salute. Andava ogni settimana a giocare a calcetto e partecipava ancora alle partite degli
ex del Pavia. Virginio era il classico centravanti, un mancino forte anche di testa. Dopo
quella stagione era stato cercato da tante squadre e alla fine era passato alla Sanremese,
in C1». Dopo una stagione con i liguri il ritorno in provincia di Pavia, ma questa volta
con il Voghera. Con i rossoneri aveva battuto 4-0 il Pavia (con due gol suoi) in un derby
di Coppa Italia. «Avevamo preso quella batosta come un buon auspicio - ricorda Pozzi - e
infatti alla fine di quella stagione salimmo in C1».
Pozzi è stato una bandiera del Pavia, Negri invece girò tante squadre tra serie C e
Interregionale (lattuale serie D, ndr). A fine carriera divenne allenatore-giocatore
ad Albuzzano, poi solo tecnico, ad Albuzzano ma anche a Landriano. «Negli ultimi anni -
spiega Pozzi - la sua attività di imprenditore gli aveva impedito di dedicare ancora
molto tempo al calcio».
Prima della partita di Coppa Italia di Lega Pro di domani (ore 17,00), Pavia-Rodengo,
sarà osservato un minuto di silenzio per ricordarlo.
Il bomber che aprì gli anni 80
Guidò lattacco del Pavia tornato tra i «prof»
Schivo e di poche parole, sobrio nellesultanza e con il portiere avversario sempre
nel mirino
di Stefano Pallaroni
PAVIA. Avevamo vinto il campionato di serie D, ma ci ritrovammo ancora in quarta serie.
Gli anni Ottanta erano allorizzonte e nella denominazione del torneo appena
conquistato dal Pavia comparve finalmene la lettera «C», ma dopo tante attese il «2»
che laccompagnava attenuò un poco la gioia. Non però lorgoglio e la voglia
di affermarsi. E Virginio Negri, in quegli anni importanti per far attecchire la
pianticella azzurra nel ritrovato terreno dei professionisti, recitò un ruolo importante.
Virginio da Landriano, terra di bomber del calibro di Enrico Muzzio (uno che in serie A
aveva attirato lattenzione di Helenio Herrera) e di Santino Pozzi, arrivò dal
Casteggio nellestate del 1979. Il suo era un ritorno, dopo gli anni delle giovanili:
doveva far dimenticare il cannoniere varesino Walter Puricelli. E i suoi 16 gol al primo
anno dopo la promozione, quando il Pavia arrivò quarto nella C2 dominata da Pergocrema e
SantAngelo. In quella seconda stagione con Dino Dolci in panchina, Virginio Negri
guidava lattacco di un Pavia confinato nel girone delle squadre toscane. Ne venne
fuori un campionato epico. Di quelli vissuti a denti stretti e con i pugni in tasca.
Il Pavia fu dodicesimo con appena cinque pareggini racimolati in trasferta. Lontano dal
Naviglio, erano arrivate dodici sconfitte, tutte durissime da digerire, in tempi in cui il
fattore campo era tremendo. In casa però via Alzaia sapeva spesso trasformarsi in
fortino. Si era poveri e fieri di esserlo.
Negri, fisico potente per la categoria, volto scolpito, pedatore senza fronzoli, portato
anche nel gioco aereo e per le soluzioni in acrobazia, sempre e comunque con la porta come
bersaglio preciso, segnò 10 gol in 33 partite. Soprattutto lottò come un leone insieme
ai suoi compagni. Cera da salvare la pelle quellanno. I suoi bottini
migliorarono nei due anni successivi: 13 gol nella stagione 1980-81 terminata al settimo
posto (indimenticabile una sua girata al volo che risolse il derby col Derthona), 15 nel
1981-1982. Furono quelle le due stagioni nel segno di Rondanini, uno Zeman ante litteram
in salsa azzurra, subentrato a stagione in corso a Longoni il primo anno e poi lasciato a
casa negli ultimi scampoli della stagione successiva. Perché in quella quarta esperienza
in C2 le aspettative erano alte. E il Pavia aveva una prima linea coi fiocchi: Negri più
Pozzi uguale 24 gol. La promozione in C1, però, sarebbe arrivata tre stagioni dopo. Con
Negri lontano dal Comunale. Altri tempi e altri attori scrissero quella storia. Negri per
chi ama nel profondo lazzurro resta il bomber del Pavia che doveva imparare a
navigare nel mare mosso dei professionisti. I suoi 38 centri in tre campionati - e allora
segnare era dura, con i marcatori che ti stavano addosso per novanta minuti - sono stati
la piattaforma solida sulla quale avviare una continuità. Lui, Virginio, di carattere
schivo e riservato e da tempo lontano dal calcio azzurro, non andava certo in giro a
sbandierare le sue gesta. E oggi che lo piangiamo prematuramente, le immagini che tornano
dalla mente ci fanno aprire in un sorriso nel ricordo delle sue sobrie esultanze.
Le pagine della Provincia Pavese
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