UN BOATO E L' ANTICA TORRE SI SBRICIOLA

Repubblica — 18 marzo 1989   pagina 3   sezione: TORRE DELLA MORTE

PAVIA Faccia presto, signora, chiami i vigili, le ha urlato Stefano Gerard, un omone grande e grosso che fa il ristoratore lì vicino e ogni mattina passa a comprare il giornale. Pia Comaschi, 52 anni, ha sbirciato dall' edicola, che dà proprio sulla piazza del Duomo, e ha visto cadere calcinacci e pezzi di mattoni. Ha preso il telefono: Venite in fretta, è riuscita a dire. Erano le 8,55 di ieri mattina, una giornata di foschia, di pioggia sottile. Improvvisamente, un boato come d' uragano, e una nuvola gialla e densa di polvere, da soffocare i polmoni. La Torre civica di Pavia, costruita nel XII secolo, alta 78 metri, 8 mila metri cubi di mattoni, sabbia e granito, si è sgretolata, si è sfatta dalle fondamenta franando sulla gente, sulle case vicine, sulle auto posteggiate nella piazza, seppellendo ogni cosa sotto tonnellate di macerie. Stefano Gerard è riuscito a buttarsi sotto una Volvo, mentre un enorme masso stritolava l' auto, risparmiandone però la coda, proprio dove si trovava l' uomo. Pia Comaschi invece è rimasta schiacciata dentro la sua edicola. In quel momento, all' interno del Duomo, si stava celebrando messa. Il parroco, Ernesto Bottoni, era quasi arrivato al termine della cerimonia, stava dando la benedizione a un centinaio di fedeli. Se avesse anticipato di qualche minuto, sarebbe stata una strage. I muri della chiesa hanno tremato, si è squarciata l' abside del battistero, già danneggiata dall' alluvione dello scorso agosto. La gente, terrorizzata, ha guadagnato la strada dal retro. Una cappa di polvere gialla La cappa di polvere gialla è rimasta nell' aria per quasi dieci minuti. Quando si è diradata, lo spettacolo era terrificante, come se la piazza del Duomo fosse stato bombardata. Enormi massi di granito, blocchi di mattoni spessi alcuni metri chiudevano lo sbocco della piazza verso i vicoli laterali. E i lamenti dei feriti, le urla della gente che credeva fosse arrivato il terremoto, le sirene delle prime ambulanze. Il marito di Pia Comaschi è corso giù da casa sua, proprio sopra il chiostro della piazza, ed è rimasto stordito davanti a quello spettacolo irreale. Mia moglie?, chiedeva alla gente che non sapeva cosa rispondergli. La donna è stata estratta dalle macerie un' ora dopo, con il cranio sfracellato. L' hanno potuta riconoscere solo dalla vera che portava al dito. In piazza anche il vescovo, monsignor Giovanni Volta: Una cosa terribile dice io stesso ho portato aiuto a una povera donna ferita. L' allarme e i soccorsi sono scattati nel giro di pochi minuti. A Pavia sono arrivati reparti del Genio, rinforzi di polizia, carabinieri e vigili del fuoco da tutti i paesi vicini e anche da Milano. Intorno alla città è stato creato un cordone di posti di blocco per impedire l' accesso a chi non ne aveva assoluta necessità, in modo da facilitare il transito dei mezzi di soccorso, soprattutto grosse ruspe, le uniche in grado di rimuovere le macerie. Ma quante sono le vittime, quante persone potevano ancora trovarsi vive, ma bloccate all' interno di qualche auto posteggiata nella piazza o negli edifici proprio di fianco alla Torre, investiti dal crollo? Nessuno riusciva a dare una risposta. E intanto, dalle tubature squarciate del gas, uscivano esalazioni pesanti, l' acqua inondava alcune cantine e una banca. Poi qualcuno ha sentito delle invocazioni d' aiuto provenienti dal retro del negozio di barbiere, in vicolo Bossolaro. Dentro c' è mio marito ripeteva piangendo una donna anziana, Elia Fontana, proprietaria dell' albergo Regisole si è alzato presto stamattina, l' ho visto dalla finestra che entrava dal barbiere, voleva essere il primo per sbrigarsi. Cercatelo, per carità. Impossibile entrare dalla porta, completamente ostruita dalle macerie, l' unica via possibile era dal retro. I vigili del fuoco hanno preso un martello pneumatico, si sono aperti un varco nel muro. All' interno del negozio, completamente distrutto, due uomini. Filippo Milanesi, 38 anni, e Salvatore La Spada, 59, il barbiere. Uno accanto all' altro, in un vano di pochi centimetri invaso dal gas. Ferito alla testa, ma incolume, Milanesi; con una gamba imprigionata dalla sedia di barbiere, bloccata di mattoni franati, La Spada. Appena aperto il varco, Milanesi esce dal pertugio, abbraccia i vigili, non riesce quasi a parlare. Dice soltanto: Lì dentro ce n' è un terzo, è morto, son sicuro.... Poi scoppia a piangere, singhiozza. Non vuole andare in ospedale, preferisce allontanarsi da solo, tornare a casa. Ho visto la morte in faccia, non riesco ancora a credere di essere vivo. Mentre lui se ne va, dentro al negozio, scavando con le mani, i vigili cercano di liberare il barbiere. L' uomo si lamenta, sente dolori lancinanti agli arti, un medico gli pratica una fleboclisi per alzargli la pressione. Ma c' è il pericolo di un crollo improvviso. I muri si stanno gonfiando avverte il vigile del fuoco Emilio Nessi potrebbero venir giù da un momento all' altro. Allontanatevi tutti, inutile rischiare. I minuti passano aumenta la tensione perché i soccorritori hanno paura di non farcela. Quel piede destro imprigionato non si riesce a liberarlo. Fuori, nel vicolo, c' è il figlio del barbiere, Roberto, che si aggira silenzioso, ogni tanto si ferma con il viso contro il muro. No, non ho parlato a mio padre dice mi hanno assicurato che stanno facendo il possibile. Per due volte, uno dei pompieri che è lì sotto a scavare, Aquino Pagani Granata, viene portato fuori paonazzo e gli infermieri gli danno la maschera a ossigeno. Dentro non si riesce quasi a respirare. Poi la situazione precipita, gli scricchiolii sembrano annunciare il crollo imminente. Dal Policlinico San Matteo arriva il primario traumatologo, Giorgio Domenella, con la sua equipe. Per salvare La Spada pare non resti che una sola, tragica soluzione: amputargli il piede. Passano i minuti, nell' ambulanza ci si prepara all' intervento disperato. Alle 13,50 dal cunicolo esce il barbuto pompiere con le mani piene di terra. Ce l' abbiamo fatta, dice semplicemente. Ed ecco Salvatore La Spada, con la testa piena di sangue, che viene messo su una barella, i pantaloni strappati, senza una scarpa. Scoppia un applauso tra la gente che abita nelle case lì intorno, sgomberate per timore di altri crolli. Ma c' è un nuovo dramma: a pochi metri ci sono i parenti di Tullio Fontana, il secondo cliente che è ancora sepolto nel negozio. Nessuno ha il coraggio di dir loro che speranze ormai non ce ne sono più. Occorrerebbe scavare con le ruspe, ma non è possibile perchè si provocherebbe senz' altro un crollo. Intanto tra le macerie girano i cani della Protezione civile, che segnalano la presenza di esseri umani tra il pianterreno e il primo piano. In alto, sul vicolo, sventola ancora, sporco e strappato, uno stendardo della Lega lombarda. Vicino c' è un negozio di erboristeria, completamente distrutto, e uno di articoli sportivi, da cui spuntano, immersi nei calcinacci, scarpe da tennis e sci contorti. Il proprietario, Cesare Vittadini, è lì, con gli occhi fissi sulla sua bottega. Racconta: Ero dentro con mio fratello, abbiamo visto la torre che si apriva, come se si sfaldasse. Abbiamo fatto in tempo a scappare, questione di un paio di secondi. Gli operai dell' azienda del gas, intanto, bloccano le tubature, segandole e mettendo tappi a monte e a valle, in modo da evitare pericoli di scoppi e incendi. Al Policlinico San Matteo sono state trasportate 15 persone ma sono state dimesse con prognosi brevi. Letizia Calvi, 71 anni, pensionata, è stata invece ricoverata per una frattura al malleolo ed escoriazioni alla testa. Il cuscino del suo letto è tutto sporco di sangue. Ero appena uscita dal supermarket, stavo per andare in edicola. Un masso mi è caduto su una gamba, mi sono aggrappata ad un signore, non ho capito più nulla. Mi sono risvegliata qui in ospedale. Dramma nelle strade Ma il dramma è per le strade, dove man mano che passano le ore arrivano i familiari di persone che non hanno ancora dato proprie notizie, che si teme siano finiti sotto quegli enormi blocchi di granito che le ruspe tentano di rimuovere. Una donna, disperata, chiede ai vigili: Sapete qualcosa di mia figlia Barbara?. No, nessuno sa qualcosa di questa ragazza di 17 anni, Barbara Cassani, che la mattina è uscita di casa insieme all' amica Adriana Uggetti, 18 anni, per andare al suo lavoro di baby-sitter. La madre, Giampiera Stanga, si regge in piedi solo per quel filo di speranza che le dà la forza di chiedere aiuto a tutti i gruppi di soccorritori. Di solito passa di qui, da questa strada, per attraversare la piazza del Duomo. Come mai non ha ancora telefonato, perché non è andata al lavoro?. A sera le due ragazze risultavano ancora disperse, e ormai i dubbi sulla loro sorte sono pochi. E qualcuno parla di altre persone che non sono rientrate in casa. Insomma il bilancio è tutt' altro che definitivo. Per tutta la notte sono andati avanti i lavori di scavo: I cani hanno segnalato presenze umane sotto le macerie, ha detto il responsabile della Protezione civile, Giuseppe Moro. Ogni tanto venivano estratte carcasse d' auto, spianate dal tremendo impatto. Dieci edifici sono stati evacuati e trenta persone hanno trovato asilo dai parenti o negli alberghi. Il Duomo è stato chiuso, perché sono state riscontrate delle crepe nei muri. Pavia è un immenso cantiere, tutto il centro storico è bloccato, lunedì prossimo ci sarà il lutto cittadino. Da verificare, oltre alle cause del disastro su cui vengono fatte le ipotesi più disparate, la tenuta degli edifici vicino al Duomo, tra cui il Vescovado, trasformato ieri in centro operativo dei soccorsi. E intanto si parla di comunicazioni giudiziarie, che starebbero per raggiungere il sindaco democristiano, Sandro Bruni, e l' assessore ai Lavori pubblici, Giovanni Grieco - dal nostro inviato ENRICO BONERANDI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

COSTRUITA MILLE ANNI FA ERA ALTA 78 METRI

Repubblica — 18 marzo 1989   pagina 3   sezione: TORRE DELLA MORTE

PAVIA La Torre civica si ergeva per 78 metri di altezza a fianco della cattedrale. Era costruita tutta in mattoni, come del resto il Duomo. Ma erano nati in tempi diversi, lontanissimi gli uni dagli altri. La prima risaliva all' XI secolo, e vi erano ancora addossati resti della basilica di Santo Stefano del XII secolo: era una testimonianza, un indizio importante della sistemazione urbanistica precedente alla struttura bramantesca che più tardi acquistò la piazza. La costruzione del Duomo vero e proprio invece iniziò nel 1488, per volere del cardinale Ascanio Maria Visconti. I primi progettisti furono Giovanni Antonio Amadeo e Cristoforo Rocchi. Ma a loro si sostituì presto il Bramante. Anche Leonardo, ingegnere di corte di Ludovico il Moro nel 1490, dette probabilmente alcuni suggerimenti. Alla fine del ' 500 era completato solo il corpo centrale: tamburo e cupola furono costruiti assai più tardi, rispettivamente nel 1762-68 e nel 1884, quando l' impiego del ferro permise di coprire luci molto vaste. Ed eccoci al campanile: fu fin dall' inizio che si pensò di ricavarlo dalla Torre civica della città: su di lei Pellegrino Tibaldi realizzò nel 1583 la cella campanaria e da quel momento fece parte integrante del complesso ecclesiale.

 

ADESSO PAVIA DENUNCIA 'DA ANNI SI SGRETOLAVA'

Repubblica — 18 marzo 1989   pagina 2   sezione: TORRE DELLA MORTE

E RICORDA che c' è un luminare americano di ingegneria strutturistica, il professor Nigel Priesley dell' Università di California, per caso a Pavia, che potrà dare utilissimi pareri su quello che è successo. Già, difficile a botta calda andare alla ricerca delle cause, capire i motivi e le vere responsabilità d' un crollo che molti dicono inaspettato e altri invece sospettano fosse prevedibile, come del resto succede sempre dopo ogni tragedia. Girano voci d' ogni tipo, come quella raccontata da un vigile urbano che parla di un bang provocato da due jet che avrebbero sorvolato a bassa quota la città. Quel poco che di certo finora si sa, è questo: innanzitutto, la Torre civica era transennata da almeno un paio d' anni e cioè da molto tempo prima del nubifragio di agosto. Perché? Si erano staccate delle formelle di ceramica da una parte, erano caduti dei calcinacci tutt' attorno all' orologio, racconta il vicesindaco Ferruccio Quaroni, comunista. Ma erano pezzi superficiali, nessuno si è mai preoccupato della stabilità dell' edificio, aggiunge. Lo scorso anno, la Cariplo aveva offerto al Comune di sponsorizzare l' apertura al pubblico della Torre, 200 milioni per una mano di belletto. Era una buona idea, ma non ne abbiamo fatto più nulla: il nubifragio di agosto ci aveva costretti a pensare a cose più urgenti. Le transenne tutt' attorno al monumento, comunque, c' erano. Servivano ad evitare che in inverno i blocchi di ghiaccio che si formavano in cima alla Torre cadessero sui passanti, azzarda un tecnico del Comune. Peccato che questo sia stato un inverno tiepido e secco. E così quelle transenne, ridotte adesso a dei tubi ritorti schiacciati da tonnellate di detriti, sono testimonianza inquietante di un allarme cui forse non s' è dato il peso che meritava. A metà pomeriggio, tra la polvere soffocante sollevata dalle ruspe che cercano di liberare piazza Duomo dalle macerie, arriva l' assessore comunale ai Lavori Pubblici Giovanni Grieco e dice la sua: La Torre si è afflosciata, come per un cedimento improvviso della sua base. Forse, la siccità di quest' inverno ha fatto abbassare la falda acquifera, provocando delle modifiche nel sottosuolo e determinando il cedimento della base su cui poggiavano le fondamenta. A molti, questa sembra un' ipotesi tutt' altro che peregrina. La siccità infatti c' è stata davvero. Il livello del Ticino, alle porte della città, si è molto abbassato, facendo perfino emergere le fondamenta di una torre medievale che chiudeva il porto fluviale ed era stata per secoli sempre sommersa. Tutto il sottosuolo, ricco d' acqua, può averne risentito. Insiste il vicesindaco Quaroni: Se venisse verificata questa ipotesi, dovremmo transennare tutta la zona del centro storico. Tra l' altro, abbiamo altre tre torri medievali che hanno già subito piccoli crolli di pietre, come era avvenuto anni fa per la Torre civica. Anche quelle sono già transennate. Chi può, dice la sua. Luciano Forcellini, assessore regionale alla Protezione civile, ricorda che alcuni testimoni oculari hanno parlato di cedimento verticale. L' architetto Maria Antonietta Agrate, funzionario della Sovrintendenza ai monumenti, azzarda un crollo per compressione del materiale, spiega che la Torre civica aveva circa mille anni, era transennata per la sistemazione di alcune piastre della gronda e conclude: Ritengo di attribuire l' accaduto ad una azione del tempo che sgretola la malta e toglie la presa con i mattoni. Sono mai state fatte manutenzioni? Mai, di manutenzioni particolari, ribatte il sindaco. E aggiunge: Un mese fa, gli ultimi controlli. Tutto era in regola. In piazza, tra la folla e i soccorritori, c' è chi ricorda che alcuni anni fa erano arrivati due archeologi inglesi, avevano fatto degli scavi sotto la Torre e portato via due camion di detriti. E' vero? Bruni ha l' aria sempre più stanca: Un gruppo archeologico di Pavia aveva fatto ricerche insieme agli inglesi, ma nessuno aveva asportato materiali. Le fondamenta, insomma, non sono mai state toccate. Poi avanza un' ipotesi anche lui: Io sono solo un geometra, non un tecnico: parlerei di sfondamento della falda o di cedimento delle strutture. Come dire tutto e niente. Su una sola cosa, finora, non ci sono polemiche: i soccorsi. Il questore Salvatore Tribulato, uno che ai giornalisti ama citare Virgilio, racconta: Nel giro di mezz' ora c' erano qui a Pavia 250 uomini, tra poliziotti e carabinieri. Sono state bloccate le strade, fatte arrivare in fretta le ambulanze, cominciata la ricerca di feriti e sopravvissuti tra le macerie. Nel pomeriggio, è l' ora delle autorità. Ecco il ministro delle Aree metropolitane Carlo Tognoli, ecco il presidente della giunta regionale lombarda Giuseppe Giovenzana che annuncia d' avere chiesto al ministro della Protezione civile Vito Lattanzio di dichiarare lo stato di calamità naturale. Tra le autorità, gira mesto anche un ex ministro, il democristiano Virginio Rognoni: Pavia è la sua città, dalla finestra del suo studio in viale Libertà la Torre civica si vedeva benissimo. A bassa voce commenta: E' cambiato il panorama. Si stringe nel suo cappotto grigio e se ne va. - nostri inviati ANTONIO CALABRO' e GIUSEPPE LUCCHELLI

 

 

SI SBRICIOLA IL BELPAESE

Repubblica — 18 marzo 1989   pagina 1

E' DEPRIMENTE, ma ci si occupa del nostro patrimonio monumentale quasi soltanto quando avvengono disastri, come ci si occupa di ambiente quando si è soffocati dall' inquinamento atmosferico o si affonda nei rifiuti tossici, o si scoprono i problemi della sicurezza geologica quando franano le montagne dopo qualche giorno di pioggia. Quali ne siano le cause, il crollo della torre civica di Pavia non può che farci riflettere. RIFLETTERE ancora una volta sulla nota, assai scarsa cura che noi mettiamo nella conservazione di quell' immenso patrimonio che la storia, si direbbe, ha avuto il torto di lasciarci in eredità. E infatti come pretendere che i monumenti non crollino, che i musei e le aree archeologiche siano protetti dai ladri ecc., se per il nostro patrimonio spendiamo appena lo 0,24 per cento della spesa globale dello Stato; se la legge finanziaria ha ridotto di 533 miliardi il già magro bilancio del ministero dei Beni culturali? Se poi andiamo ad analizzare quel bilancio, ci rendiamo conto che le voci effettivamente finalizzate a manutenzione restauro, conservazione e valorizzazione del nostro patrimonio storico artistico danno una somma che non supera i 300 miliardi: che, tanto per avere un' idea, sono l' equivalente del costo di costruzione di una quindicina di chilometri di autostrade; quelle autostrade, per lo più inutili e devastanti, per le quali negli ultimi dieci anni sono stati stanziati 18 milia miliardi. Vien meno così la possibilità di provvedere a quell' attività indispensabile che è la manutenzione costante e il controllo permanente. Si trascura l' intervento ordinario di cui il nostro patrimonio ha un disperato bisogno e si favoriscono gli interventi straordinari, coi fondi del Fio, coi fondi per i Memorabilia, con quelli per i giacimenti culturali con cui si regalano centinaia di miliardi alle ditte informatiche per una catalogazione elettronica capricciosa, di cui non si sente bisogno. E ci si esalta per le sponsorizzazioni con cui vengono finanziati restauri che danno soprattutto lustro all' immagine del neomecenate. C' è pur stata una legge (la numero 449) che ha stanziato 620 miliardi per l' 87 e 645 per l' 88, per interventi urgenti: i soldi sono stati assegnati, ma a pioggia e spesso senza seri principi di urgenza e di priorità. Al ministero (in questo caso c' è da credergli) dicono che per porre riparo a tutti quei casi urgenti che rischiano di diventare disperati, occorrerebbero almeno 10 milia miliardi. Ma non è giusto prendersela solo coi politici quando una vasta fascia di benpensanti deplora l' eccessiva abbondanza di beni culturali nel nostro paese (che sarebbero circa il 40 per cento dell' intero pianeta), e considera le spese per la loro conservazione uno spreco, responsabile del collasso della pubblica finanza; quando uomini di cultura e storici dell' arte si oppongono pubblicamente, come è capitato recentemente, ai finanziamenti per salvare le più illustri antichità romane dall' inquinamento, perché alle antichità preferiscono l' asfalto e il traffico. E quando nessuno protesta per fatti scandalosi come la distruzione di interi musei: come è avvenuto al museo Torlonia di Roma, le cui 77 sale sono state trasformate in 93 miniappartamenti, e le 62O sculture greche e romane che formavano la più importante collezione privata d' arte antica del mondo sono state accatastate in scantinati, come rifiuti di magazzino. - di ANTONIO CEDERNA

 

 

 

ZERI: 'IO ACCUSO IL MINISTERO'

Repubblica — 18 marzo 1989   pagina 2   sezione: TORRE DELLA MORTE

ROMA Federico Zeri si lancia con consueta irruenza contro il funzionamento del ministero dei Beni culturali: Un disastro del genere non accade da un momento all' altro, senza indizi. Invece potrebbe ripetersi all' infinito nel nostro paese: basta pensare che pochi anni fa si accorsero tutt' a un tratto che la Galleria Borghese stava letteralmente crollando. Un vigile urbano di Pavia ha detto che pochi istanti prima delle 9 è passato sulla piazza un aereo a bassa quota: ha fatto tremare la torre. Se è vero, è grave. Ma ancor più grave è che un monumento del genere non fosse sotto controllo. Architetture tanto antiche andrebbero verificate ogni 6 mesi il professor Zeri allarga il discorso . Ma invece i soprintendenti fanno altro: insegnano all' Università, spediscono opere per mostre all' estero. E poi non ci sono gli ispettori centrali che sorveglino l' Italia in maniera adeguata. Il mio è un atto di accusa: ormai ci si è abituati ad intervenire dopo che la tragedia si è già consumata. Di prevenzione non siamo in grado di parlare: si invocano fondi, ma quelli che ci sono si sprecano spesso in acquisti inutili e mostre senza senso. Un' ultima cosa: più di tutto temo il domani, quando gli architetti si metteranno a proporre come ricostruire la Torre civica: nessuno oserà dire di rifarla uguale perché sarebbe un falso storico (io lo farei): ci troveremo davanti orrendi progetti fantascientifici e i soliti insulti al buon gusto. Al di là delle ire di Zeri, l' allarme è ormai trasparente. Anche il direttore generale Francesco Sisinni annuncia la terribile verità: Quello che è accaduto a Pavia potrebbe avvenire in cento altre città: e questo fino a quando non saranno messi sotto controllo i monumenti più antichi. Controllo significa strumenti automatizzati che sorveglino situazioni statiche e movimenti, personale specializzato che sappia leggere le nuove tecniche di rilevazione, personale di sorveglianza: per ora abbiamo applicato un controllo simile solo a Firenze dice ancora Sisinni, alla cupola del Brunelleschi, e a poche altre architetture tra cui la torre di Pisa: ma è necessario uno sforzo ben maggiore. Tutti d' accordo anche a Firenze: i più grandi esperti internazionali nel campo del restauro che partecipano al convegno organizzato dalla Snam su Tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale, scossi dalla tragedia di Pavia, lanciano un nuovo s.o.s. disperato: Il patrimonio artistico italiano è in una situazione gravissima e non ne conosciamo tutta la realtà. Non è mai stato catalogato, dice il professor Umberto Baldini, ex direttore dell' istituto centrale di restauro, attuale preside dell' università internazionale dell' arte, oggi le soprintendenze lavorano bene, ma quello che manca è un progetto unitario, un rapporto pieno tra scienza e restauro, un rapporto organico che potrebbe evitare avvenimenti come quelli di Pavia. Il professor Norbert Baer dell' università di New York rincara la dose E' una questione di scelte. I monumenti in pericolo sono moltissimi, anzi sono in pericolo intere città. Si sta facendo poco, ma si sta facendo poco in tutto il mondo: i miliardi vengono spesi per la difesa o il calcio e non per la salvaguardia dell' arte. In Italia non viene neppure attuata una adeguata manutenzione ordinaria sostiene Franco Piacenti, direttore del comitato opere d' arte del Cnr dell' Università e siamo ormai all' assurdo: se un soprintendente deve spedire una lettera è costretto a pagarsi i francobolli. La situazione si è aggravata negli ultimi 40 anni. Il degrado ha subito un' accelerazione spaventosa a causa dell' inquinamento. Il nostro patrimonio sta andando in frantumi. Si sono già subiti danni per 4700 miliardi e nei prossimi 50 anni, se l' ambiente non subirà radicali trasformazioni, si prevede una perdita patrimoniale di almeno 58000 miliardi. - di SUSANNA NIRENSTEIN e PAOLO VAGHEGGI

E GLI ESPERTI ADESSO ACCUSANO 'NE' MANUTENZIONE NE' CONTROLLI'

Repubblica — 19 marzo 1989   pagina 11   sezione: LA TORRE DELLA MORTE

PAVIA Tra le ruspe gigantesche, le macerie, la polvere e il fango s' aggira un uomo piccolo e anziano. Scruta il Duomo con aria preoccupata. E poi guarda mesto quell' ammasso di mattoni e granito cui adesso è ridotta la Torre Civica. Passa accanto alla campana centenaria che stava in cima alla Torre e che è rotolata, scheggiata e ammaccata, ai margini della piazza. E si infila lesto sotto i portici del Vescovado sotto cui s' affollano vigili del fuoco, ingegneri, troupe tv. Eccolo, Lionello Costanza Fattori, il sovrintendente ai Beni ambientali e architettonici della Lombardia, bestia nera di costruttori e amministratori pubblici. Parla a voce bassa, severa: I monumenti antichi sono soggetti a queste sorprese... soprattutto quando la manutenzione non è frequente. E' l' una, piove, l' aria è umida e sporca. E sulla piazza del Duomo di Pavia ripiomba l' eco delle polemiche, ci si interroga ancora sui perché di una tragedia e se, come quasi sempre, quella tragedia poteva essere evitata. Architetto Costanza Fattori, chi doveva fare manutenzione? Il proprietario della Torre, il Comune, cioè. E non l' ha fatta? C' erano stati controlli, dopo il nubifragio di agosto. Tutto sembrava in regola. Ma di controlli, più se ne fanno e meglio è. Lionello Costanza Fattori parla a lungo con Maria Antonietta Abrate, sovrintendente ai monumenti di Pavia che ieri aveva già azzardato un parere sui motivi del crollo, una azione del tempo che sgretola la malta e toglie la presa con i mattoni. Poi spiega anche lui: A caldo, direi che per la Torre s' è trattato di un collasso della struttura di muratura. Sposa una ipotesi che qualcuno aveva già avanzato: Lo spostamento d' aria provocato da due jet supersonici potrebbe aver compromesso l' equilibrio della Torre. Architetto, ci sono altri monumenti in pericolo, a Pavia? Spero di no. Lo stato di conservazione dei monumenti, in Lombardia, è molto migliore che in altre regioni d' Italia. Mi auguro semmai che il caso di Pavia serva da monito: i monumenti invecchiano e l' inquinamento, il traffico, il rumore rendono quel loro invecchiamento sempre più rapido, la loro salute più precaria. Occorre controllare, intervenire, restaurare. Pavia del giorno dopo il disastro è anche questo: il viavai di pareri tecnici, commenti, voci, polemiche. E' lo sfilare di carabinieri, poliziotti, vigili del fuoco e soldati del Genio nelle piazze e nelle stradine acciottolate tutt' attorno al gran Duomo per il quale, dopo il crollo della Torre, si teme e si spera. E' l' affollarsi di uomini e donne, moltissimi ragazzi, sotto i portici di corso Cavour dove un fotografo tempestivo, Chiolini, ha messo in vetrina una foto di piazza Duomo com' era e altre 30 foto di piazza Duomo com' è, semisommersa dalle rovine. C' è paura di altri crolli, in città? Verificheremo lo stato di altre tre torri medievali, due del Comune e una dell' Università, sostiene il sindaco Sandro Bruni. Un tecnico, Daniele Coppe, un ingegnere della Siag (una società di informatica applicata alla geofisica) aggiunge: Speriamo che il crollo sia avvenuto per l' usura dei materiali e non per lo sprofondamento della falda idrica. Altrimenti potrebbe essere in discussione la stabilità del Duomo e di tutti gli altri edifici del centro storico in un raggio di 500 metri quadrati. L' ingegner Coppe, per le modalità del crollo, non ha spiegazioni certe. E siccome è un esperto di esplosivi, ama fare un paragone: Per tirare giù quella torre monumentale, sarebbero bastati meno di 10 chili di dinamite collocati nel posto giusto. Come dire che potrebbe essere bastato un minimo cedimento dei materiali in un punto critico per far crollare il monumento. Sulle cause del disastro, sono in tanti a darsi da fare. Poi, alla fine, tutti sostengono che sarà necessario affidarsi alle valutazioni di una commissione già costituita con tecnici del Comune, della Provincia, del Genio civile e dell' Università. Faremo di tutto per aiutare con i nostri esperti il Comune, promette il rettore Roberto Schmid. In appoggio, c' è anche un super esperto, Nigel Priesley che dall' Università di San Diego in California è arrivato qua ad insegnare ai laureati in ingegneria di Pavia e Milano progettazione antisismica. Priesley, con uno degli ingegneri che gli sono più vicini, Michele Calvi, professore di dinamica strutturale, ha già fatto parecchi sopralluoghi tra le macerie e all' interno del Duomo. La stabilità del luogo, per ora, è sotto controllo. E per le cause del crollo della Torre, è troppo presto per azzardare ipotesi, taglia corto Calvi. Ma le polemiche, in ogni caso, non mancheranno: sia quelle interne a Pavia (già il Psi ha attaccato la giunta comunale Dc-Pci) sia quelle esterne. E in città è chiaro a tutti il fatto che il caso della Torre Civica farà da parafulmine di tutte le controversie, le denuncie, le accuse sulla cattiva condizione dei beni monumentali in Italia. Una conferma di quanto il caso si allarghi arriva appunto da Bologna, dove sono riuniti a convegno esperti di recupero edilizio. Ecco il parere dell' architetto Valerio Di Battista, direttore del dipartimento di recupero edilizio dell' università di Palermo: Se la Torre Civica di Pavia fosse stata tenuta sotto osservazione, il crollo avrebbe potuto essere evitato. Ma chi aveva il compito di osservarla? Nessuno. A Palazzo Mezzabarba, sede del Comune, il sindaco Bruni, democristiano e il suo vice Ferrucci Quaroni, comunista, dopo il primo giorno dello sconvolgimento e della paura, hanno l' aria più tranquilla: Verificheremo con calma, prenderemo provvedimenti. A Bruni non è arrivata nessuna comunicazione giudiziaria, come si diceva in città subito dopo il crollo. Dopo il crollo, un' inchiesta giudiziaria è stata naturalmente aperta dal procuratore della Repubblica Antonio Marcucci. Afferma Marcucci: Non ho firmato nessuna comunicazione giudiziaria. Nominerò i miei periti, farò indagini per accertare le eventuali responsabilità, stabilire a chi toccava fare i controlli. - dal nostro inviato ANTONIO CALABRO'

IL DUOMO CHIUSO AL CULTO HA CEDUTO IL TETTO D' UN ABSIDE

Repubblica — 19 marzo 1989   pagina 10   sezione: LA TORRE DELLA MORTE

PAVIA Si è fatto più pesante il bilancio dei danni riportati dal duomo. Oggi si è scoperto che, oltre alle crepe nella navata sinistra e sul pavimento, e al crollo della volta di un' abside, si è aperta anche una breccia nel soffitto. Inevitabile la decisione: la cattedrale sarà chiusa a tempo indeterminato al culto. L' ultima messa si è celebrata l' altro ieri mattina mentre la torre civica crollava. Tra i diciotto fedeli che vi stavano assistendo c' è stata molta paura ma fortunatamente nessuno è rimasto ferito. C' è chi sostiene che il primo danno alla torre sia stato provocato 500 anni fa, con la costruzione nella parte superiore della stessa della torre campanaria. Poi, il deterioramento dato dal passare dei secoli, sarebbe stato accelerato anche dall' erosione indotta dall' inquinamento e dai microtraumi provocati dalle vibrazioni del traffico. Cento anni fa, in seguito ad alcuni controlli, si decise di non far più suonare le campane. Gli esperti stabilirono che il rumore e le oscillazioni delle pesanti masse avrebbero potuto contribuire a minare la stabilità del complesso. La stessa stabilità che invece, solo due anni fa, un gruppo di scienziati inglesi non aveva considerato in pericolo.

 

PAVIA, UNA LOTTA CONTRO IL TEMPO

Repubblica — 19 marzo 1989   pagina 11   sezione: LA TORRE DELLA MORTE

PAVIA Tina Uggetti se ne sta davanti alla finestra al primo piano del vescovado, proprio sopra la piazza sconvolta dal crollo della Torre civica. Ha gli occhi fissi e quasi non sembra seguire i lavori delle ruspe che continuano a scavare sollevando enormi nuvole di polvere rossa. Sotto quei detriti c' è probabilmente sua figlia Adriana, 18 anni, che da ventiquattr' ore ormai non dà notizie e che dalle fonti ufficiali viene definita dispersa, insieme all' amica e coetanea Barbara Cassani. Speranze? E' l' ultima cosa che ci resta..., sussurra un parente che assiste la donna. Sono da poco passate le due del pomeriggio: da sei ore, dopo aver fatto le tre di notte venerdì davanti a quella finestra, la madre di Adriana è lì in piedi a guardare, a sperare. Ma ecco che qualcosa succede nella piazza del Duomo: le ruspe si fermano, salgono sui cumuli dei detriti i vigili del fuoco con i cani. Anche il sindaco, Sandro Bruni, si arrampica sulle rovine della Torre, lo segue il vescovo, Giovanni Volta. L' hanno trovata!, urla la donna. E invece no, è un falso allarme, come è accaduto più volte nel corso della giornata. Le grandi ruspe hanno lavorato senza sosta, caricando i detriti sui camion che ogni due minuti ripartivano per l' area delle Esposizioni, alla periferia della città, dove in ventiquattr' ore si è creata una piccola montagna. In alcuni punti della piazza sommersa dalle macerie, lo strato di mattoni e calcinacci si è ridotto a un metro e mezzo, due metri. Uno spessore che giustifica l' impiego dei cani, che possono riuscire a fiutare la presenza di un corpo umano. Il rumore infernale delle ruspe smette d' un colpo, la piazza del Duomo piomba in un silenzio profondo, irreale. Lontano, trattenute dalle transenne, decine di persone seguono con lo sguardo, domandano ai vigili muniti di walkie-talkie cosa stia succedendo. Il cane punta verso il negozio di barbiere, dove è sepolto Giulio Fontana, il settantasettenne proprietario dell' albergo Regisole, andato ieri mattina a farsi tagliare i capelli di buon' ora e rimasto sotto la valanga di mattoni scaricati contro la casa dal franare della Torre. I vigili del fuoco scrollano la testa: non è quella la traccia che cercano, lo sanno bene che lì sotto c' è un uomo. Ma non possono recuperarne il corpo, è troppo pericoloso, non si azzardano a levare i detriti all' interno del negozio perché i muri potrebbero cedere. La moglie di Giulio Fontana è tornata all' albergo, ma presto dovrà andarsene perché è giudicato pericolante. Come mai non tirate fuori mio marito?, chiede stravolta ai vigili urbani che lavorano nel vicolo. Sotto il porticato della piazza, invece, c' è Laura, la figlia di Pia Comaschi, l' edicolante investita in pieno dal crollo mentre stava, per telefono, dando l' allarme ai vigili. La ragazza è rientrata nella notte in aereo da Vienna, dove era andata in gita con la scuola. Che sua madre fosse morta l' ha appreso dalla hostess, che le ha fatto le condoglianze e poi, intuito dal suo sguardo terrorizzato che non sapeva nulla, ha tentato invano di fingere un errore. Sotto la luce delle fotoelettriche, per tutta la notte di venerdì le ruspe hanno continuato a scavare. Ogni tanto veniva trovato qualcosa: uno zainetto, due borse da donna. Ma erano oggetti abbandonati dalla gente in fuga, non segnali che lì accanto potevano trovarsi altre vittime. Ci vorrà ancora un po' di tempo, almeno fino a lunedì, prima che la piazza venga ripulita e sia possibile una ricerca capillare e un consuntivo della tragedia. Fino a ieri il bilancio era sempre di due morti certi e due dispersi. Buone le condizioni dei due feriti ricoverati al policlinico San Matteo. In mattinata le ruspe hanno demolito una piccola parte del frontale del duomo, scheggiato dal crollo della torre, e alcuni appartamenti che si affacciano sulla piazza, le cui strutture erano state lesionate. Sotto i porticati si aggirano inquilini e proprietari di quelle case che verranno probabilmente demolite. All' ultimo piano dell' edifico di via Omodeo è rimasto solo un pezzo di pavimento, una cucina con ancora i vasi sulle mensole e due seggiole azzurre appoggiate alla parete. Proprio sotto, invece, si vede quel che resta di una stanza elegante, con un quadro antico. Era lo studio di un commercialista molto noto a Pavia, Augusto Pagani. Che commenta, furibondo: Ieri sera quella stanza era ancora intera. Ma all' una ho visto il telegiornale: distrutta. Sono corso qui. Perché?, ho chiesto, chi ha dato l' ordine? Mi hanno risposto di compilare una domanda in carta da bollo. Dentro avevo tutti i miei documenti, il computer, le pratiche dei clienti. Distrutti. La mia attività è stata cancellata. Questo dopo che mi era stato assicurato che si sarebbe tentato di salvare il salvabile. Qualcosa, comunque, viene fuori dalle macerie: le ruspe recuperano la cassaforte del commercialista. Maria Lanza Nicola è la nuora del proprietario della casa accanto, in via Omodeo: Erano tre appartamenti, ci abitavamo in tanti, tutta la famiglia di mio marito. Ora siamo ospitati da amici, non sappiamo cosa ci aspetta. Già è andata bene che siamo vivi, è crollata la camera da letto mentre ci trovavamo sul retro, in cucina. Il futuro è un punto interrogativo, non c' è l' hanno ancora detto, ma probabilmente la casa sarà distrutta. Per ora rimangono dieci gli edifici evacuati, le cui strutture dovranno essere sottoposte ai controlli dei tecnici. Stessa sorte per il duomo, che ha avuto danni. Rovinate dal passaggio dei camion carichi di quintali di macerie anche molte strade del centro storico a ciottolato. Il Comune dovrà decidere come rimediare, e non sarà il compito più difficile: è infatti tutta la zona intorno alla torre che dovrà trovare una nuova sistemazione. Ci penserà una commissione tecnica formata dai docenti di ingegneria dell' università. Entro lunedì, comunque, il Comune dovrebbe stilare un bilancio dei danni. Il sindaco Bruni, e altri rappresentanti dell' amministrazione, voleranno poi a Roma, dove si incontreranno col presidente del Consiglio, De Mita, al quale chiederanno l' aiuto del governo. - dal nostro inviato ENRICO BONERANDI

 

 

'CERCATELE, CERCATELE ANCORA RIDATECI ALMENO I LORO CORPI'

Repubblica — 21 marzo 1989   pagina 23   sezione: CRONACA

PAVIA Vi preghiamo, anche se non sono più vive. Ridateci i loro corpi.... I genitori, i parenti di Barbara Cassani ed Adriana Uggetti sono sempre lì, nella stanzetta del vescovado che dà sulla piazza del Duomo, dove le ruspe lavorano per sgomberare il sagrato dalle macerie della Torre civica e i vigili del fuoco scavano con le pale alla ricerca delle due ragazze sepolte sotto i detriti. Domenica sera i pompieri hanno recuperato tra le rovine del negozio di barbiere il corpo di Giulio Fontana, ma Barbara ed Adriana non si riescono a trovare. Probabilmente erano proprio sotto la Torre, nello stretto passaggio accanto al Duomo, quando alle 8,55 di venerdì ottomila metri cubi di mattoni e granito sono crollati, uccidendo quattro persone e ferendone quindici. Cercatele..., continuano a ripetere i parenti, e quando nella stanza si affacciano il sindaco Sandro Bruni e il procuratore generale della Repubblica, Adolfo Beria d' Argentine, venuto a Pavia per fare il punto delle indagini, scoppiano a piangere. Faremo tutto il possibile, li rassicurano il sindaco e il magistrato. Ma le ricerche non sono facili: bisogna fare attenzione nello spostare le macerie appoggiate al Duomo, per non creare pericolosi contraccolpi; prima, forse, andranno abbattute le due palazzine di via Omodeo investite dalla valanga di mattoni, perché potrebbero crollare da un momento all' altro provocando altre vittime. Ieri pomeriggio ai solenni funerali delle due vittime di cui sono stati recuperati i corpi, Giulio Fontana e Pia Comaschi, i parenti di Barbara ed Adriana non sono voluti andare. Troppo grande la loro angoscia, la disperazione di non avere neppure una bara su cui piangere. Ma in piazza del Carmine, nella giornata di lutto cittadino, c' erano almeno cinquemila persone, parte nella chiesa, parte sul sagrato dove, al passaggio delle salme, la gente ha scandito un lungo applauso. La nostra città è stata colpita al cuore delle sue tradizioni e della sua storia ha detto il vescovo, Giovanni Volta, nell' omelia è accaduto d' improvviso, senza che lo potessimo prevedere. E ora si pongono tante domande: sulla nostra sicurezza, su quella dei nostri monumenti, sul senso stesso della vita. Il vescovo ha voluto ringraziare tutti quanti sono intervenuti nei soccorsi, nella speranza che lo stesso senso di solidarietà regni anche in futuro per risolvere i problemi della città. Se il crollo della Torre Civica ha privato Pavia di una parte fondamentale della sua immagine, e ci impegna nella ricostruzione ha concluso il vescovo la nostra reazione morale dovrà essere l' immagine più vera dello spirito della città, per donarle uno splendore nuovo. Commosso e un po' confuso, al termine della cerimonia ha preso la parola anche il sindaco. Da quando lo scorso agosto è stato eletto al vertice di una giunta anomala Dc-Pci, ha dovuto fronteggiare già due situazioni critiche: prima il nubifragio che, a fine estate, sconvolse la città, poi il crollo della Torre Civica. Chiedo alla Madonna di custodire il mio mandato sotto il suo santo velo, ha detto il sindaco con enfasi e un groppo alla gola. Poi ha chiesto scusa alle vittime (forse non abbiamo fatto tutto...) e ha incitato i concittadini alla ripresa, ribadendo l' invito del vescovo alla solidarietà. Una solidarietà più concreta l' ha chiesta ieri al governo, in un incontro col sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Riccardo Misasi, una delegazione composta dal vicesindaco comunista, Ferruccio Quaroni, e dal vicepresidente della Provincia, il democristiano Giancarlo Vitali. Per domani è previsto un nuovo summit con il ministro della Protezione Civile, Vito Lattanzio. Allo Stato Pavia chiede aiuti per la ricostruzione: i danni sono ingentissimi (solo per il Duomo, toccato marginalmente dal crollo, si parla di alcuni miliardi), tutta l' area del centro va monitorata e tenuta sott' occhio perchè si temono lesioni alle strutture. Rovinate dal passaggio dei camion anche molte strade a ciottolato. Gli stabili evacuati sono una decina, trenta le persone costrette a trovare ospitalità da parenti e amici. Il procuratore della Repubblica, Antonio Marcucci, ha dato ieri l' ordine di non toccare la base della Torre che sotto le macerie sarebbe rimasta intatta per un' altezza di cinque o sei metri, perché dall' analisi del basamento potrebbero uscire indicazioni utili a comprendere le cause del crollo. Il fatto che la base sia integra sembra al momento escludere, al contrario di quanto si pensava subito dopo la tragedia, che si sia trattato di uno sfaldamento delle fondamenta della Torre: il cedimento strutturale sarebbe avvenuto lungo il tronco della costruzione. Marcucci ha pure disposto che siano messi a sua disposizione tutti i fascicoli riguardanti il monumento a partire dal 1972. Il procuratore ha nominato ieri una commissione tecnica, composta da tre ingegneri del Politecnico di Milano, che dovrà in tempi brevi compilare un rapporto sulle possibili cause della tragedia. Questa commissione si aggiunge ad altre due, del Comune e della Sovrintendenza, che hanno allo studio, oltre alla Torre Civica, anche la situazione del Duomo, che appare compromessa. - dal nostro inviato ENRICO BONERANDI

 

 

MA PAVIA HA ANCORA PAURA

Repubblica — 22 marzo 1989   pagina 16   sezione: CRONACA

PAVIA Alle 3.35 le ruspe, al lavoro da venerdì, in piazza Duomo, si sono fermate. A bloccarle sono stati i vigili del fuoco che hanno trovato una ciocca di capelli biondi. I pompieri hanno continuato a scavare con le mani e un' ora dopo hanno recuperato il corpo di Adriana Uggetti, 18 anni, baby-sitter. Accanto a lei, la sua inseparabile amica, Barbara Cassani, 17 anni, di San Genesio, un paese a cinque chilometri da Pavia. Le ricerche per il crollo della torre civica si sono concluse così, sotto una pioggia insistente, alla luce delle fotoelettriche, in una piazza Duomo sventrata, con gli edifici intorno e la cattedrale spessa pericolanti. I funerali delle ragazze si svolgeranno oggi alle 15 a San Genesio, mentre da ieri mezzo centro storico di Pavia è chiuso al traffico per precauzione. Sono riemersi a cinque giorni dal disastro i corpi di Barbara e Adriana, una accanto all' altra, come fossero abbracciate. L' attesa è finita. Prima una ciocca di capelli biondi, poi due zainetti scuri, una calzamaglia nera, altre povere robe. Stavano lì, le due ragazze, davanti alla vetrina di Vittadini, il negozio di calzature all' angolo tra via Omodeo e via Bossolaro. Nemmeno il tempo di accorgersi di quello che stava accadendo. Il boato ha preceduto di pochissimi secondi il devastante cedimento delle mura medievali della torre. I massi che cadevano a valanga sono precipitati nella vetrina e dalla vetrina al negozio e dal negozio alla sottostante cantina, un salto di circa tre metri. Barbara e Adriana, senza scampo, sono rimaste schiacciate da tonnellate di macerie, di calcinacci, di mattoni. Cinque giorni di lavoro ininterrotto degli uomini della Protezione civile e dei vigili del fuoco per liberarle da là sotto. E ieri su quella terra scura sono state depositate due rose rosse. Altri mazzi di fiori, poco più in là, dove sorgeva l' edicola di Giuseppina Comaschi, 53 anni e nei pressi della bottega del barbiere dove è rimasto imprigionato un cliente, Giulio Fontana, 77 anni, il ristoratore di piazza Duomo. Quattro morti e 15 feriti, sono il bilancio del disastro. Ma l' emergenza a Pavia non è finita. Mentre la Procura della Repubblica ha avviato un' inchiesta per stabilire le cause dell' improvviso cedimento dell' antica torre civica (costruita nell' XI secolo), altri monumenti scricchiolano e nelle strade acciottolate, duramente provate dal via vai dei bulldozer, dei camion carichi di terra e mattoni, si aprono ampie crepe. Nella stessa piazza Duomo la pavimentazione ha ceduto facendo riemergere un antico pozzo romano. Via Porta da ieri è chiusa al traffico, la maggiore torre della città, la Belcredi (60 metri) è stata transennata. Il medievale edificio che apparteneva a una delle più nobili famiglie pavesi aveva già dato l' estate scorsa segni di stanchezza. Qualche giorno fa gli abitanti della zona hanno segnalato preoccupati la caduta di tegole e sassi. Il centro storico di Pavia è sotto osservazione, si teme il collasso, magari dovuto al cedimento della falda freatica. Ieri pomeriggio la giunta comunale ha deliberato la totale chiusura al traffico veicolari di due dei quattro quadranti del centro storico: E' soltanto una misura precauzionale ha spiegato il sindaco, Sandro Bruni. Una commissione di esperti e tecnici di varie università italiane nominati dal Comune inizierà ad indagare sulla salute delle chiese e della antiche strade della città. Trentatré famiglie sono state sfollate dalle loro abitazione pericolanti o comunque danneggiate dal sussulto simile ad un sisma, provocato dallo sgretolamento della Torre civica. Il duomo è inagibile, la cupola del battistero semidistrutta, le scalinate dell' ingresso principale devestate. Una prima stima dei danni presentata al sottosegretario del governo, Riccardo Misasi, a Roma, parla di 40-50 miliardi. Il vicesindaco di Pavia, Ferruccio Quaroni accusa: Non si amministra con le briciole e qualche elomosina. Venerdì 17 marzo è successo a Pavia quello che può ripetersi ovunque in una nazione poco tutelata dal punto di vista ambientale, storico e culturale. In Regione ieri, la quarta commissione, quella che si occupa di agricoltura e cultura, ha esaminato il caso Pavia: in collaborazione con l' Assolombarda e l' Unione commercianti, si cercheranno sponsor privati per risanare i monumenti lombardi. I primi fondi, secondo quanto ha spiegato l' assessore alla cultura Armando Frumento, saranno destinati alla ricostruzione della Torre civica pavese. Ancora gli amministratori comunali e provinciali chiederanno nell' incontro fissato per martedì prossimo con i rappresentanti del governo, l' intervento della Commissione grandi rischi. Intanto in città si è diffusa la psicosi del crollo, per tutta la giornata di ieri centinaia di telefonate ai centralini dei vigili del fuoco: Venite a controllare quel tetto, quella parete, quel palazzo. - di LAURA MONTANARI