I tifosi e Calisti

 

05/10/2008

 

Pavia, i tifosi contro la difesa Venturini (Zuppa alla pavese): «Servono due elementi forti. Troppi moduli» Fatica (Fedelissimi): «Che delusione, speravamo di essere in alto»

la Provincia Pavese — 09 ottobre 2008

di Luca Simeone Pavia. La loro delusione è forte, inutile negarlo. E sono convinti che la causa principale di questo avvio in salita sia la difesa. Dopo sei giornate e appena cinque punti, i tifosi del Pavia dicono la loro sugli azzurri, decisamente al di sotto delle aspettative della vigilia. E temono che la squadra di Mangone corra il rischio di fare un’altra annata sofferta. «La società aveva annunciato di puntare a un campionato tranquillo, cioè stare stabilmente nella prima metà della classifica ­ dice Paolo Venturini, del gruppo “Zuppa alla pavese” ­ finora questo non è avvenuto. Si dice che sprechiamo in attacco, ma a me pare che il problema vero sia la difesa. Anche domenica abbiamo preso due gol evitabilissimi, permettendo a un centrale difensivo di segnare due reti. La difesa già l’anno scorso era un po’ scarsa, questa estate due dei titolari, De Stefano e Belotti, sono partiti e non sono stati rimpiazzati. Io continuo a leggere dichiarazioni di ottimismo, ma forse un po’ più di autocritica non guasterebbe». Ma ha influito negativamente, secondo Venturini, anche il fatto che Mangone abbia schierato alcuni giocatori non nel loro ruolo: «Il tecnico vede Stefanini terzino, secondo noi non lo è. In attacco le punte forse sono anche troppe e forse sarebbe meglio evitare staffette tra Nohman e Brighenti o farli giocare nel loro ruolo naturale. Poi c’è D’Agostino: secondo Mangone che ha ampi margini di miglioramento ma è lo stesso dell'anno scorso ed è stato subito accantonato». Molti dei nuovi innesti provengono dalla serie D: «Ma questa è una politica condivisibile, e alcuni di loro mi sono piaciuti: penso a Menicozzo, e anche Serena non è male. Però i giocatori bisogna conoscerli e andarli a vedere. Altrimenti capita che perdiamo calciatori come Gessa, che giocava qui vicino, a Voghera, e ora è al Grosseto». Però uno arrivato proprio dal Voghera è Nohman «A lui bisognerebbe dare un po’ di tempo». Altro problema è il modulo, secondo Venturini: «Abbiamo preso Andriulo e Cattaneo per giocare con le ali e poi spesso sono finiti in panchina o tribuna perché Mangone ha optato per il 4­3-3. Se poi si cambia modulo ogni domenica è difficile raggiungere l’amalgama. Poi, per carità, Mangone conosce i giocatori meglio di noi, la nostra è solo un’impressione dall’esterno». Dunque di cosa avrebbe bisogno la squadra per risalire? «Di due difensori veramente forti». Sulle colpe della difesa punta il dito anche Luigi Fatica, presidente dei “Fedelissimi”: «Ci mancano un portiere affidabile e un centrale difensivo, perché prendiamo gol sempre allo stesso modo. Ed è chiaro che a un certo punto subentra anche un fattore psicologico». Fatica si aspettava molto di più dal Pavia: «Sono deluso, finora è una delle squadre peggiori degli ultimi anni. Francamente pensavo che avremmo potuto fare un campionato da prime posizioni». Il problema però non è Mangone: «Credo che bisogna dargli fiducia, anche perché la squadra l’ha fatta lui ed è giusto che sia lui a lavorarci». Semmai è la società che dovrebbe intevenire: «Ogni anno cambiamo quasi tutta la squadra e non risolviamo niente, allora tanto vale puntare ancora di più sui nostri giovani, visto che ce ne sono parecchi bravi: penso ad esempio a Gatto e Acerbi, ma mi piacerebbe vedere finalmente in campo anche Caracciolo. Chi invece mi ha deluso è Fogacci, non è quello dell’anno scorso. Siamo di nuovo finiti in una situazione difficile di classifica e quando ci si capita poi è difficile venirne fuori».

 

 

25/10/2008

Crisi Pavia calcio Di chi è la colpa

Avevamo capito già tutto a metà agosto, dopo una piccola illusione legata alle primissime, positive amichevoli. E non perché siamo geni del calcio, ma semplicemente per esperienza. Avevamo capito che anche quest’anno il Pavia non sarebbe andato da nessuna parte.
Per settimane e settimane abbiamo sopportato i ritornelli della dirigenza: «Questa è una buona squadra, non certo da ultimo posto, e farà un campionato dignitoso» oppure: «Abbiate pazienza, la squadra è ancora in fase di assemblaggio, ci sono tanti giovani». Ora basta con queste stupidaggini figlie di incompetenza, autoconvincimenti e presunzione.
La verità - quella peraltro sotto gli occhi di tutti - è che il Pavia, pur avendo in organico un fuoriclasse per la categoria, Benny Carbone, e altri giocatori di valore, è una squadra costruita male, senza equilibrio, senza logica, e con un reparto difensivo inquietante. Per di più, nelle mani di un tecnico che si sta dimostrando assolutamente non all’altezza, con l’aggravante di aver partecipato attivamente alle scelte di mercato in estate. Non sarebbe giusto, però, dare le colpe principali a Mangone, che ha iniziato a fare l’allenatore da pochissimi anni, e nemmeno a Zanchi, che a soli 24 anni si è trovato ad affrontare, per la prima volta, il mercato di un club professionistico, mettendoci - non ne dubitiamo - impegno ed entusiasmo.
Crediamo che le responsabilità maggiori siano del presidente ed azionista di maggioranza, Armando Calisti, la cui ormai conclamata carenza di entusiasmo - con conseguente politica di risparmio estesa, ahinoi... su tutto il risparmiabile - sta affossando da tre anni a questa parte una realtà sportiva che, sotto la reggenza di suo padre, era invece arrivata ad alti livelli.
Quale altra società professionistica decide di rinunciare alla figura del direttore sportivo per affidare il mercato a un dirigente giovanissimo ed inesperto, con tutto il rispetto per Alessandro Zanchi? Quale altra società professionistica vara un progetto-giovani senza avere né direttore sportivo né osservatori per andare a scovare e studiare, con attenzione ed oculatezza, tali giovani?
Quanto alla squadra attuale, dove si vuole andare con una difesa del genere? Già l’anno scorso tale reparto si era rivelato lacunoso, ed in estate è stato addirittura privato del suo elemento migliore oltre che più duttile, De Stefano, e di uno stopper affidabile per la categoria qual è Belotti. Entrambi, per di più, non sostituiti. Si è puntato su Fogacci come guida della difesa, ma Alessandro è il primo ad innervosirsi e a deconcentrarsi nelle difficoltà, dunque a questi livelli non può prendere per mano il reparto. Dietro mancano come il pane un vero centrale-leader, un terzino sinistro degno di questo nome e un terzino destro, soprattutto dopo il grave infortunio occorso a Stefanini.
Lo ribadiamo: la grande colpa di questo sfacelo è di Armando Calisti e, a cascata, della dirigenza tutta. Che fa finta di non accorgersi che, dinanzi ad un’Edimes con un progetto finalmente serio, e ad una Riso Scotti ambiziosa sin dalla sua nascita, il Pavia Calcio è rimasto la barzelletta sportiva di Pavia. Tre famiglie miliardarie - Calisti, Zanchi, Lazzaretti - che, fino ad ora, hanno assistito impassibili all’inabissamento della squadra. Con presunzione ed orgoglio sconfinati. E senza rispetto alcuno per la città e per chi, come noi, ama infinitamente il Pavia.
Matteo Montagna, Roberto Montagna, Paolo Paruchini, Luca Risi, Marco Gerli, Marco Salvadeo, Erik Giansanti, Matteo Blonna, Gabriele Napoli, Leonardo Costantino, Bruno Pirini, Felice Dilieto, Pietro Palmieri, Maurizio Senatore, Ivan Melzi, Gianluca Tartini, Claudio Cozzi, Claudio Dell’Acqua, Stefano Massari, Massimo Barbetta, Roberto Ragazzoni, Giorgio Ragazzoni, Stefano Ragazzoni, Franco Ragazzoni, Sandro Covi, Marco Cera, Marco Faccioli, Fabio Bozzi, Stefano Minoia, Giorgio Arrigo, Marco Caverzaschi, Daniele Ceretti, Davide G., Francesco B., Antonio G., Angelo M., Mario F., Gianni N., Pino B., Franco G.
Pavia

 

 

 

 

26/10/2008

Pavia, Calisti difende le scelte
Il dg ai tifosi: «Siamo i primi a essere arrabbiati, ci mettiamo tanti soldi»
«Troppo facile criticare ora, in estate in tanti erano più ottimisti di me»

CALCIO SECONDA DIVISIONE - LA POLEMICA


di Luca Simeone
PAVIA. «Troppo facile criticare adesso, ma in estate c’era nei tifosi un ottimismo superiore al mio. Noi siamo i primi a essere arrabbiati per i risultati, anche perché nel Pavia ci mettiamo i soldi, e tanti». Armando Calisti premette di non voler replicare alla lettera pubblicata ieri dalla «Provincia pavese» e firmata da una quarantina di tifosi che criticano la società e soprattutto lui: si parla di «incompetenza e presunzione», di «carenza di entusiasmo» che «affossa» il Pavia, di «mancanza di rispetto per la città», di Mangone come «tecnico non all'altezza» e di Zanchi come «dirigente giovanissimo e inesperto», e infine , sul piano tecnico, di una «difesa inquietante» che ha perso De Stefano e Belotti. «Voglio solo precisare alcune cose - dice - anzitutto da 10 anni nulla è cambiato perché mio padre è sempre presidente, io direttore generale e Alessandro Zanchi direttore amministrativo (fino all’assemblea societaria che dovrebbe sancire i nuovi incarichi, ndr). In ogni caso io soltanto sono il responsabile delle scelte, compresa quella di Zanchi».
Ingegner Calisti, nella lettera si usano parole pesanti verso la società e in particolare nei suoi confronti.
«Non voglio rispondere a questa come ad altre contestazioni, mi interessa solo precisare alcune cose. Credo che ci sia un malinteso di fondo: noi abbiamo il nostro stile e non è vero che ce ne freghiamo del Pavia, al contrario. Non siamo però una società “ultras”, che grida, che vuole apparire sui giornali, che dà la colpa a questo o a quello. Ma ovviamente siamo i primi a essere arrabbiati visto che di soldi ce ne mettiamo tanti. Ci prendiamo le responsabilità delle scelte che facciamo, poi come è sempre successo interveniamo in base ai risultati. Ma il problema vero è che da due o tre anni le cose sono cambiate».
Cioè?
«Il mio ultimo figlio non viene più allo stadio per non sentire gli insulti. E gli altri due, che ormai sono grandi e sanno guardare ai conti, mi continuano a chiedere: “Papà, ma chi te lo fa fare?". Vorrei ricordare che in questi anni sono scomparse otto piazze calcistiche ben più importanti di Pavia, e altrettante sono a rischio».
Non c’è nessuno interessato a entrare nella società?
«Ci sono stati interessamenti molto vaghi, per non dire inesistenti. Ma tornando alla campagna acquisti, non abbiamo certo pensato di affossare il Pavia. A nostro avviso la squadra è stata fatta bene e rifarei tutto. Poi è chiaro che è semplice criticare dopo. Uno dei nostri obiettivi era portare un certo numero di nostri giovani in prima squadra, ma non abbiamo mica fatto una Berretti».
La difesa è nel mirino, sono andati via due giocatori importanti come Belotti e De Stefano.
«Belotti ha fatto bene, ma abbiamo deciso di ringiovanire la rosa puntando su altri, mentre De Stefano in realtà ha giocato solo una quindicina di partite. E poi non dimentichiamo che abbiamo tra i nostri giovani uno che è in nazionale under 20 di categoria (Acerbi, ndr). Sono convinto che in estate abbiamo fatto scelte oculate».
Nessun pentimento?
«No, rifarei tutto. E’ troppo comodo criticare ora».
Avete anche fatto a meno di Tarantino come ds.
«Negli anni passati ci è capitato di fare bene senza ds e viceversa, il punto non è quello. Abbiamo fatto delle scelte che difendiamo a spada tratta, dopodiché vedremo adesso come intervenire. In estate l'entusiasmo dei tifosi era superiore a quello che avevo io, che sono prudente: mi sembrava di aver fatto una buona squadra, ma aggiunsi che poi bisognava vederla alla prova del campo».
Si fa anche il raffronto con altre realtà sportive cittadine: l’Edimes, la Riso Scotti, che vanno bene.
«Mi fa piacere per loro, anzi mi auguro che vadano sempre meglio. Ma sono altre realtà, con altre cifre. Non comparabili con quelle del calcio».