24 febbraio - SENTENZA JUVE, ECCO LE MOTIVAZIONI:Il medico somministrava
anche l'EPO
TORINO - Trecento pagine che pesano come un macigno. Trecento pagine che dicono senza
mezzi termini come e quando nella Juventus si somministravano farmaci - fra cui la
famigerata eritropoietina - al solo scopo di migliorare la prestazione sportiva, in barba
ad ogni indicazione terapeutica. Trecento pagine per motivare una condanna assolutamente
ineludibile e per spiegare come e perché al medico Riccardo Agricola, è stato inflitto
lo scorso novembre un anno e 10 mesi di reclusione per frode sportiva e somministrazione
di farmaci in modo pericoloso per la salute. Trecento pagine che allargano anche lombra
delle responsabilità ad altri personaggi della dirigenza bianconera. Che se la sono
cavata solo perché nel loro caso non si sono avute prove certe e inequivocabili.
Le accuse, come noto, erano quelle contestate dal Pm Raffaele Guariniello:
somministrazione di sostanze non consentite ai calciatori nel periodo 1994-1998, tra le
quali anche l'Epo.
"L'imputato, invero - si legge nelle motivazioni del giudice Giuseppe Casalbore a
proposito di Agricola - ha somministrato medicinali non per finalità terapeutiche, bensì
al fine di modificare la prestazione agonistica dei calciatori, mettendoli nelle
condizioni di poter ottenere risultati agonistici che i calciatori non avrebbero potuto
raggiungere con il solo allenamento, con la sola pratica sportiva, e per conseguire tale
scopo ha utilizzato farmaci ed altre sostanze, somministrandoli sulla base di indicazioni
diverse da quelle autorizzate dal Ministero della Sanità".
Espiedienti e disponibilità. Casalbore, riguardo allatteggiamento complessivo di
Agricola parla di "curiosità e disponibilità verso tutti i possibili espedienti per
ottenere miglioramenti nelle prestazioni dei giocatori". Sull'abuso di creatina,
Casalbore parla di "somministrazione ai giocatori in dosi massicce ed esagerate che
si è concretizzata da parte dell'imputato nella scelta, avventata e inadeguata,
effettuata nel febbraio 1995 di utilizzare quantità incontrollate di creatina acquistata
dalla Svezia da somministrare ai giocatori, per giunta sulla base delle incomplete ed
incerte conoscenze dell'epoca; nella decisione, adottata l'anno successivo, di concludere
un accordo commerciale con lo sponsor Also-Enervit, sostituendo la creatina svedese con
quella fornita direttamente dalla Also e contemporaneamente di allacciare a tal riguardo
un rapporto di collaborazione con il dottor Enrico Arcelli, consulente della Also e noto
come esperto nutrizionista e studioso di creatina".
La farmacia Juve. Sull'esistenza di una vera e propria farmacia nello spogliatoio della
Juventus, Casalbore sottolinea che le testimonianza rese "dimostrano in modo chiaro e
pacifico che presso i locali in uso alla Juventus era stato predisposto un deposito di
farmaci contenuti in un armadio, come se si trattasse di un magazzino o come una sorta di
farmacia". Il consulente del pubblico ministero ha rilevato, in verità, che 281
specialità medicinali di vario tipo e natura, quali quelle rinvenute presso la Juventus,
costituiscono la normale dotazione di un ospedale di piccole dimensioni. Il magazzino era
stato organizzato in modo che il numero di confezioni di ciascun farmaco presente
nell'armadio non scendesse mai al di sotto di una determinata quantità, sulla base di
preventive indicazioni del dott. Agricola, di modo che quando si verificava che la
quantità di una specialità medicinale calasse al di sotto della giacenza minima, per
essa stabilita dal responsabile del settore medico della società, il magazziniere Martini
provvedeva ad effettuare l'acquisto delle confezioni di tale specialità medicinale
necessarie a reintegrare la giacenza di magazzino". Conclude Casalbore che "il
dottor Agricola non avrebbe potuto acquistare e detenere presso i locali in uso alla
Juventus i medicinali di cui invece disponeva e, di conseguenza, egli non avrebbe potuto
provvedere alla somministrazione diretta ai calciatori di tali medicinali. In ogni caso,
l'eventuale somministrazione diretta effettuata non avrebbe potuto prescindere dagli
obblighi di documentazione per essa previsti".
"A questo proposito - continua il giudice - si perverrebbe alla paradossale e
inammissibile conclusione che, proprio perché presso la Juventus si era riusciti a
costituire del tutto illegittimamente un deposito di medicinali, oltretutto in locali
privi di qualsiasi autorizzazione sanitaria, si sarebbe potuto procedere alla libera
somministrazione di essi ai calciatori da parte dell'imputato senza alcun dovere di
documentazione, come rivendicato dal difensore, mentre in capo a tutti i medici che
legittimamente dispongono di medicinali perchè operano all'interno di ambienti protetti e
strutture appositamente controllate ed autorizzate, incombono specifici obblighi di
documentazione, quasi sempre accompagnata pure da altrettanti obblighi di documentazione
che ricadono in capo agli infermieri".
Gli acquisti "preventivi". I farmaci "Nessuna ragione pratica - sentenzia
il giudice su alcuni medicinali utilizzati alla Juventus - potrebbe giustificare
l'acquisto preventivo di alcuni farmaci tra i quali, ad esempio, il Neoton, il Liposom
forte, il Bentelan compresse, ma anche l'Orudis ed il Mepral iniettabili per via
endovenosa e altri. Pur a voler valutare gli acquisti nell'ottica della migliore comodità
di gestione dei farmaci in vista di un'utilizzazione in via di urgenza per il medico
sportivo, ugualmente non può trovare alcuna giustificazione la detenzione di tali
medicinali acquistati e detenuti in via preventiva. Si è precisato, ad esempio, che il
Liposom forte è stato ritenuto necessario solo per alcuni casi, oltretutto eccezionali, e
allora perché non lo si è acquistato di volta in volta, a seconda delle accertate
esigenze? Perché detenerlo nell'armadio come se si sapesse già che sarebbe servito, a
dispetto della dichiarata eccezionalità dei casi in cui lo si sarebbe utilizzato? Si è
sostenuto pure che un prodotto come il Bentelan è da considerare come un farmaco
salvavita, ma tale caratteristica certamente non riguarda la specialità del Bentelan
compresse che, in quanto tali, non possono salvare la vita a nessuno".
Documentazione mancante. Uno dei punti molto dibattuti nei due anni e mezzo di processo è
stata l'assenza di documentazione medica e commerciale. "Si è visto - scrive
Casalbore - come in atti rispetto all'acquisto dei farmaci esista solo la documentazione
commerciale e contabile e per quanto riguarda la conseguente somministrazione non esista
evidentemente neppure quella. La circostanza, già solo dal punto di vista logico e
pratico, è parsa immediatamente sospetta e poco convincente, non tanto per sfiducia nelle
pur vantate capacità di memoria del dottor Agricola, quanto perché non risponde ai
principi di comune logica quello di non documentare in alcun modo, neppure informalmente,
le eventuali patologie di tanti giocatori succedutisi nei cinque anni di cui si tratta, i
periodi esatti in cui tali patologie si sono manifestate, le rispettive cure praticate, i
medicinali somministrati e così via. Se il dottor Agricola avesse avuto un qualsiasi tipo
di defaillance, ovvero avesse lasciato la società per altri incarichi, per non ipotizzare
impedimenti più gravi, come si sarebbe potuta ricostruire la storia clinica dei
calciatori nel periodo di loro permanenza alla Juventus?". Secondo il giudice, però,
si evince dalle dichiarazioni di alcuni testi che "esisteva una sia pur informale
documentazione dei trattamenti sanitari effettuati ai calciatori (...). Come mai nessuno,
in ordine ad un periodo così lungo quale è quello al quale si riferisce la
contestazione, ha esibito o prodotto, né nella fase delle indagini preliminari, né nel
corso del processo, siffatta documentazione? Come mai si è preferito far credere, contro
ogni logica, che tutto fosse affidato alle infallibili doti di memoria del dottor
Agricola, e non si è ritenuto invece di poter esibire qualsiasi tipo di documentazione
sanitaria esistente, ancorché composta di soli appunti informali, annotati su varie
agende dai medici della squadra? (...). Il fatto che non si sia ritenuto di dover produrre
o esibire alcuna documentazione a tal riguardo, convalida il sospetto che da essa
sarebbero stati tratti solo elementi a carico dell'imputato e non a suo favore".
Lepo. "Non essendovi alcuna ragione per ritenere che i giocatori in esame
fossero affetti da particolari patologie da invocare a giustificazione delle avvenute
variazioni di emoglobina, i riscontrati aumenti devono essere ricondotti e spiegati solo
con la somministrazione di eritropoietina", dice ancora Casalbore nelle motivazioni,
facendo riferimento al medico sociale Riccardo Agricola,: "Anche a proposito
dell'eritropoietina, al pari degli altri farmaci e sostanze, vi è la prova in atti che
l'imputato li ha utilizzati in modo fraudolento al fine di modificare la prestazione
agonistica dei giocatori con conseguente alterazione del risultato della competizione
sportiva".
Nelle numerose pagine dedicate all'Epo il giudice ripercorre tutta la vicenda processuale
della consulenza affidata al perito da lui nominato, Giuseppe d'Onofrio ricordando che
"aveva segnalato i casi Conte e Tacchinardi in quanto ritenuti i più rilevanti e
significativi, perché dalle risalite rapide e ingiustificate dei valori di emoglobina,
emerge un uso che il perito ha definito acuto di eritropoietina". Al di là di questi
due casi specifici il giudice osserva anche che "l'indagine del prof. D'Onofrio ha
portato a riscontrare anche un uso per così dire cronico di eritropoietina".
Casalbore ricorda poi le accese polemiche che hanno accompagnato la perizia D'Onofrio.
"L'approccio della difesa nei riguardi del perito - scrive Casalbore- non è
risultato né corretto, né soprattutto in alcun modo fondato e giustificato e tale
posizione è sembrata coincidere perfettamente con quella dell'imputato Agricola che si è
sempre comportato come se la sua condanna fosse già stata decisa prima del
processo". Riguardo poi alla somministrazione di Epo e di altri farmaci, il giudice
osserva che anche se materialmente veniva praticata non direttamente da Agricola ma da
suoi collaboratori, "ciò non vuol dire che il dott. Agricola non fosse consapevole o
non fosse responsabile di quanto avveniva".
Riguardo a una delle accuse più dibattute, quella di somministrazione di Epo ai
calciatori della Juve, alla quale si è giunti dopo le conclusioni del perito nominato dal
giudice Giuseppe D'Onofrio, Casalbore scrive: "A proposito dell'Eritropoietina, al
pari degli altri farmaci e sostanze di cui si è detto in precedenza, vi è la prova in
atti che l'imputato li ha utilizzati in modo fraudolento, al fine di modificare la
prestazione agonistica dei giocatori con conseguente alterazione del risultato della
competizione sportiva". "Il professor d'Onofrio prosegue il giudice - in
sintonia col risultato di vari studi del resto, ha spiegato che l'effetto
dell'Eritropoietina è dose-dipendente, ma non ha potuto e saputo precisare, ovviamente,
in quale forma e in quali dosi l'Eritropoietina sarebbe stata somministrata ai giocatori
della Juventus. Ciò non inficia in alcun modo, però, le rimanenti considerazioni del
perito".
I calciatori. "Inadeguate e inattendibili". Così Casalbore definisce le
testimonianze dei calciatori comparsi in aula osservando che "è compito del pubblico
ministero valutare gli ulteriori effetti di tali testimonianze". Guai in vista per
Alessio Tacchinardi ha reso "false dichiarazioni" e potrebbe essere inquisito
successivamente; la testimonianza di Gianluca Vialli è stata "fumosa e poco
convincente". Il riferimento è in particolare a quanto affermato sull'uso dei
farmaci e, soprattutto, della creatina. E il giudice ricorda che "sui temi rilevanti
il testimone ha sempre il dovere giuridico di rispondere e di riferire tutto ciò che sa
in modo conforme al vero", rischiando al contrario una imputazione per falsa
testimonianza. Secondo Casalbore, "la verità è che tutti i giocatori sono venuti a
riferire fatti e circostanze in modo assolutamente contrastante con gli elementi logici e
probatori emergenti in atti e nell'unico intento di confortare le affermazioni sostenute
dall'imputato", ossia il medico della squadra, Riccardo Agricola.
Laumento della spesa. Al di là del ragionamento logico, il giudice passa poi a
verificare "quali elementi in concreto emergano a carico di Giraudo sul piano
processuale e probatorio". Uno dei fatti che la pubblica accusa aveva portato per
sostenere la tesi della somministrazione di farmaci dopanti era stato il grosso aumento
della spesa farmaceutica da parte della Juventus. Il giudice ricorda però che non solo
Giraudo non aveva negato questo fatto, ma aveva fornito anche documentazione spiegando che
"negli anni il numero degli atleti di vario livello facenti capo alla società è
aumentato, al pari del costo dei farmaci".
Il giudice Casalbore scrive poi ancora che "l'imputato inoltre ha sostenuto di non
essere in grado di rendersi conto della natura e del tipo dei medicinali acquistati, né
della funzione ai quali essi sono destinati". A questo il giudice aggiunge però
quanto sostenuto dal pubblico ministero a proposito del fatto che Giraudo si fosse
occupato di doping nel corso della sua carriera ma, aggiunge, "rimane il fatto che a
fronte di tali ragionamenti logici sul piano giuridico si contrappone la mancanza di una
prova piena e diretta".
Le reazioni. "Non ci sto, questa sentenza mi offende perchè io non sono una persona
falsa". Moreno Torricelli, l'ex giocatore della Juventus, reagisce con rabbia alle
motivazioni della sentenza del processo alla squadra bianconera che lo indicano come uno
dei giocatori che avrebbero mentito durante le deposizioni in Tribunale. "Sono
sconcertato e arrabbiato - dice Torricelli, in campo in questa stagione con l'Arezzo in
serie B - Non capisco come un giudice si possa permettere di affermare cose tanto gravi.
Io sono tranquillissimo, so di aver detto quello che effettivamente ho fatto e preso. Mi
sento pulito, non ho mai fatto uso di sostanze dopanti".
Per nulla convicenti: così i difensori del medico sociale della Juventus, Riccardo
Agricola, e dell'amministratore delegato della società bianconera, Antonio Giraudo,
giudicano, "da una prima lettura", le motivazioni espresse dal Giudice Casalbore
nella sentenza. Secondo i legali nel verdetto ci sono "lunghe ed approfondite difese
dei periti d'ufficio", mentre "poche risposte ci sono state alle obiezioni
sollevate dai difensori". "Si sarebbe potuto specificare - hanno aggiunto -
contenuti e limiti della medicina dello sport, anzichè negarne la possibilità di
esistenza in toto. Per la verità, hanno detto ancora gli avvocati della Juventus, sarebbe
bastato avere sede in Bologna ed essere giudicati dal giudice Passarini che 15 giorni fa
ha depositato le motivazioni su un caso analogo, per ottenere un esito diametralmente
opposto".