Se anche la Juve scopre il gioco delle plusvalenze. (articolo del 9-9-2004)



Il caso Emerson, lo scambio Carini-Cannavaro, gli affari con la Fiorentina: il club bianconero cambia politica.



SALVATORE NAPOLITANO



E' una storia estiva di ordinario calciomercato italiano: quattro giocatori, uno dei quali raddoppia il proprio valore nel giro di poche ore, e due plusvalenze incrociate fittizie, di cui una tra società che da tempo sono rivali. Ma è soprattutto lo svanire della favoletta, messa in giro da chi si vantava di non ricorrere a tali artifici contabili, vietati dal Codice civile, e alla quale in tanti avevano creduto. Fabian Carini, Fabio Cannavaro, Matteo Brighi ed Emerson da Rosa Ferreira sono gli involontari protagonisti di questa vicenda. A tesserne la trama, anzitutto la Juventus e poi Roma e Inter. Procediamo in ordine cronologico: il 31 luglio, la Juventus ufficializza l'acquisizione dalla Roma del diritto alle prestazioni del centrocampista brasiliano Emerson. In cambio, dà ai giallorossi 12 milioni di euro e l'analogo diritto su Matteo Brighi. Tutto normale? Non proprio, perché il giovane centrocampista riminese viene valutato 16 milioni: di conseguenza, Emerson ne vale 28. Un'enormità, con i tempi che corrono. Ma Antonio Giraudo, amministratore delegato bianconero, e Franco Sensi, presidente romanista, non si lamentavano del crollo dei prezzi del mercato? Tutto vero, ma solo quando si tratta di adoperare moneta sonante. Risultato: per la Juventus, una minusvalenza, a carico dell'esercizio in corso, ossia quello che chiuderà il 30 giugno 2005, di soli 500mila euro, figlia di ipervalutazioni del passato. Per la Roma, una plusvalenza di ben 23 milioni e mezzo. Serviva Brighi al progetto tecnico-tattico giallorosso? Mica tanto: appena arrivato, è stato dato in prestito al Chievo, in cambio di Perrotta e 7 milioni e 200mila euro. E la storia delle due società rivali? «Plusvalentia non olet» deve essere la traduzione moderna di «pecunia non olet». Se la Roma era avvezza a questi marchingegni di bilancio, detenendo anzi il record con 95 milioni e 383 mila euro contabilizzati nel bilancio al 30 giugno 2002, a corso Galileo Ferraris sostenevano di non abbassarsi a simili giochetti. Non era vero allora e tanto meno è vero adesso: i conti scricchiolano in modo sempre più evidente e urge il sostegno. Anche quello sdegnosamente giudicato fino al giorno prima. Il 31 agosto è quello dei fuochi artificiali in casa bianconera. Viene prelevato il portiere uruguagio Fabian Carini dallo Standard Liegi a 5 milioni e 200mila euro: egli non passa nemmeno da Torino perché viene trasferito, nello stesso giorno, all'Inter. Prezzo pagato dalla società nerazzurra: 10 milioni. Dunque, una plusvalenza per la Juventus di 4 milioni e 800mila euro. Davvero niente male: in poche ore, il prezzo di Carini è raddoppiato. In quel mentre, avrà imparato a respingere i rigori a occhi chiusi. Che ne volete fare della rivalutazione del petrolio o di quella dell'oro. Contemporaneamente, viene trasferito a Torino il difensore Fabio Cannavaro. Naturalmente, la sua valutazione è la stessa di Carini: 10 milioni. Non essendo quotata in Borsa, l'Inter non è tenuta a comunicare con immediatezza il risultato economico dell'operazione: ma poiché la società nerazzurra ha aderito alla legge 27, la cosiddetta «spalma perdite», è facile desumere che anche essa abbia incamerato il suo bravo guadagno straordinario.



Infine, qualche plusvalenza reale: Giorgio Chiellini, Enzo Maresca e Fabrizio Miccoli, ceduti tutti e tre alla Fiorentina. L'operazione del piccolo attaccante salentino è stata contestuale all'arrivo sotto la Mole di Ibrahimovic per 16 milioni, proprio il 31 agosto. Tutti e tre i nuovi gigliati sono in comproprietà: ma le norme federali prescrivono la cessione completa, e poi il riacquisto della metà. Perciò, la Juventus ha dato Chiellini per 7 milioni, Maresca per 5 e Miccoli per 14, e ne ha ripreso la metà a 3 milioni e mezzo, due milioni e mezzo e sette milioni di euro, realizzando plusvalenze rispettivamente di 500mila, di 2 milioni e mezzo e di 10 milioni e 300mila euro. Proventi straordinari che vanno a puntellare sin dall'inizio il bilancio 2004-2005 della vecchia Signora. In seguito, si vedrà. Alla Juve non ci sono più i soldi di una volta: ma tempo e genio non mancano.