IL PROGETTO CALISTI: UN PRIMO BILANCIO
Abbiamo letto l'intervista ad Armando
Calisti sulla Provincia del 3 gennaio.
Non c'è che dire: innumerevoli sono le vie del nostro stimato DG per
giustificare un Progetto Triennale (2006-2009) più spaventoso dei
peggiori incubi.
Di fronte a ciò non abbiamo che i nostri unici, veri, insostituibili
amici: i numeri.
Di fronte ai dati nudi e crudi, ecco che un pizzico di Realtà, di aria
pulita, fa breccia nelle nostre menti ormai irretite dall'irresistibile
retorica Calistiana.
BILANCIO A META' PROGETTO
Da settembre 2006 ad oggi abbiamo disputato 53 partite ottenendo "ben"
44 punti, alla media siderale di 0,83 punti a partita. Ossia,
retrocessione diretta a prescindere da qualunque serie o categoria
sportiva. Di nuovo: sempre in 53 gare, abbiamo realizzato 44 gol (media
0,83) subendone 79 (1,5 a partita). Altro dato esemplificativo: ogni due
partite disputate, una è stata una sconfitta (27 su 53).
Piccolo ma fondamentale particolare: nel frattempo siamo retrocessi. E,
ci duole dirlo, siamo praticamente ultimi da due anni, senza soluzione
di continuità. Se vogliamo ragionare nel solo anno solare 2007: 30 punti
in 36 partite.
I numeri, Ingegnere, dovrebbe saperlo meglio di noi, non raccontano
bugie.
Proseguiamo.
L'obiettivo principale è la valorizzazione dei giovani.
E allora scopriamo che il progetto improntato sui giovani (quasi sempre
in prestito) ha finora partorito il nulla. Anzi, scopriamo che al 21enne
Cantele viene ormai preferito il 35enne Lucenti. E che lo stesso Cantele
coi giovani Petresini (87), Stefanini (87), Pace (88) sono in partenza
verso altri lidi. Giovani da valorizzare o giovani perchè costano poco o
niente?
Soprattutto: con quali risultati? Nessun giovane, sinora, lanciato in
categorie superiori.
Anzi, beffa delle beffe, il giocatore ex-azzurro che si sta comportando
meglio risulta essere Rossi, le cui doti non saremo certo noi a
magnificare. Sì, proprio lui, il piccolo calimero giudicato inutile da
Calisti due estati fa durante la campagna acquisti senza che poi
riuscisse a piazzarlo (della serie: come vendere bene la propria
mercanzia).
Di più. Senza voler passare per quelli che insegnano il lavoro agli
altri, gli unici giocatori valorizzati e/o rivitalizzati in questi
ultimi anni sono risultati essere Sciaccaluga, Chianese e Veronese.
Gente di 30 anni ma che avrebbe potuto essere venduta guadagnandoci
benone. Oppure, meglio ancora, confermati nel Pavia per poter puntare
con convinzione alla serie B.
Ma va da sè: i tifosi fanno i tifosi e i dirigenti fanno i dirigenti,
per cui siamo sicuri che i nostri appunti non serviranno a gente esperta
che guida una società di calcio professionistica.
Certo, per giustificare certi risultati possiamo sempre dar la colpa
agli arbitri, agli allenatori, ai giocatori che hanno deluso, ai tifosi
ostili. Ma i dati da noi evidenziati sono chiarissimi. I dirigenti
dovrebbero trarne le dovute conclusioni ed assumersene, per una volta,
le responsabilità.
Infine; al di là dei costi e del diritto di ognuno di gestire
economicamente una propria azienda, seppur calcistica, possibile che
nessuno venga sfiorato dall'idea di ricordare a Calisti che la squadra è
anche patrimonio e immagine della città?
ZUPPA ALLA PAVESE
lettera inviata il 5 gennaio alla Provincia Pavese e non pubblicata