PAVIA-IVREA-1-0

 

 

PAVIA: Serena, Acerbi, D'Agostino, Menicozzo, Donato, Fogacci, Bonacina, D'Amico (dal 42' st Mangiarotti), De Vincenziis (dal 33' st Gatto), Carbone, Chiarotto.
A disposizione: Cantele, Caracciolo, D'Angelo, Andriulo, Cattaneo.
All. Amedeo Mangone

IVREA: Rossini, Grancitolli, Bruni (dal 16'st Bachlechner), Dionisi, Nicco, Lazzeri, Lisai, Marfia (dal 31' st Lapadula), Volpato, Baldi (dal 31' st Minorelli), Murante.
A disposizione: Fantin, Ceriani, Arioli, Prunetti.
All. Devis Mangia

Arbitro: Sig. Marco Citro di Battipaglia
Assistenti: Emiliano Albani di Ferrara e Christian Ricci di Reggio Emilia

Marcatori: Carbone (PV) al 13' st su rigore

Ammonizioni: Marfia (IVR) all' 8'pt, Donato (PV) al 21' pt, Fogacci (PV) al 33'pt, D'Amico (PV) al 43'pt, Dionisi al 37' st, Grancitolli al 43' st

Angoli: 4 a 2 per l'Ivrea

Recupero: 1' nel primo tempo e 4' nel secondo tempo

 

Meritata vittoria pavese contro l'Ivrea. Gli azzurri, scesi in campo privi di Todeschini, Brighenti e Campolonghi, comandano agevolmente il gioco nei confronti del quotato 11 piemontese. Questi ultimi, pur senza incantare, affrontano il match a viso aperto.
Ne esce una partita divertente, forse la migliore vista sinora al Fortunati.
Mangone schiera un undici abbastanza coperto, anche per mancanza di alternative: Donato viene dirottato sulla fascia, Acerbi centrale a vedersela col possente ma poco incisivio Volpato. In mezzo, tanta sostanza con Pato D'Amico in grande evidenza sostenuto da Menicozzo e Bonacina, quest'ultimo in gran forma.
Davanti, i due piccoletti Carbone e De Vincenziis a dar fastidio con la loro intraprendenza.
Il primo è molto equilibrato, ma le occasioni migliori se le procura il Pavia. Da segnalare due bei tentativi di Menicozzo , il primo ribattuto su un tiro al volo, il secondo su una botta da 30 metri alta di pochissimo.
Nella ripresa il Pavia preme con più costanza e si fa vedere spesso dalle parti di Rossini. Il rigore ottenuto da Carbone, molto evidente, arriva meritatamente ma la mezz'ora successiva è di vera sofferenza, sebbene l'Ivrea non crei occasioni  da gol e Serena se ne stia per larghi tratti disoccupato.
Peccato non aver chiuso prima la gara, su uno dei numerosi contropiedi concessi dagli ospiti, ma alla fine i tre sono indiscutibili per questo Pavia tutto cuore e sostanza.
In grande evidenza la prova di Fogacci (voto 8), in assoluto il migliore in campo: un leader che non ha sbagliato nulla. Per il resto, maiuscola la prova di D'Amico (7), generosissimo e dei suoi compagni Bonacina (7) e Menicozzo (6,5) che pr 90 minuti hanno corso come dannati. Sufficienza ampia per Acerbi e Donato anche in virtù del fatto che gli avanti piemontesi non si sono resi quasi mai pericolosi.
Davanti, il solito Carbone (6,5) ha dialogato con De Vincenziis in buona forma (6). 
  

 

 

 

dalla Provincia Pavese:

 

 

Pavia, sono tre punti pesanti
Mangone: «Giocare con due piccoli avanti ha costretto tutti a dare di più»
LUCA SIMEONE

PAVIA. Stranezze del calcio. Capita che giocando con quattro attaccanti si fatichi a fare gol e raccogliere punti, e poi che senza centravanti si vincano due gare consecutive. Come è successo al Pavia, che privo degli infortunati Campolonghi e Brighenti (con Carbone nell’inedito ruolo di prima punta) dopo il colpo di Montichiari strappa tre punti anche all’Ivrea, presentatosi al Fortunati da quinto in classifica. In realtà gli arancioni sono apparsi più modesti della loro classifica, ma gli azzurri sono stati capaci di produrre una buona prestazione, meritando il successo (benché su rigore) nonostante l’emergenza offensiva. Che, per mister Amedeo Mangone, s’è tradotta in un stimolo positivo.
«Il fatto di giocare con due piccoli avanti, senza poter puntare sui lanci lunghi, ha costretto tutti a fare qualcosa di più - dice - costruire azioni con palla a terra è più difficile». Il Pavia si lascia per la prima volta 7 squadre alle spalle. Mangone fa il punto: «Dopo la sconfitta col Como la squadra è cresciuta mentalmente. Abbiamo superato i problemi iniziali e trovato il giusto assetto tattico».
Ed è soddisfatto il patron Armando Calisti, che ha salutato la vittoria abbracciando Mangone: «Abbiamo rischiato pochissimo in una gara quasi perfetta, giocando per la prima volta in casa con grande personalità. Siamo sulla china giusta per fare un buon campionato». Il Pavia si presenta con Acerbi per lo squalificato Todeschini (Donato è dirottato a destra) e i rientranti D’Agostino e Menicozzo. L’Ivrea è prudente, col terzino Murante avanzato a centrocampo e il trequartista Baldi al posto di Bachlechner. L’inizio della gara dà poche emozioni («Nei primi 20’ - riconosce Mangone - eravamo in ritardo con i centrocampisti»), a parte un cross rischiosamente lasciato da Serena e un tiro al volo di Menicozzo, su bella azione Carbone-Chiarotto, salvato dalla difesa eporediese. Al 25’ Fogacci ferma Baldi a centrocampo, Bonacina dà di prima a Carbone che scatta sul filo del fuorigioco e serve in mezzo a De Vincenziis, ma non arriva sulla palla per la deviazione a botta sicura. Al 26’ ancora Menicozzo: fuori non di molto.
La ripresa comincia con un Pavia più determinato. Al 3’ doppia opportunità su corner: la conclusione di Fogacci è respinta dal portiere, poi Chiarotto si vede deviare il tiro da Lazzeri. Al 7’ su cross di Bonacina pregevole tacco di De Vincenziis, ma la palla esce. Al 13’ l’azione chiave: a sinistra combinano Chiarotto e D’Agostino, sul cross s’avventa Carbone che viene spinto a terra da Murante. L’arbitro indica il dischetto ed è lo stesso capitano a trasformare. Di qui in avanti il Pavia controlla, non rinunciando a qualche replica affidata a Carbone, che inventa due suggerimenti dei suoi per Bonacina, che però non riesce a sfruttarli. L’Ivrea si fa pericoloso solo al 23’ con Volpato (scattato in posizione dubbia), fermato provvidenzialmente da Fogacci, e al 41’ con Minorelli che da distanza ravvicinata mette fuori. Troppo poco, e il tecnico Devis Mangia rimprovera i suoi: «Nella ripresa abbiamo avuto un atteggiamento meno aggressivo del Pavia e dopo il gol ci siamo disuniti. Noi da play off? Mai detto. In attacco poi siamo gli stessi dell’anno scorso meno il capocannoniere (Bertani, ndr) che aveva segnato 23 gol...».
 


L’ANALISI
GIA’ MEGLIO DI UN ANNO FA
STEFANO PALLARONI

Due vittorie consecutive come accadde una sola volta la scorsa stagione (tra il 10 e il 17 febbraio di quest’anno, successi a Varese e in casa col Mezzocorona), un filotto di tre partite utili che hanno aggiunto 7 punti alla classifica. A quota 20 e a una giornata dal giro di boa il Pavia ha due lunghezze in più del girone di andata 2007.
Un piccolo tesoro costruito con fatica. Certo viene da chiedersi a cosa serva una stagione affrontata ad handicap in un torneo di basso livello rincorrendo la salvezza che poi verrà forse venduta come un traguardo positivo. Però di questo la squadra non ha colpa. Conta allora che la terza stagione di limbo pare avviarsi verso prospettive migliori delle due precedenti e chi come noi vuol bene al caro vecchio cuore azzurro se ne rallegra.
Domenica il Pavia ha battuto l’Ivrea scesa al Fortunati per non prenderle. All’epilogo di una partita dove, a parte il rigore trasformato da Carbone, si è registrato un solo tiro in porta. Dunque niente spettacolo, né entusiasmo. In linea con la fredda desolazione delle tribune. Però quel gran tiro - pregevole la parata del portiere - dopo due minuti nella ripresa, lo ha scoccato Fogacci, quello che del Pavia è piaciuto di più, il difensore centrale che ha pure provato ad alzare la linea difensiva partecipando al gioco con i piedi. Niente di tecnicamente eccelso, ma tanta energia. Applausi. Il Pavia, senza uno solido come Todeschini, ha faticato un poco sulla propria destra prestando Donato alla fascia nella porzione di campo dove Bonacina fa capire sempre di essere sacrificato, lui che preferisce accentrarsi e che non fa niente per nasconderlo in partita. Retto l’urto - si fa per dire - degli arancioni, nella ripresa il Pavia è cresciuto macinando un buon quarto d’ora e trovando sbocchi sul proprio centro-sinistra. Da lì è sbucato il pallone sul quale Carbone si è avventato strappando il rigore decisivo. Poi, fatto anche più importante, non è che gli azzurri abbiano rischiato qualcosa. Frenando i piemontesi con sufficiente mestiere. Nessun trionfalismo, ma una vittoria pesante in più.