PAVIA-ALTO ADIGE-0-1

PAVIA (4-4-2): 1 Mandrelli; 2 Stefanini, 5 Acerbi (27’ st 18 De Vincenziis, 6 Fogacci, 3 Ferrini; 11 Boldrini, 8 D’Amico, 4 Thomas (8’ st 17 Pavoletti), 7 Bonacina; 9 Ferretti, 10 Carbone. A disposizione: 12 Facchin, 13 Daffara, 14 L. D’Errico, 15 A. D’Errico, 16 Cammilluzzi. All. Mangone.  
ALTO ADIGE (4-4-2): 1 Zomer; 2 Brugger, 5 Zullo, 6 Cascone, 3 Martin; 8 Bigeschi, 4 Cerchia, 10 Scavone, 7 Campo (37’ st 16 Fishnaller); 9 Marchi (14’ st 17 Fink), 11 Albanese (33’ st 15 Mirri). A disposizione: 12 Mair, 13 Ortolan, 14 Artuso, 18 Sorrentino. All. Alfredo Sebastiani.
ARBITRO : Zanichelli di Genova. RETE : st 4’ Scavone.
NOTE : recupero 3’ e 5’, calci d’angolo 11-1 per il Pavia (primo tempo 3-0). Ammoniti 41’ pt Thomas e Scavone (comportamento non regolamentare), 5’ st Ferrini (gioco falloso), 13’ st Bigeschi (gf), 29’ st Cascone (proteste). Espulso al 17’ st Bigeschi per somma di ammonizioni.

 

Pavia con rabbia, ma resta la speranza

la Provincia Pavese — 03 maggio 2010   pagina 25   sezione: ALTRE

  PAVIA. Prendiamola con filosofia. L’Alto Adige domenica batterà la Valenzana è sarà promosso. Il Pavia eviterà così di ritrovarselo accoppiato ai play off. E gli azzurri, vincendo a Sesto, andranno verso la sfida con lo Spezia. Progetto tutto da realizzare, difficile, ma stimolante. Perché il Pavia, battuto da una squadra che non ha quasi tirato in porta, è rimasto all’asciutto al Fortunati dove segnava initerrottamente da tre mesi. Resta la rabbia. Peggio per chi dovrà affrontare Carbone e soci.  Non è questione di volersi accontentare per forza. Il Pavia la sua partita l’ha fatta. Fino in fondo. E se la capolista scende sul Naviglio a giocare con la consegna degli undici uomini dietro la linea della palla, le cose si fanno difficili. Sebastiani, il tecnico dei bolzanini, la partita l’aveva preparata con la massima umiltà. Bloccare le stelle Carbone e Ferretti con la pressione costante dei difensori centrali, le linee di difesa e centrocampo separate da pochi metri per evitare i rientri del capitano a cercare il dialogo con il compagno di reparto o gli scambi con gli esterni. La palla per il gol del vantaggio gli azzurri l’hanno avuta dopo 24 minuti. Carbone si è trovato più o meno nella posizione in cui Sneijder ha fulminato il Barça in Champions. Ma Zomer, il portiere altoatesimo, è stato bravo a stare su. Carbone aveva un po’ meno specchio di porta a disposizione ed è finita lì, con una paratissima. Per il pubblico che ha gremito il Fortunati con la formula dell’ingresso a tre euro (esperiemento riuscito, buona idea) sarebbe stata festa grande. Invece in apertura di ripresa, dopo una punizione dalla trequarti, sulla palla a spiovere tra Mandrelli e la linea difensiva azzurra non è scoccata la scintilla di intesa. E Scavone si è trovato sulla testa il rimpallo vincente. Peccato. Perché più o meno in quel frangente segnava lo Spezia contro l’Alghero. E gli altoatesini avrebbero potuto essere costretti a cambiare atteggiamento tattico per evitare il sorpasso dei liguri; inutile dire che, una volta in vantaggio, si sono invece chiusi anche di più. Da quel momento con sei o sette uomini a riempire l’area. Mangone ha giocato tutti i suoi avanti inserendo Pavoletti e De Vincenziis. Quando l’Alto Adige è rimasto in dieci per l’espulsione di Bigeschi, è stato assalto al fortino avversario. Sterile, purtroppo. Il Pavia contro una squadra fisica e determinata a non concedere spazi ha forse approcciato troppo per vie centrali, con Boldrini e Bonacina che non sono riusciti ad allargare il campo come sarebbe stato utile. Discorsi che lasciano il tempo che trovano. Se Carbone avesse fulminato Zomer, cambiava tutto. Mangone ha provato anche a invertire i due esterni di centrocampo, poi una volta in svantaggio è passato prima al tridente e poi è andato all’arma bianca. L’unico appunto da segnarsi in proiezione futura è che Ferretti, incubo costante per le difese avversarie in posizione centrale, se allargato per far posto a Pavoletti perde molto della sua pericolosità. Resta aperta la possibilità dei play off. Bisogna battere la Pro Sesto e poi sarà bello giocarseli. Era l’obiettivo stagionale. Sempre raggiungibile. - Stefano Pallaroni

Nell Alto Adige i mediani come difensori aggiunti per soffocare le punte

la Provincia Pavese — 03 maggio 2010   pagina 27   sezione: ALTRE

 PAVIA. Modulo identico, un 4-4-2, tra Pavia e Alto Adige, ma con interpretazioni differenti. Boldrini partendo dalla posizione di esterno destro di centrocampo svaria su tutto il fronte offensivo, mentre sull’altro fronte spetterebbe a Campo dare sostegno alla manovra offensiva, mentre Bigeschi è dedito a compiti puramente di contenimento. In mezzo al campo, Scavone e Cerchia stanno davanti alla difesa quasi da difensori aggiunti nel tentativo, in definitiva riuscito, di soffocare il gioco avversario e soprattutto le giocate di Carbone e Ferretti.  Dopo il gol Mangone prova a buttare nella mischia Pavoletti, spostando Ferretti sulla fascia sinistra ma senza grossi risultati.  Dopo l’espulsione di Bigeschi il Pavia finisce in pratica con tre difensori e il quarto attaccante, De Vincenziis, a destra per cercare di aprire la difesa avversaria. Ma anche la superiorità numerica non sortisce effetti e anzi finisce per far chiudere ancora di più l’Alto Adige nel suo atteggiamento di puro contenimento. (l.si.)  Bonacina 6.5. Gran lavoro, il suo, e non soltanto di quantità. Con l’uscita di Thomas ha modo di gestire più palloni. Potrebbe forse osare un po’ di più negli inserimenti offensivi.

Occasione per Carbone, Zomer dice no

la Provincia Pavese — 03 maggio 2010   pagina 26   sezione: ALTRE

  PAVIA. Nulla è compromesso, perchè basterà vincere domenica a Sesto, contro una Pro già retrocessa, per approdare ai play off, ma il Pavia colpito al cuore da un Alto Adige mostro di cinismo e fisicità, mastica comunque amaro. Gli azzurri fanno la partita, davanti al pubblico finalmente delle grandi occasioni, collezionano una quantità industriale di calci d’angolo, creano (e sprecano puntualmente) due-tre nitide occasioni da gol, e vengono puniti dall’unico tiro nello specchio della porta della capolista, che passa con Scavone aiutato dall’uscita a vuoto di Mandrelli. Pavia quinto e costretto a sperare.  Clima di grande attesa al Fortunati. Tanta gente così non si vedeva dai tempi dei play off per la serie B (oltre tremila gli spettatori sugli spalti, con una sparuta rappresentanza altoatesina), il Pavia e i suoi tifosi ci credono, anche se per l’aggancio al vertice servirebbe un pareggio nell’altro big match fra Spezia e Alghero. Mangone ripropone lo stesso schieramento di Carpenedolo, unica eccezione Ferrini arretrato al posto dello squalificato Ricci, con D’Amico che rientra in mezzo al campo accanto a Thomas, Boldrini e Bonacina esterni, Ferretti e Carbone di punta; sudtirolesi con un classico 4-4-2, in attacco Marchi e il piccolo Albanese.  Brivido già al 2’, Acerbi rinvia, la palla carambola sulla schiena di Marchi e si spegne a lato. Gli azzurri replicano al 9’ con Ferretti che si libera bene di un avversario ma conclude sul fondo. Gioco in mano alla Mangone band, la capolista però si difende con ordine e presidia ogni spazio. Pavia tambureggiante attorno al 24’, Carbone servito da Boldrini si presenta solo davanti a Zomer ma conclude sul portiere che gli chiude bene lo specchio, sulla respinta Ferretti tira a botta sicura, Brugger si immola e salva in angolo.  Alla mezz’ora, è Mandrelli a tenere in piedi la baracca, con un’uscita tempestiva su Albanese lanciato in area. Al 33’, Boldrini per Carbone, pescato in fuorigioco millimetrico. Ancora Benny pericoloso al 37’, un difensore devia in corner la sua conclusione. Affiora il nervosismo, l’arbitro Zanichelli fino a quel momento impeccabile sorvola su qualche fallo; accenno di rissa fra Thomas e Scavone, poi il pubblico becca Cascone che sembra fare la sceneggiata su un’entrata dura. L’ultima occasione è per Ferretti, tiro immediato su assist di D’Amico ma la mira non è felice.  L’Alto Adige colpisce a freddo a inizio ripresa. Quarto minuto: punizione dalla tre quarti di Campo, Mandrelli esce a vuoto e Scavone di testa insacca facile. Resterà quella l’unica conclusione nello specchio dei biancorossi. Il Pavia accusa il colpo, ma al 17’ si ritrova in superiorità numerica per l’espulsione di Bigeschi, che colleziona due gialli in 4’, il secondo per una plateale quanto sciocca trattenuta su Stefanini. Comincia da qui l’assalto (sterile) al fortino nemico. Mangone accentua la trazione anteriore della squadra, gettando nella mischia prima Pavoletti, poi De Vincenziis (fuori Thomas e Acerbi), mentre il collega Sebastiani infittisce i cavalli di frisia difensivi rinunciando al centravanti Marchi. Leo il toscano fa l’ariete avanzato, Ferretti si defila a sinistra. Fioccano i corner, alla fine saranno undici a testimoniare la schiacciante supremazia territoriale azzurra. Ma l’Alto Adige si difende in massa e chiude ogni varco. Ci prova Carbone al 28’ su calcio piazzato, palla sulla barriera; poco prima (25’), Mandrelli non trattiene un tiro telefonato di Campo e si salva in angolo.  Pavia vicino al pareggio alla mezz’ora, da Carbone a Ferretti che sferra un gran diagonale destinato sul fondo, De Vincenziis manca la deviazione vincente da due passi. Di nuovo Ferretti protagonista al 31’, botta da fuori che Zomer neutralizza a terra. Poi Carbone tenta di sorprendere l’estremo ospite, ma il suo colpo di nuca si spegne oltre la traversa. Assedio nei 5’ di recupero, l’unico tiro degno di nota è di Ferretti che al 47’ impegna Zomer in una difficile deviazione in angolo. Poi più nulla. E ora bisogna vincere a Sesto. - Roberto Lodigiani

Una sconfitta che brucia

la Provincia Pavese — 03 maggio 2010   pagina 27   sezione: ALTRE

 PAVIA. Il mister dell’Alto Adige, Alfredo Sebastiani, è il primo uscire dagli spogliatoi. Si gode la vittoria nella sfida cruciale e la piacevole sensazione di avere in mano il match-ball del campionato. Proprio quello che il Pavia aveva sognato di procurarsi battendo la capolista (ma solo se lo Spezia non avesse vinto come invece è accaduto). La delusione per una sconfitta che brucia, davanti a un pubblico che non si vedeva da anni al Fortunati, è almeno in parte mitigata dalla possibilità di centrare comunque l’obiettivo stagionale dei playoff - vincendo a Sesto - e dalla constatazione che anche con il pareggio sarebbe cambiato poco. «Ho visto un Pavia un po’ troppo contratto, nervoso già nel primo tempo, e questo non doveva accadere - analizza il ds Moreno Zocchi - forse la squadra ha sentito il gran pubblico del Fortunati. Ma bisognava avere più pazienza: il gol non si può pensare di farlo quando vuoi tu, ma quando lo meriti. La prossima gara, a Sesto, andrà giocata più con la testa che con la tecnica. Il pari, vista la vittoria dello Spezia, sarebbe stato la stessa cosa. Per fortuna, comunque, i playoff dipendono solo da noi».  Poi una doppia replica all’omologo dell’Alto Adige, Luca Piazzi, in particolare sulle sue dichiarazioni a proposito di Zomer e Bigeschi: «Il procuratore Zomer era già d’accordo con noi? Falso, noi avevamo già scelto Mandrelli. Concorrenza con l’Alto Adige su Bigeschi? Anche questo non è vero, perché Bigeschi era stato offerto prima a noi e siamo stati noi a liberarlo».  Mister Amedeo Mangone arriva in sala stampa e appare nonostante tutto sereno. «Amareggiato? Sì, ma solo per il risultato, perché francamente questa partita speravo di vincerla - dice il tecnico azzurro - la squadra ha fatto quello che avevamo preparato in settimana, anche piuttosto bene. All’Alto Adige abbiamo concesso ben poco, ma loro hanno avuto un’ottima fase difensiva e bisogna pure riconoscere i meriti degli avversari. Comunque il Pavia è uscito tra gli applausi e questo è importante». Nel finale Mangone ha provato a creare problemi alla difesa biancorossa con gli ingressi di Pavoletti e De Vincenziis: «Loro sono stati bravi a impedirci di giocare, con i due mediani molto bassi. Ho provato ad allargare il gioco in attacco, anche perché sulle palle alte non abbiamo i giocatori in grado di attaccare gli spazi sulle spizzate di testa».  Sull’altro fronte, il tecnico biancorosso Sebastiani parla di «una grande prestazione, coronata nel migliore dei modi. Ancora una volta c’è stata grande applicazione e i frutti alla fine si sono visti». Il mister ammette: «Dal punto di vista del gioco abbiamo subito una leggera involuzione perché prima eravamo più belli, ma la squadra è diventata più concreta e tutti sanno sempre quello che devono fare». Una concretezza e una continuità che hanno pagato: «Già all’inizio del campionato avevo colto questo segnale: bisognava avere continuità fino alla fine, quella che squadre più attrezzate di noi non hanno avuto. Per esempio, noi non siamo mai stati sconfitti due volte di seguito e quando siamo caduti abbiamo sempre cercato di ripartire, imparando dai nostri errori».  L’Alto Adige è convinto di essersi in qualche modo ripreso quello che gli era sfuggito domenica scorsa con il rigore sbagliato (proprio da Scavone) con lo Spezia, ma anche all’andata: «A Bolzano il Pavia pareggiò anche grazie a un errore del nostro portiere, stavolta è successo qualcosa di analogo, ma al contrario», con l’uscita di Mandrelli che ha propiziato il gol partita. Poi sul Pavia: «Sapevamo che era una squadra capace di fiammate davvero interessanti, ma che ha anche delle pause: ai miei ho detto proprio di cercare di sfruttarle. E non a caso siamo venuti a giocarcela con due attaccanti. Comunque il Pavia ha ottime individualità e sono onorato di averlo battuto». Replica di Mangone sulle pause del Pavia: «Sono causate dal nostro gioco, che è molto dispendioso perché cerchiamo sempre di giocare la palla e non di buttarla avanti come fanno molte squadre - non mi riferisco all’Alto Adige - d’altronde se, per esempio, uno come Ferretti riuscisse a tenere per tutti i 90’ non giocherebbe in Seconda Divisione». Infine su Mandrelli: «Una valutazione sbagliata non può incidere su un intero campionato».  Thomas 6. Il francese non sembra più l’elemento ammirato a inizio stagione, però fa un passo avanti rispetto alla prestazione di Carpenedolo, che non era stata del tutto convincente. - Luca Simeone

Ferretti, stavolta niente gol

la Provincia Pavese — 03 maggio 2010   pagina 25   sezione: ALTRE

  PAVIA. Questa volta l’attacco del Pavia è rimasto all’asciutto: era accaduta una sola volta nelle ultime nove giornate (0-0 a La Spezia). Da qui parte l’analisi del dopopartita di Andrea Ferretti, uno dei goleador azzurri. «La palla non è voluta entrare in una gara dove alla fine l’1-0 per l’Alto Adige è risultato bugiardo - esordisce l’attaccante parmense del Pavia - Mi spiace tanto perché sappiamo tutti che una vittoria ci avrebbe potuto regalare qualcosa di importante». Oltre al valore della difesa altoatesina, non a caso la migliore del campionato, Ferretti è rammaricato per la pressione non concretizzata dagli azzurri. «Purtroppo, però, non ci ha portato a realizzare un gol - ribadisce Ferretti - Mi è sembrato di vivere una di quelle giornate in cui puoi giocare anche bene e continuare a creare, ma non riuscirai mai ad andare in rete». Ora testa alla Pro Sesto. «Novanta minuti che ci possono e devono regalare i play off - sottolinea l’attaccante - Li vogliamo anche perché lì meritiamo per quello che abbiamo fatto in questa stagione. Vedremo di andare a vincere a Sesto». Se l’attacco non è riuscito a concretizzare, la difesa azzurra, invece, ha subito poco. E alla fine se si contano i tiri verso la porta di Mandrelli si fa fatica a ricordarli. «Forse oltre all’azione del gol c’è stata solo l’uscita di Mandrelli su un loro giocatore lanciato a rete e basta - sottolinea Allesandro Fogacci - Abbiamo concesso poco, ma si è vista la qualità di un Alto Adige che è riuscito a fare altrettanto tutto l’anno e alla fine merita il primo posto». Un Pavia che vuole i play -off per giocarseli fino in fondo. «L’obiettivo è alla nostra portata con una vittoria domenica prossima e vogliamo centrarlo - ribadisce il difensore del Pavia - Se due mesi fa mi avessero detto che avremmo conquistato i play-off sarei stato contentissimo e quindi lo sarò sicuramente perché questo rappresentava un traguardo stagionale per squadra e società›. Francesco Ferrini ammette che la sconfitta sia dura da digerire per la prova offerta, ma guarda con fiducia al futuro: «Quando perdi subendo praticamente solo un tiro in porta e dopo aver esercitato una supremazia come oggi è difficile accettarlo - sottolinea il centrocampista del Pavia - Abbiamo giocato una partita intensa per 90’, come d’altronde l’Alto Adige: la posta in palio era altissima per entrambe le squadre. Mi ha fatto piacere vedere un bel pubblico che ci ha incitato e sostenuto anche alla fine». - Enrico Venni

Senza Titolo

la Provincia Pavese — 03 maggio 2010   pagina 25   sezione: ALTRE

  PAVIA. C’è tutta la delusione nel volto del capitano azzurro Benny Carbone. Ma come sempre anche grande lucidità nell’analisi sulla gara. Cosa non è andato per il verso giusto? «L’Alto Adige ha dimostrato di essere una squadra solida. Si è difeso molto bene e onestamente noi attaccanti non abbiamo mai trovato difficoltà come quelle incontrate oggi: non c’erano spazi. E anche le nostre occasioni non sono state limpide, eccettuata forse quella mia e di Ferretti nel corso della stessa azione».  Rimpianti anche per la cornice di pubblico da grandi occasioni? «Sì, spiace aver perso anche per questo. Finalmente abbiamo visto uno stadio gremito, frutto del lavoro che la società ma anche la squadra hanno fatto. La fiducia se la sono meritata. L’obiettivo era regalare ai nostri tifosi quella vittoria che ci avrebbe fatto sognare. Ora promettiamo di andare a Sesto domenica per guadagnarci i play off, poi vedremo». Ora si pensa solo alla Pro Sesto, il vantaggio è sapere che i play off saranno certi in caso di vittoria del Pavia? «E’ così, dobbiamo solo vincere e dopo averlo fatto potremmo vedere in quale posizione chiuderemo il campionato e come ci presenteremo agli spareggi. Non importa poi chi sarà il nostro avversario, a quel punto ce la giocheremo fino in fondo. L’obiettivo che con la società avevamo prefissato ad inizio stagione era quello di centrare i play off e domenica dobbiamo farcela». Delusione da smaltire? «Abbiamo tempo fino a martedì per farlo e poi torneremo a lavorare con le motivazioni che ci spingono a far bene in una gara dove abbiamo un obiettivo importante». (e.v.)