PALAZZI

 

 


PALAZZO BELCREDI
via Frank, 18
Per quanto rimaneggiato nei secoli successivi, il palazzo costituisce, assieme alle case affacciate verso via Frank e
via Teodolinda, uno dei pochi ambienti medioevali pavesi e lombardi pervenuti sino a noi. L'ossatura dell'edificio è ancora
in gran parte di tipo romanico, con bella facciata in cotto e ampie tracce di monofore e portali a tutto sesto. A un
successivo intervento, operato nel sec. XV, appartiene invece il portale d'ingresso, inquadrato superiormente da una cornice
in cotto di tipo tardo-gotico. II cortile è del Cinquecento, mentre lo scalone presenta una balaustra barocca con eleganti
trafori.

II palazzo, con le case vicine, appartenne alla famiglia Belcredi, ed ospitò l'Accademia degli Affidati. L'ingresso
dell'Accademia era verso la via Teodolinda, ove si ammira tuttora un solenne portale barocco. Degni di particolare
menzione sono anche gli edifici romanici (rimaneggiati nel sec. XV) che prospettano verso via Teodolinda, ma si può
dire che tutta la città annovera numerosissimi esempi di edifici di età romanica.

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PALAZZO FOLPERTI
via Parodi, 35
Un altro significativo esempio di edificio del sec. XIII è il palazzo che appartenne alla famiglia Folperti, ed ospita
ora I'Ist. Auton. per le Case Popolari. Esternamente, i recenti restauri hanno posto in luce un portale biforo in cotto, uno
dei pochissimi conservati a Pavia. Superiormente, vi sono aperture di tipo romanico ed eleganti finestroni ogivali
quattrocenteschi. II cortile presenta altre finestre di tipo tardogotico ed un elegante porticato sorretto da colonne
marmoree, i cui capitelli recano lo stemma dei Folperti. Nel giardino sono gli avanzi di un mediocre affresco giovanile del
Massacra. Dietro il giardino, verso via Franck, si vedono le pareti laterali dell'ex chiesetta di S. Pancrazio, che reca
nella facciata gli stemmi dei Folperti.



PALAZZO DIVERSI
piazza della Vittoria
Questo palazzo, che costituiva il più elegante edificio privato pavese del Trecento, fu costruito da Nicolino dei Diversi,
Maestro delle Entrate Ducali, verso il 1374. Per l'impiego della terracotta e dell'intonaco a finto mattone, fu denominata
«domus rubea » o casa rossa. Consta di tre piani fuori terra e di un porticato terreno impostato su pilastri rettangolari che
reggono archi acuti. Al primo piano erano stupende trifore con colonnine marmoree, di cui una sola è
stata restaurata. Le altre trifore e le monofore dell'ultimo piano sono state chiuse e intonacate, e attendono provvidenziali
restauri. Anche il fianco verso via Beccaria presenta tracce di eleganti aperture in cotto, da restaurare. Nel cortile,
è un mirabile e grandioso crocifisso ligneo quattrocentesco policromo, di scuola lombarda.



PALAZZO BECCARIA
via J. Bussolaro
All'angolo fra via Beccaria e via Bussolaro si vedono gli avanzi di questo palazzo e di una torre gentilizia. II complesso
edilizio, di struttura romanica rimaneggiata nel sec. XV, occupava originariamente tutto l'isolato e giungeva sino al
palazzo Diversi. L'ampio cortile a portici archiacuti, con finestroni ogivali al piano superiore, è stato adattato a salone
della Banca Commerciale Italiana. Tale adattamento purtroppo ha nuociuto alla lettura architettonica dell'edificio, che
costituiva una volta il più notevole esempio pavese di abitazione privata della prima metà del sec. XV.



PALAZZO BECCARIA
via Alboino, 10
Constava originariamente di un ampio quadrilatero munito agli angoli di quattro torrette che gli conferivano l'aspetto di
un castello. Oggi rimangono solo i lati di mezzogiorno e di ponente, e un tratto di quello settentrionale. Costruito nella
prima metà del Quattrocento, conserva ampi finestroni ogivali con davanzali muniti di eleganti fregi in cotto. Sulle pareti
del lato meridionale si intravvedono avanzi di graffiti e di affreschi quattrocenteschi attribuiti a Giovanni da Senago.
L'edificio accanto conserva, sotto un androne, un affresco con la scritta: «dominus defensor innocentiae », forse allusivo
all'episodio della regina Gundeberga narrato da Paolo Diacono.



PALAZZO EUSTACCHI
via Porta Pertusi, 6
A questa famiglia di Capitani del Naviglio Ducale appartenne probabilmente il palazzetto tardo-gotico di via Porta Pertusi.
In deplorevoli condizioni di conservazione, reca cospicue tracce del suo antico splendore. II portale presenta attorno
all'arco un pregevole fregio, ed è sovrastato da una cornice in cotto, di singolare eleganza, che ospitava forse lo stemma
della casata. AI piano superiore si scorgono tracce di finestroni, oggi murati, visibili anche nel piccolo cortiletto verso
l'interno.
Un altro palazzo quattrocentesco, adorno di un bel portale tardo-gotico fregiato dello stemma degli Eustachi, sorge
in via XX Settembre.



PALAZZO ASCHIERI
via Regina Adelaide, 11
L'interesse di questo palazzetto quattrocentesco si concentra soprattutto nella decorazione affrescata del cortile,
in cui vediamo inseriti stemmi e motti allusivi, opera di qualche artista locale. Restaurato di recente a cura dell'arch.
Aschieri, costituisce un cospicuo esempio di abitazione privata del Quattrocento. All'esterno, in una edicola protetta da
vetrata, è una soave Madonna attribuita al Bramantino.



PALAZZO CORNAZZANI
via U. Foscolo, 11
Già appartenente alla nobile famiglia dei Cornazzani, rappresenta un pregevole esempio dello stile di transizione dal
tardo-gotico al rinascimento. La fronte verso strada, in attesa di restauro, presenta una formella in cotto con la Natività.
L'interesse monumentale s'incentra soprattutto nel cortile porticato, con una ricca controfacciata interamente affrescata
a finto intonaco e un fregio a scacchi bianchi e rossi in sottogronda. AI primo piano sono due finestre ogivali inquadrate
nel solito « fazzoletto » d'intonaco, ma inserite pittoricamente fra due colonnine laterali affrescate.

II lato di levante conserva tracce di una ricca decorazione rinascimentale, mentre l'ala di ponente presenta una loggetta
pensile retta da mensoloni in cotto, raccordati da superfici concave affrescate con immagini simboliche. Anche il portico
presenta notevoli tracce dell'originaria decorazione pittorica.

Attraverso un androne si accede al secondo cortile, del sec. XVII, chiuso da un portichetto con loggetta superiore.
Gli ambienti al piano superiore sono stati riportati all'originario splendore, e conservano magnifici soffitti
quattrocenteschi a cassettone. Particolarmente interessante, nell'ala neo-classica, l'appartamento abitato da Ugo Foscolo
negli anni 1808-9, quando insegnò all'Università di Pavia. Nello stesso edificio abitarono anche il beato Contardo Ferrini,
insigne romanista, la poetessa Ada Negri e lo scienziato Albert Einstein.

 

 

PALAZZO BECCARIA
via A. Mantovani, 4
All'esterno, l'edificio conserva tracce della preesistente struttura romanica, ampiamente rimaneggiata nel sec. XV con
l'apertura di finestre ad arco ribassato al piano terreno ed ogivali al piano superiore. Gli stipiti del portale marmoreo
sono stati barbaramente tagliati nel secolo scorso, ma presentano ancora deboli tracce della decorazione rinascimentale a candelabre. II cortile possiede un elegantissimo porticato che ha fatto pronunciare a taluno il nome dell'Amadeo.
Sotto il porticato di destra, ora nascosti dall'intonaco, sono gli avanzi di un portico romanico sorretto da robuste colonne
cilindriche. L'interno dell'edificio è stato radicalmente trasformato, ma una delle sale conserva sotto l'intonaco una stupenda decorazione rinascimentale attribuibile al Foppa, il cui intervento nell'edificio è provato da un documento del 1483.




PALAZZO CAVAGNA
via D. Sacchi, 19
Fra i minori palazzi del rinascimento pavese, è forse il più elegante. La pianta dell'edificio, che sorge su preesistenti
strutture romaniche, ha la forma di una L. All'esterno è interamente rivestito da intonaci graffiti, e presenta verso la via
Spallanzani una serie di finestre architravate in terracotta, più ricche nella parte inferiore; che sono probabilmente opera
di Rinaldo de Stauris. La datazione di queste terrecotte ci riporta agli ultimi decenni del sec. XV.

Nel cortile, al piano terreno, È un porticato pensile cieco, mentre all'ultimo piano è una loggetta con colonne e capitelli di rara eleganza. All'interno, la prima sala conserva l'originario soffitto a cassettoni dipinti, mentre la sala successiva
è coperta da volte in muratura che poggiano su capitelli pensili in cotto identici a quelli del chiostrino di S. Lanfranco. II che, costituisce un elemento prezioso per la datazione del complesso.






PALAZZO BOTTIGELLA
corso Cavour, 17
Di questo stupendo edificio rinascimentale, costruito verso il 1482, rimane soltanto la torre d'angolo fra il corpo settentrionale e occidentale. Originariamente a pianta quadrata, l'edificio fu demolito nel 1804, e sulla sua area fu aperto l'attuale corso Cavour. Le membrature decorative provenienti dalla demolizione si conservano in parte nel giardino retrostante la torre. Questa fu costruita dal maestro Jacopo da Candia, su progetto forse del Dolcebuono, mentre la loggetta
di coronamento sembra riferibile all'Amadeo.





PALAZZO BOTTIGELLA
corso Mazzini, 15
Fu costruito da Gio. Antonio Amadeo, negli anni 1492-94, sull'area di un più antico edificio di cui rimane il portale d'ingresso, munito degli originali battenti lignei quattrocenteschi. La facciata fu intonacata in età barocca, e nulla
presenta di notevole. Di grande interesse è il cortile, uno dei più belli del rinascimento pavese, con elegante portico al piano terreno e una loggetta al piano superiore. La pregevolissima decorazione pittorica, recentemente restaurata, è forse
dovuta al pennello di Bernardino Lanzani. L'interno, che ospita anche il duca Ludovico il Moro e gli ambasciatori della Serenissima, conserva alcune sale con volte a stucchi, affreschi secenteschi e camini barocchi.




PALAZZO CARMINALI
corso Cavour, 30
Questo edificio, riconosciuto ormai come il più nobile palazzo rimastoci del Quattrocento in Lombardia, risale al periodo 1480-82, ed è quasi certamente opera di Bramante. A questo architetto sembra senz'altro attribuibile la zona inferiore della facciata, scompartita da elegantissime lesene in cotto, con avanzi di finestre rettangolari incorniciate da fregi di gusto classico. II fascione marcapiano è interamente in cotto (come del resto tutto l'edificio) ed è decorato da motivi vegetali intercalati da chimere, stemmi e profili d'imperatori, improntati ad un classicismo che ha pochi riscontri. Le candelabre al piano superiore, di un decorativismo esuberante e di gusto lombardo, potrebbero essere opera dell'Amadeo.
Al piano superiore le finestre mancano, mentre la zona sottogronda, incompiuta, ha subìto un sopralzo che altera il ritmo
sicuro e armonioso della facciata. II ripiano dello scalone ospita alcune sculture quattrocentesche provenienti da S.
Tommaso. AI primo piano, alcuni ambienti conservano l'originaria sontuosità.

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PALAZZO LANGOSCO
piazza del Carmine, 2
In gran parte completato nel Settecento, conserva all'interno un cortile porticato la cui ala di fondo risale alla fine
del sec. XV. La parte rinascimentale consta di un portico con archi a tutto sesto, di impronta classica, che rivela una notevole maturità di stile. Sopra gli archi è una serie di finestre architravate ornate di ricchissime terrecotte. Non conosciamo il nome dell'architetto che ideò questo squisito esempio di arte bramantesca, ma tutto lascia supporre che fosse un artista vicino al grande urbinate. L'ala rinascimentale è stata costruita da un maestro Giacomo de Grogno che ha lasciato
il proprio nome e il ritratto in una formella del portico. L'interno deli'edificio è stato interamente rielaborato nel secolo
scorso.




PALAZZO DEL MAINO
via Mentana, 4
Il palazzo, di buona architettura secentesca (specialmente nella fronte verso piazza Leonardo da Vinci) incorpora un
aulico portale rinascimentale, fra i più belli della regione lombarda. Variamente attribuito al Bramante e all'Amadeo,
se ne ignora la provenienza. Rimane aperto il problema se facesse parte di un edificio quattrocentesco esistente in loco,
oppure provenga dalla demolizione di un altro palazzo. Sappiamo che i fregi in terracotta sotto l'androne d'ingresso pro-
vengono sicuramente dalle strutture dell'attuale edificio. Il quale pertanto, nella sua edizione quattrocentesca, doveva
essere uno dei più eleganti della regione. Da notare, infine, il rilievo marmoreo quattrocentesco inserito nella cornice architettonica che vediamo nella parete di fronte all'ingresso.





PALAZZO MEZZABARBA
piazza del Municipio
Eretto nel periodo 1728-30 su disegno dell'architetto pavese G. A. Veneroni, costituisce forse il più bel palazzo rococò
di Lombardia. La facciata consta di tre piani fuori terra, ed è scandita da paraste verticali, di lieve aggetto, che salgono
dallo zoccolo sino al cornicione. AI piano terreno sono due maestesi portali simmetrici, sovrastati da graziose balconate. Al
piano superiore sono notevoli le ampie finestre coi capricciosi cappelli e i civettuoli balconcini. Attraverso il solenne atrio porticato e il nobile vestibolo si accede allo scaiane, che dà subito accesso al gran salone da ballo, oggi aula consigliare del Comune. II salone, ricchissimo di stucchi e dorature, presenta nelle pareti laterali due pregevoli affreschi, del cremonese G. A. Borroni, rappresentanti Diana cacciatrice e Atteone trasformato in cervo. II soffitto è occupato da un
altro grandioso affresco del Borroni rappresentante la Virtù che trionfa sui Vizio. Dello stesso artista sono ali altri affreschi a monocromo sulle pareti.

Le volte e le pareti laterali delle altre sale del palazzo sono decorate da stucchi, dorature, quadrature e affreschi
di grande prestigio. Questi ultimi sono opera, in parte, del varesino P. A. Magattì e della sua scuola, mentre gli altri
appartengono a mani diverse.

Notevole interesse riveste pure la cappella domestica dedicata ai SS. Guirico e Giuiitta, eretta dai conti Mezzabarba
nel 1734. L'organismo architettonico della facciata, con quelle due torrette campanarie legate da una balaustra, è una delle
più felici invenzioni del Veneroni, la cui personalità artistica è attualmente oggetto di feconde indagini. L'interno, a pianta ellittica, conserva due pregevoli affreschi laterali del Magatti: l'immacolata Concezione (a destra) e S. Carlo Borromeo (a sinistra). L'affresco della volta, coi santi titolari, è del milanese Bianchi.



PALAZZO BELLINGERI
via D. Sacchi, 8
Questo palazzo fu costruito verso il 1734 dal giureconsulto Gio. Battista Bellingeri Orlandi, e presenta una pianta ad U,
con una appendice sporgente che viene a formare la piazzetta di Canepanova. La fronte dell'edificio è piuttosto semplice e liscia, ma vanta un estroso portale e un mosso balconcino in ferro battuto che introducono una nota di movimento. Nel cortile è un portico, a tre fornici per lato, aperto verso il giardino in una piacevole prospettiva. Singolarissimo è lo scaione a spirale quadrata, sostenuto da quattro pilastri in granito con balaustra in pietra e ferro battuto. Notevoli i fregi in stucco e l'affresco sulla volta dello scalone.

 


PALAZZO OLEVANO
corsa Mazzini, 7
II palazzo Olevano, poi Bellisomi, fu architettato dal pavese Lorenzo Cassani, morto nel 1765. Possiede una pianta ad U
con un cortile aperto verso l'esterno, da cui è separato da una transenna di tre cancelli in ferro battuto, sostenuti da pilastri con vivace cappello. II portico è a sei fornici con colonne ed archi, ed occupa le ali laterali, mentre quella di fondo ne è priva, ed è raccordata in curva con gli altri due corpi. Le pareti esterne presentano al piano nobile finestre rettangolari con fantasiosi cappelli, di gusto ancora rococò.

L'ala sinistra conserva, al primo piano, la sontuosa galleria affrescata e il salone da ballo, con delicate decorazioni
parietali in stucco dorato, gustosi affreschi e il palco per i musici. Notevoli sono pure la sala degli specchi e alcune minori sale, ove la decorazione a stucco, ancora improntata ad un misurato rococò, volge già al neoclassico.





PALAZZO BELLISOMI
via S. Ennodio, 26
Già dei marchesi Bellisomi, e poi dei conti Giorgi di Vistarino, è forse l'unico palazzo veramente grandioso della
città. E' impostato su un cortile d'onore e uno di servizio, ed é dotato di un vasto giardino su cui prospetta la facciata
più interessante. Costruito in pieno SetteceWo, il palazzo ospita al primo piano grandi saloni a stucco, affreschi e
specchi. Lo scalone dà accesso a una serie di splendide sale con terrazza verso il giardino. Da queste si passa, attra-
verso una sala ottagonale con pareti a specchiere, al salone da ballo, dotato di un elegante soppalco per I'orchestra. Dalla zona residenziale si accede direttamente alla lorgetfa dell'oratorio, pregevole costruzione ricca di stucchi eretta nel 1730.




PALAZZO BOTTA
piazza Botta, 1
Iniziato sul principio del Settecento, fu completato alla fine dello stesso secolo e rimaneggiato nei secolo successivo.
Appartenne alla famiglia dei marchesi Botta-Adorno, e costituì la più sontuosa abitazione privata pavese. Ospitò fra le
sue mura Napoleone I (1815), ]'imperatore d'Austria Francesco I (1816 e 1825), l'arciduca Ferdinando d'Austria, il maresciallo Radetzky, il re Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II (1859). Estinta la famiglia, il palazzo fu acquistato nel 1866 dall'Università di Pavia, che vi collocò alcuni istituti scientifici. La nuova destinazione dell'edificio comportò alcune modifiche che ne alterarono la sontuosità originaria, mentre lo splendido arredamento andò quasi tutto disperso.

Il complesso consta di quattro corpi disposti attorno a un cortile rettangolare. La fronte verso sirada è di tipica impronta neoclassica, con una superficie a bugnato al piano terreno e finestre a timpano a1 piano superiore. Elegantissimo è lo scalone neoclassico, mentre alcune sale dell'interno conservano ancora preziosi stucchi e affreschi settecenteschi.



PALAZZO MALASPINA
piazza Petrarca, 2
Consta di due parti distinte: una settecentesca e una neoclassica. La prima, ora adibita a sede di rappresentanza
della Prefettura, prospetta veasw via S. Zeno, e accoglie alcune bellissime sale con stucchi e arredi originali. La parte neoclassica si affaccia verso piazza Petrarca, e presenta una severa facciata eretta su disegno del marchese Luigi Malaspina (i754-1835), proprietario dell'edificio. La facciata è decorata da tre bassorilievi marmorei opera del ravennate G.
Monti. Con testamento olografo del 3 giugno 1833, il marchese Malaspina dispose che le preziose collezioni artistiche da lui
adunate nel palazzo servissero alla erezione di un Pubblico Stabilimento che, inaugurato nel 1838, divenne poi il primo
e più cospicuo nucleo dell'attuale Museo Civico. Divenuti insufficienti i locali, dopo il secondo conflitto mondiale parte del Museo fu trasferita nel Castello Visconteo. In attesa di essere traslocata in questa sede, nel palazzo Malaspina sono ancora allogate la pinacoteca, la collezione di numismatica e delle stampe. Ultimata l'opera di sgombero attualmente in corso, il palazzo rimarrà sede della Biblioteca Civica e dell'Archivio Civico, ricco di preziosissimi documenti e manoscritti.