DOPING: IL CONI ASSOLVE LA JUVE
di SERGIO RIZZO

ROMA - Archiviazione per il dottor Riccardo Agricola, responsabile sanitario della Juventus: questo il verdetto della procura antidoping del Coni, chiamata ad esprimersi in seguito all'autodenuncia dello stesso medico. II caso Juve non esiste, almeno per la giustizia sportiva. Non solo Agricola non è colpevole di doping (e questo era scontato), ma stravince, perchè la procura va oltre: non c'è stato abuso di farmaci, tutti i trattamenti farmacologici erano giustificati da reali necessità terapeutiche. Conclusione politicamente pesante, perchè diametralmente opposta a quella cui è giunto ll pm Guariniello, che ipotizza nei confronti del dottor Agricola e dell'amministratore delegato della Juventus, Antonio Giraudo, una serie di reati the vanno dalla ricettazione alla truffa, dalla somministrazione di farmaci pericolosi per la salute alla detenzione non autorizzata di medicinali: tutto allo scopo di alterare il risultato delle gare, per cui l'accusa finale, la piu grave, è quella di frode sportiva (violazione della legge 401/89).

La procura antidoping del Coni, pur premettendo che si e espressa esclusivamente nel campo di sua pertinenza (il doping), senza entrare nel merito della vicenda penale, cerca invece di demolire l'ipotesi del magistrato. E' soprattutto nel campo della somministrazione di farmaci leciti the il Coni da un fortissimo aiuto ai dirigenti bianconeri. Si legge infatti nelle motivazioni che hanno portato all'archiviazione: "Infine, per quarto concerne le specialità medicinli Sarmyr, Esafosfina, Neoton a Creatina, farmaci anche questi che non sono inclusi nell' elenco delle sostanze vietate in materia di doping emanato dal Cio all'epoca dei fatti, è condivisibile il razionale d'uso dichiarato dal dr. Agricola, volto ad una integrazione/ricostitruzione delle riserve energetiche deplete in seguito ad intensa attivitità agonistica, nè risulta allo stato degli atti che vi sia stata una somministrazione ulteriore e non giustificata".

Sull’ aspetto doping vero e proprio, il Coni non ha dubbi: la Juve non ha mai violato le regole. Nessun calciatore ha dati ematici così anomali da far sospettare I'uso di epo, ed è stato giusto somministrargli del ferro. L'unico che supera (una sola volta) la soglia del 50% di ematocrito è Didier Deschamps. Ma per i suoi compagni di squadra Zidane, Del Piero, Di Livio e Torricelli, le oscillazioni sono nella norma. Per giungere a quests conclusioni, i loro valori sono stati esaminati alla luce del protocollo "Io non rischio la salute". E qui sta un altro aspetto paradossale della vicenda: quel protocollo è firmato sia dal professori Benzi e Ceci, sia dal professor Cazzola. Il problema è che i primi due sono i consulenti scientifici di Guariniello, il terzo è consulente della Juventus. Come possano essere arrivati a conclusioni cosi diverse è abbastanza misterioso. Magari sarebbe bastato che la procura antidoping li avesse convocati prima di esprimere un verdetto: perchè non l'ha fatto?

Quest'inchiesta, in realtà, è stata aperta a chiusa in pochissimo tempo, e I'unica persona ascoltata a stata proprio il dottor Agricola. Che ha fornito la documentazione, ha parlato per oltre due ore in procura, ed esce non solo assolto dalla vicenda, ma anche con una formidabile arma da giocarsi di fronte al magistrato. Se la sua scelta iniziale di autodenunciarsi poteva sembrare rischiosa, il verdetto finale dà ragione alla sua mossa, concordata con la società.

Nell'introduzione del dispositivo the ha portato all'archiviazione, la procura antidoping parla della vecchia inchiesta dell'estate '98, quella aperta in seguito alle dichiarazioni di Zeman. Agricola era gia stato in terrogato allora, così come furono ascoltati Lippi, Del Piero ed altri personaggi del mondo del calcio. «ll doping nel calcio non esiste» fu la conclusione cui arrivò I'avvocato Ugo Longo, capo della procura, che si dimise immediatamente dopo. Non prima di lanciare una pesante requisitoria contro l'abuso di farmaci e integratori nel mondo del calcio. Questo molto prima del l'incriminazione a della successive condanna cui sono andati incontro due produttori di creatina. Ma era, come dicevamo, l’estate del '98, e lo scandato doping era appena esploso. Di li a qualche giorno sarebbe stato accertato che il laboratorio dell'Acquacetosa non cercava gli anabolizzanti solo nel calcio, e il presidente del Coni, Mario Pescante, sarebbe stato costretto alle dimissioni. Oggi siamo nell'estate del 2000, a un mese a mezzo dalle Olimpiadi, e I'aria che tira nel Palazzo e completamente diversa. Lo slogan che portò Gianni Petrucci a capo del Coni era "meno medaglie ma tutte pulite". Oggi lo slogan che va più di moda è "poveri ma belli" e le previsioni parlano di un numero di medaglie non molto inferiore a quello dl Atlanta. Potere delle Olimpiadi, che fanno dimenticare gli impegni presi in passato, e che pretendono risultati ad ogni costo. Perche ogni medaglia vale in immagine a in telegramnri di compiacimento del presidente della Repubblica a del ministro Melandri. E tanti telegrarnmi danno tanto potere. E non importa come certi risultati sorprendenti arrivino: conta che arrivino. Anche se a Sydney i controlli saranno severissimi e il rischio di esser trovati fuori legge è molto forte.

Archiviato il caso Juve, la procura antidoping continua alacremente a lavorare. Domani ascolterà Squinzi, il patron dells Mapei, che ha lanciato pesanti accuse di doping ematico al mondo del ciclismo. Il cichsmo è da sempre nell'occhio del ciclone, e non tutte le sue componenti hanno capito che il doping è un problema gravissimo. Ma a distanza di un paio d'anni, almeno su una cosa bisogna dar ragione alla gente del ciclismo: è vero che vengono sottolineati solo i suoi peccati. Quando ci sono da difendere i poteri forti, nel Palazzo cresce la voglia di archiviare tutto.

Sergio Rizzo