Nuova denuncia sui farmaci che i giocatori dovevano prendere: "Anch'io sono un miracolato e non ne siamo ancora usciti"
Dopo Galeone parla Agroppi "Negli anni '60, calcio e pasticche"
Guariniello acquisirà anche le ultime interviste Lombardi: "Tra doping e Sla forse c'è qualcosa"
di CORRADO ZUNINO


Kallon, squalificato per doping

ROMA - Guariniello il pm convoca mister Galeone, gli altri allenatori confermano quello che Galeone ha rivelato: negli anni '60, ma ancor più nella prima metà dei Settanta quando le partite iniziarono ad aumentare, il calcio italiano si dopava liberamente. E inconsapevolmente, almeno per quanto riguarda gli sprovveduti calciatori.

Giovanni Galeone, oggi 63 anni, già allenatore di Perugia, Napoli, Pescara, nei Settanta trequartista di Monza, Arezzo, Avellino e Udinese, ha riaperto la questione proprio nei giorni delle squalifiche (per nandrolone) di Saadi al Gheddafi e Mohamed Kallon. "Mi ritengo uno dei miracolati", ha raccontato a una troupe del TgR Abruzzo, "con tutti i prodotti che ho assunto a vent'anni oggi devo sentirmi contento di essere vivo. Nell'Udinese mi davano il Micoren per rompere il fiato, il Cortex e il Norden per recuperare, poi il Sustanol, tutte cose oggi vietate. Le prendevo come fosse acqua minerale". Raffaele Guariniello  ha acquisito tutto, e segnato in calendario l'interrogatorio dell'ex allenatore.


L'indagine è quella, terribile, che ha portato alla luce tra i calciatori in pensione trentasei casi di morbo di Gehrig, la patologia che distrugge l'apparato muscolare. Le tragedie del fiorentino Bruno Beatrice, del genoano Luca Signorini: tredici di quei trentasei sono morti.

Aldo Agroppi, centrocampista del Torino pre-scudetto di Pulici e Graziani, rivela che anche la sua generazione ha convissuto con le pasticche nello spogliatoio: "Ha ragione Galeone nel dirsi un miracolato, anche se gli dico che non ne siamo ancora fuori. I giocatori degli anni Sessanta non vivono certo giornate tranquille. In quel periodo la somministrazione della corteccia surrenale era una moda e noi eravamo ignoranti, ci fidavamo".

Bruno Pizzul, prima di diventare un famoso telecronista, ha fatto il centromediano, era il '57, nel Catania, poi nella Cremonese e nell'Udinese. Pizzul ricorda bene quelle zollette di zucchero "che ci davano insieme a sostanze non meglio identificate, servivano per farci recuperare la fatica".

Suo compagno di cronache è Mauro Sandreani, allenatore moderno e modernista, tra il '73 e l'82 calciatore di Vicenza, Genoa, Roma e Modena. Rivela: "Ogni tanto prima delle partite prendevo le famose palline rosse di Micoren, uno stimolante per il cuore. Erano lì, sul banchetto del massaggiatore, ci si serviva da soli. Self service".

Adriano Lombardi, capitano dell'ultimo Avellino da ricordare, ora è su una sedia a rotelle. E si è convinto: "Ho capito che il calcio c'entra con la mia malattia, se dobbiamo andare verso la morte almeno ci diano una qualità di vita migliore".

E Zdenek Zeman, il rivelatore del disastro doping, consuma la vendetta: "Nel '98 Vialli mi diede del terrorista, ora ammette che le mie parole sono servite a qualcosa. Purtroppo non cambia niente, vedo che oggi al processo sul doping i giocatori della Juventus non sono sinceri".