METTI UN RUDE MARCATORE SUL FELICE PLATINI
Repubblica — 09 febbraio 1986 pagina 37 sezione: SPORT
IL campionato ritorna a noi (echi d' un festoso madrigale monteverdiano sullo
zefiro, qui pudicamente citabile), dopo gli orrori di Avellino. Serena ha dovuto
scottarsi per segnare il golletto dell' 1-0 e altri commenti non si fanno
secondo carità di patria. Con la XX giornata, da celebrarsi oggi, il campionato
avrà compiuto due terzi del proprio cammino. La gerarchia dedotta dalla somma
dei punti segnala prime a pari merito le partite Atalanta-Juventus (17+31=48) e
Torino-Roma (22+26=48). Questa seconda è anche una classica come Verona-Inter,
che peraltro viene solo al quarto posto (18+20=38). Terza è infatti Milan-Samp
(23+18=41), quinta Fiorentina-Como (s.p. 36), sesta Napoli-Lecce (32), settima
Bari-Pisa (31), ottava e ultima Udinese-Avellino (30). La fiera Atalanta aveva
subito all' andata due perentorie pappine dai padroni del vapore. Oggi vorrebbe
restituirle. Il Trap lamenta per Serena così gravi ustioni da doverlo escludere.
Ne approfitterà Briaschi, elemento che i fioriti cultori della cronaca avrebbero
definito coriaceo negli Anni Trenta. L' eufemismo ha sempre lussureggiato in un
paese di furbi come il nostro, ma Briaschi ha superato così gravi traversie da
meritarsi ogni comprensione. Platini gli farà dono di palle gol preziosissime:
così vorrà celebrare Sua Altezza Pedatoria il rinnovo del contratto con notre
Dame des championnats. Proprio nella mirabellissima Bergamo, dove ha tirato i
suoi secondi calci, festeggerà la 500 partita in bianconero il nostro caro e
grande Gaitàn Scirea, mediolamensis de foras, nel quale ogni lombardo si
riconosce con orgogliosa gratitudine. Mediolanensis de foras è latino
ambrosiano, di quando il governatore designato vescovo cercò di fuggire verso
Pavia ma per superlativo miracolo gli si voltò la strada davanti ai piedi e,
cammina cammina, il domani all' alba si ritrovò di bel nuovo alle porte di
Milano. Sonetti è troppo intelligente caudillo per non sapere che notre Dame può
essere battuta in due soli modi: marcando Platini con rude umiltà e correndo più
velocemente dei suoi adepti. Le cifre brute sconsigliano eccessivi favori del
pronostico: fra l' ospite attiva e la passiva corrono ben 14 punti. Torino-Roma
è la partita più equilibrata e interessante. I torinisti non sono completi ma ci
hanno stàmina degna dei loro tifosi, capaci anche di amare col ringhio. La Roma
terrà Pruzzo come unica boa di riscontro in attacco e porterà a tiro i
centrocampisti, ai quali si aggiunge l' intermittente genio di Conti. La
superiore giustizia del campionato farà sì che l' ironia verrà battuta in
breccia: infatti il Torino non starà a lesinare energie per non giovare alla
Juventus: farà la sua brava partita pensando all' Uefa: se ne trarrà vantaggio
la Juve, tanto peggio per la Roma. Secondo che garantisce Mario Gerbi, vecchio
rivale del Trofeo Baravaglio, è questa la filosofia di Luis Radice. Ne guadagna
senza dubbio lo sport. Se poi la Roma è degna di proporsi quale anti-Juve, lo
dimostri sul campo. Stia comunque attento il senator Viola a non finire di nuovo
fuori strada recandosi agli spogliatoi. Senatus mala bestia. Un bellissimo Milan
in mutande si oppone al disgraziato Milan in giacchetta. Capitan Berlusca manda
affettuosi messaggi d' amore precisando che non prenderà in mano la barra se non
sarà certo - de lege! - che il mare innanzi alla prua milanista è del tutto
sminato. Sotto sotto, lascia capire che i soldi risparmiati nell' acquisto delle
azioni li devolverà per rinforzare la squadra, alla cui guida, con tutto il suo
carisma, rimarrà Nils Liedholm (porto dei canti). Al contrario, un altro
benefattore avrebbe giustificato i propri generosi trasporti manifestando il
proposito di vendere un paio di elementi o tre per rifarsi. Al "Giovedì"
riccionese passa il membro Albertin Ledda, avvocato, e pudicamente riferisce l'
esatto contrario di capitan Berlusca: mai sentito che un' anonima subentri a un'
altra senza accollarsene anche gli oneri: in sostanza, questo e non altro aveva
telefonato al cronista Giuseppon Farina prima di ritirarsi in una delle sue
molte tenute all' estero: "I me paga i debiti e i rispetta el valore nominal
delle assioni, cussì femo contento Sordillo". Naturalmente è Ledda, suo
brillante avvocato, a chiedere giustizia contro i malevoli affossatori dell'
immagine di Farina. I giocatori del Milan credono in Lidas (come noi, per
intenderci) e s' ingegnano di dar soddisfazione ai loro tifosi, costernati per
lo scandalo ma non delusi, fortunatamente, dalla resa sportiva. Armani minaccia
di ritirare la fidejussione di sette-otto miliardi se non verrà fatta chiarezza
al più presto. Farina querela a sua volta i calunniatori. Il Milan avrà bisogno
di aiuti imponenti per non fallire: e purtroppo è da temere che verranno quando
sarà tardi: la rima in ardi (miliardi, tardi, Nardi) è la più astrusa e triste.
Giovannino Nardi riavrà i suoi soldi solo se tutto andrà a buon fine: infatti,
non sarà così ingenuo da non mettersi d' accordo con il capitan Berlusca. La
cordata di Ceserani è stata messa fuori gioco da un telex di Nardi che segnalava
il suo apporto di chiodi e moschettoni. Quando Ledda è arrivato a questo sesto
grado superiore, io ho comandato arachidi ben tostate e nebbiolo di annata.
"Domenica - ho dichiarato con orgogliosa noia - vado a veder la partita con Bobo
Craxi: voi azzeccate pure i vostri garbugli: io guardo la palla e se il Milan
gioca bene come contro la Fiorentina non posso chiedere altro: nessun giudice
può affossare il Milan come squadra e come simbolo del nostro amore. Malanese
sugno, e di calcio innamurato. La Samp ha cinque punti di ritardo sul Milan e
ambizioni di molto superiori alla classifica. Bersellini lascia ancora in
panchina Matteoli rendendo omaggio all' autorevole padrinato di Souness. I
muscoli frusti e lisi di Francis facilitano il lavoro del tecnico, in grazia del
quale ammireremo Lorenzo, sudista di abnorme statura. In tribuna a San Siro,
qualcuno dell' Inter, che si dice vagheggi il ritorno di don Evghenji Bersellini
come un tempo l' Ivanoe ne vagheggiò la venuta. La Samp retrocesse ma don
Evghenji issò egualmente le sue natiche sapienti sull' avventurata panchina
dell' Inter, da lui portata in seguito allo scudetto (1980). Se il calcio
obbedisse alla logica, nessuno di noi potrebbe parlarne senza nutrire profondi
rimorsi. Dolcissimi richiami da Verona: i miei amici Giorgio e Franco Gioco, un
bravissimo boss come Antonio Grigolini, un paìs da me stimato come Osvaldo
Bagnoli, un Verona incompleto con lo scudetto sopra il corazon, un' Inter
beneamata per dispetto. Mando guardoni soavi e mi consolo di aver nel Milan
richiami più vivi. L' Inter è un pitone gigantesco con una capra da smaltire
verso la coda e un' altra da ingurgitare del tutto. Mi vergogno come un ladro di
non saper offrire altra metafora per ribadire che il pitone Inter ha il
grottesco, implausibile aspetto di una clessidra o di una damina del Settecento,
prosperosa di seno e di carrello, però strettissima di vita. Il centrocampo non
regge e non aiuta nè le punte nè la difesa. Guarda con che risparmio di parole
avrei potuto riassumere le disgrazie dell' Ernest Pellegrini: ma così crudamente
si era già parlato fra noi da qualche mese. Se il ritornello è sempre lo stesso,
almeno cambiare il couplet. E rinunciare alla bassezza di elencare tutti i buoni
diavoli che avevano predetto il tredicesimo titolo della beneamata. Secondo Doge
Dal Cin, l' anno prossimo andrà anche peggio. Ma forse è perchè vàluta la
gravità della propria assenza dalla stanza dei bottoni. Quanti anni penò
Angiolin Moratti il grande per vincere lo scudetto? Sedette in serpa nel ' 56,
vinse il suo primo titolo nel ' 63. Valesse l' esperienza degli altri, nessuno
al mondo incapperebbe più nel minimo errore. Coraggio, Ernesto Pellegrini, la
gioventù autorizza tutte le speranze. Rino Marchesi guida il Como all' attacco
di Firenze. Ci morì di peste (o polmonite o sifilide al terzo stadio?) anche il
grandissimo Gian Galeazzo Visconti, che ebbe il torto di battere antitempo le
monete di re d' Italia (1402). Rino è bassaiolo del Lambro, non dell' Adda come
i Visconti, e i prudentissimi comaschi non coniano monete presuntuose. Firenze è
scossa da lotte intestine per amor di Antognoni; Agroppi ha fuori Carobbi e
forse anche Oriali, stoicamente legato alla novocaina; a Marchesi manca
Casagrande, che è un' anima attraversata, ligia ai rimpianti. Logica fa pensare
che il Como sia giunto all' ordinata massima: però crede ancora a se stesso più
che non credano a se stessi i fiorentini. Sono alla fine, chiudo. Napoli,
Udinese e Bari vivono drammi troppo intensi perchè si possano umiliare in poche
righe. O degni trionfi o nulla. Il loro giorno verrà. - di GIANNI BRERA