LEGNANO-PAVIA-1-0

 

LEGNANO (4-4-2): 1 Furlan; 2 Merlin (27’ pt 13 Marchetti), 5 Zaccanti, 6 Marietti, 3 Silva; 10 Dell’Acqua (48’ pt 14 Arioli), 4 Capellupo, 8 Leto Colombo, 7 Cilona; 9 Bisso, 11 Gaeta (16’ st 17 D’Onofrio). A disposizione: 12 Radaelli, 15 Maglio, 16 Suciu, 18 Lamenza. All. Scienza.  

PAVIA (4-4-2): 1 Mandrelli; 2 Daffara, 5 Ricci, 6 Fogacci, 3 Visconti (23’ st 18 De Vincenziis); 11 Boldrini, 4 Thomas (13’ st 17 Ferretti), 8 D’Amico, 7 Ferrini; 9 Pavoletti (29’ st 15 Bonacina), 10 Carbone. A disposizione: 12 Facchin, 13 Acerbi, 14 Stefanini, 16 Cattaneo. All. Mangone.

ARBITRO : Perfetti di Verona, assistenti D’Apice di Castellammare e Tedeschi di Bergamo. RETE : pt 24’ Bisso.

NOTE : recupero 5’+ 3’, angoli 4-2 per il Pavia. Ammoniti 48’ pt Gaeta, 12’ st Visconti, 29’ st Ferrini, 31’ st Bonacina (tutti per gioco falloso). Spettatori 700, incasso 5.580 euro (compresa quota abbonati).

Prestazione senza cuore degli azzurri che escono sconfitti a Legnano contro una squadra assolutamente alla portata. Troppo molle l'undici pavese per sperare anche solo in un pareggio che pure non sarebbe stato male accolto. Soprattutto, preoccupa la sterilità offensiva. Anche oggi, dopo lo svantaggio, Furlan ha potuto dormire sonni tranquilli dal momento che nessun azzurro ha creato il benchè minimo problema al numero 1 legnanese. Certo, manca anche la capacità di cambiare il ritmo, di non adeguarci al gioco degli avversari, che ormai conoscono la nostra pochezza offensiva e si comportano di conseguenza: ci lasciano giochicchiare a metacampo e poi ci infilano alla prima occasione utile. Bello, oggi, il gol di Bisso col quale i padroni di casa hanno conquistato i tre punti. Un rimpallo vinto sulla sinistra, cross in mezzo e Bisso al volo ha insaccato di sinistro con un tiro che è terminato proprio sul secondo palo senza dare scampo a Mandrelli. Altre considerazioni che possiamo porre: centrocampo nuovamente rivoluzionato, con Ferrini a sinistra e Boldrini a destra, dove non aveva mai giocato. Forse è il caso di giocare con un assetto stabile, dando la possibilità ai nostri di trovare una minima intesa. E poi: sarebbe ora che i terzini cominciassero a sovrapporsi. Contro un Legnano bloccato in difesa, forse l'unica possibilità sarebbe stata attaccare sulle fasce, considerando anche che col 4-4-2 sia Visconti che Daffara avevano il supporto di Ferrini e Boldrini. Ferrini assolutamente uno dei migliori anche al Mari, ma Boldrini, ahinoi, prosegue nel suo periodo di apatia e dovrebbe cominciare a darsi una svegliata visti e considerati i suoi mezzi tecnici. Inoltre, se pensiamo ai mezzi tecnici della nostra squadra, non possiamo credere che si possa perdere in questo modo a Legnano. E' evidente che la somma delle parti, nel nostro caso, non solo non dia un surplus, ma non arrivi nemmeno all'intero. L'impressione è che i ragazzi in campo non abbiano mostrato il loro reale potenziale e che forse alcune scelte tattiche si siano rivelate tutt'altro che efficaci. Se a ciò aggiungiamo la mancanza di un finalizzatore, allora la frittata è fatta. 
Dopo il gol subito, infatti, non c'è stato praticamente nulla da segnalare. Anzi, sono stati i lilla ad avvicinarsi maggiormente al raddoppio. Gli ingressi di Ferretti e De Vincenziis non hanno portato ad alcun risultato. E questo nonostante una difesa legnanese decisamente battibile.

E il Pavia da trasferta: ko a Legnano

la Provincia Pavese — 20 ottobre 2009   pagina 40   sezione: SPORT

 LEGNANO. A vedere l’ultima scena - con i calciatori del Pavia che corrono a ringraziare i tifosi azzurri, e loro che rispondono applaudendo - sembra di assistere all’epilogo di una bella vittoria, o almeno di una prestazione gagliarda. Niente di tutto questo: l’incoraggiamento dei tifosi è l’unico elemento positivo della trasferta di Legnano. Dove il Pavia, forte del secondo posto in classifica, perde, e pure male. Gli azzurri, contro una squadra di bassa classifica che in casa aveva raccolto la miseria di 2 punti in 4 gare, confermano i soliti limiti, che a questo punto cominciano a dare qualche preoccupazione.  Il Pavia macina gioco, ma di azioni gol ne produce davvero poche per una squadra che ha l’ambizione di centrare i playoff. E se in casa finora queste pecche sono state mascherate almeno da un maggior vigore e cinismo, in trasferta l’undici di Amedeo Mangone è stato finora inconsistente negli ultimi metri: basta guardare, oltre ai risultati (tre pari e due sconfitte), anche al fatto che gli unici due gol sono arrivati uno su rigore e l’altro su azione di calcio d’angolo. Ma c’è un altro aspetto che solleva dubbi: nelle due uniche occasioni in cui è andato sotto (a Salò e appunto domenica a Legnano) il Pavia non è stato capace di recuperare e non ci è nemmeno andato vicino.  Il primo tempo di Legnano è un po’ lo specchio di queste difficoltà. E’ il Pavia a fare la gara (peraltro spezzettata nella fase iniziale da parecchi infortuni a giocatori lilla, tre dei quali dovranno poi abbandonare il campo), mentre il Legnano, in soggezione perché conscio della propria inferiorità tecnica, si limita a tentare di contenere. Con un po’ di affanno, ma senza correre in realtà rischi se non al 14’ quando un lancio lungo di Ricci scavalca la difesa lilla e trova Pavoletti, che calcia bene di prima intenzione, ma il portiere Furlan non si fa soprendere.  Gli unici pericoli per la difesa azzurra sembrano arrivare, sulla fascia destra, da Cilona, che il ds azzurro Zocchi aveva indicato come l’elemento con maggior tasso tecnico del Legnano. Indicazione più che mai azzeccata, perché proprio da Cilona - classe ‘87, giocatore estremamente dotato - parte al 24’ l’azione che porta il Legnano al gol. L’esterno sinistro salta due volte Daffara e crossa preciso per la bella e angolata girata di controbalzo di Bisso, al suo quarto centro in campionato.  La reazione del Pavia si concretizza al 28’ con uno schema su corner basso di Carbone, D’Amico gira a Thomas che allarga su Fogacci in area piccola: il difensore si allunga ma non riesce nella deviazione, difficile peraltro, a colpo sicuro.  Il Legnano, che prima del gol quasi non s’era visto nella metà campo del Pavia, prende coraggio, anche perché gli azzurri riescono a impensierire Furlan solo al 40’, con un diagonale dal limite di Thomas che è angolato ma lento, preda facile del portiere avversario.  Ci si aspetta una ripresa più arrembante e invece il Pavia prosegue sulla falsariga del primo tempo, senza riuscire a cambiare marcia. Non aiutano nemmeno le sostituzioni ordinate dopo un po’ da Mangone, in teoria per dare maggior spinta: fuori Thomas e poi Visconti, dentro De Vincenziis e Ferretti, schierato prima a sinistra e poi come seconda punta. Anzi, con quattro punte il peso offensivo del Pavia pare ridursi, e gli azzurri rischiano qualcosa dietro tanto che Mangone è costretto a togliere Pavoletti per Bonacina.  L’unico tentativo del Pavia arriva al 18’ con una bella conclusione di Carbone che passa per una selva di gambe, ma Furlan è reattivo nel respingere.  Le migliori occasioni, in realtà, le ha il Legnano, con due conclusioni da lontano di Leto Colombo (scucchiaiata che per poco non beffa Mandrelli e punizione dai 20 metri) isoprattutto in contropiede per merito del nuovo entrato D’Onofrio, che prima fa la barba al palo, poi sta per approfittare di un clamoroso regalo della retroguardia azzurra. Per evitare lo 0-2 ci vuole il miglior Mandrelli, che salva due volte, anche con l’aiuto di Ricci. - dal nostro inviato Luca Simeone

 

 

Le bacchettate di Mangone

la Provincia Pavese — 20 ottobre 2009   pagina 41   sezione: SPORT

 LEGNANO. «La squadra ha fatto tanto possesso palla, creando solo due o tre occasioni da rete. Alla fine il Legnano è stato più concreto di noi». Nel dopopartita Amedeo Mangone non può nascondere come il Pavia continui a presentare un volto negativo fuori casa. Cosa non va? «Essere belli o cercare di esserlo non basta, bisogna essere più concreti - continua il tecnico del Pavia - a Legnano non ho visto quella cattiveria che ci vuole per provare a vincere, anche se poi magari non ci si riesce. A tratti sembrava una gara d’allenamento, non dobbiamo essere presuntosi fuori casa. Perché fino al loro gol la partita, come era giusto che fosse vista la qualità della nostra squadra, avevamo provato a farla noi, ma senza essere incisivi, creando pochi pericoli al Legnano. In casa siamo più concreti e lo dimostrano le quattro vittorie finora ottenute».  Anche sul piano tattico il passaggio al 4-4-2 non ha dato maggior concretezza agli azzurri che hanno sofferto sulla fascia le incursioni di Cilona e mai creato pericoli sulle corsie esterne. Situazione tattica in cui il Pavia continua a peccare e anche per le punte di palloni giocabili ne arrivano veramente pochi. «Per questo ho provato a schierare Boldrini a destra, con Ferrini a sinistra, sfruttando la duttilità di quest’ultimo che indifferentemente gioca sulle due fasce - spiega Mangone - l’intento era quello di sfruttare i cross, ma anche questo non ha influito. Sul problema dei palloni giocabili per i nostri avanti dobbiamo lavorare ancora molto e lo si è visto». Mangone non nasconde i limiti di un Pavia che nonostante il secondo ko esterno resta a soli tre punti dalla vetta in una classifica sempre più corta.  «Il Legnano ha vinto perché è riuscito a trovare un bel gol e poi si è chiuso e noi non siamo riusciti a scardinare la loro difesa - ammette anche l’ex Pato D’Amico - tanta voglia di lottare e di fare non ci è bastata. Il Legnano che ci ha attesi e poi quando è passato in vantaggio provava a colpirci con palle lunghe e pedalare». L’inizio di stagione del Pavia rispetto ad un anno fa propone un cambiamento di rotta: se gli azzurri nel campionato precedente peccavano di personalità soffrendo il “fattore Fortunati” oggi invece fanno decisamente più fatica fuori casa. «Tatticamente è cambiato poco con lo stesso allenatore, lo scorso anno abbiamo vinto sei-sette partite fuori casa, quindi non c’è un problema di mentalità - sottolinea il centrocampista argentino - come giocatori ci prendiamo tutte le nostre colpe e responsabilità e in settimana ne riparleremo e cercheremo di superare questi problemi. Una delle strade da percorrere è mettercela tutta, correre su ogni ogni pallone con molta umiltà, come ho visto fare, per esempio, oggi al nostro capitano Benny Carbone».  Francesco Ferrini conferma come il Pavia di Legnano ha mostrato di nuovo limiti fuori casa. «Qualcosa non va in trasferta e non certo perché non ci impegniamo alla morte - ribadisce l’ex centrocampista della Sambenedettese - solo a tratti riusciamo a creare le trame che invece in casa ci sembrano riuscire decisamente meglio e con più continuità. Siamo sterili offensivamente ma non è colpa di un reparto, bensì dell’intera squadra, basta guardare questa partita in cui le occasioni create sono state veramente poche. Adesso andiamo avanti per riprenderci da domenica in casa».  Gli attaccanti ricevono pochi palloni giocabili. «Non riusciamo ad andare in superiorità numerica sulle fasce e far cross che possono creare pericoli ai nostri avversari e occasioni per noi attaccanti - ammette Leonardo Pavoletti - si fa fatica a giocare contro squadre che si chiudono come è accaduto oggi con il Legnano, ma dobbiamo anche in queste situazioni cercare di fare qualcosa di più. Con poche palle è difficile far gol, dobbiamo diventare più pericolosi».  Chi invece sorride è il tecnico del Legnano Giuseppe Scienza: «Il periodo buio è alle spalle, anche se non siamo ancora una squadra - dichiara il mister dei lilla - abbiamo vinto contro un squadra fortissima, soffrendo poco: era impossibile reggere sul piano del possesso palla, così abbiamo cercato di portare la partita su altri binari, quelli delle ripartenze, sfruttando le fasce. Questo ci ha anche compattati in difesa». - Enrico Venni

 

LE PAGELLE Si salva D’Amico  Mandrelli 6.5. La conclusione vincente di Bisso che lo trafigge a metà primo tempo è rapida e angolata. Bravo nel secondo tempo a dire per tre volte no allo 0-2.    Daffara 5 . In fase di spinta non riesce a incidere, in quella difensiva conferma di avere dei limiti: nell’azione decisiva, quella del gol, è saltato due volte da Cilona.   Ricci 6 . Gara attenta, senza sbavature. Nella ripresa contribuisce al salvataggio su D’Onofrio, che evita il raddoppio del Legnano.    Fogacci 6 . Buona gara, la sua, eccetto lo svarione al 27’ del secondo tempo (sul quale forse non s’intende con Ricci) che rischia di regalare il 2-0 al Legnano.   Visconti 6. Gara onesta, ma con poca spinta in avanti. Da lui, come da Daffara sull’altra fascia, ci si aspetta di più.  dal 23’ st Ferretti 5.5. Qualcosa di buono all’inizio, è inserito a sinistra, poi come seconda punta non becca palla, anche perché il Pavia insiste con i lanci lunghi.   Boldrini 5 . Anche a destra non riesce a ritrovare lo smalto mostrato a inizio campionato. La buona volontà non manca, ma risulta inconcludente.   Thomas 6 . Qualche passaggio sbagliato e talvolta un po’ in ritardo, ma è elemento che dà equilibrio al centrocampo e con la sua uscita il Pavia non ci guadagna certo  dal 13’ st De Vincenziis 5.5. Sulla destra non riesce mai a sfondare, e cicca una splendida apertura di Bonacina.   D’Amico 6.5. L’ex della gara è il migliore. Cerca di dare ritmo e geometrie, quasi da playmaker, ma è poco assecondato dai compagni.    Ferrini 6 . Elemento di grande affidabilità, ma non riesce ad andare oltre la discreta prestazione. Terzino al posto di Visconti nel finale.   Pavoletti 6. Si gioca tutto sommato bene l’unica palla che ha a disposizione: il portiere gli nega un gol che avrebbe cambiato la partita.  dal 29’ st Bonacina sv.    Carbone 5.5 Insiste nel dribbling, risultando eccessivo nel tentare la giocata individuale. Sua l’unica conclusione della ripresa per il Pavia, ma è troppo poco per un fuoriclasse della sua caratura.   Legnano : Furlan 6.5, Merlin 6 (Marchetti 6), Zaccanti 6, Marietti 6, Silva 5.5, Dell’Acqua 6 (Arioli 6.5), Capellupo 6.5, Leto Colombo 6.5, Cilona 7, Bisso 7, Gaeta 5 (D’Onofrio 7). (l.si.)

 

Pavia, numeri da mal di trasferta

la Provincia Pavese — 22 ottobre 2009   pagina 53   sezione: SPORT

 PAVIA. Finora in trasferta è andata persino peggio dello scorso anno: il Pavia, in quell’avvio di campionato da incubo, raccolse 4 punti nelle prime 5 partite esterne, riuscendo anche a vincere 3-2 in casa dell’Alto Adige.  Arrivò una vittoria importante, strappata al 90’, e un pareggio contro un’avversaria di rango come l’Alessandria. E ancora, sconfitte di misura, e abbastanza immeritate, contro Canavese, Olbia e Mezzocorona. In totale, 4 reti all’attivo (tutte su azione) e 6 al passivo.  Insomma, meglio del ruolino di marcia di questo campionato, nonostante che gli azzurri siano schizzati dall’ultimo posto della stagione 2008-2009 all’attuale quarto posto (grazie all’en plein in casa).  I numeri, dunque, ancora una volta certificano che il Pavia formato trasferta proprio non va: la compagine di Mangone ha racimolato appena 2 punti in 5 gare, segnando solo 2 reti (nessuna su azione: la prima su calcio d’angolo e l’altra su rigore). Non solo, perché con tutto il rispetto, il Pavia non è andato a giocare a casa di squadre irresistibili: la Valenzana, ripescata, aevva un organico messo insieme in quattro e quattr’otto ma ha saputo inchiodare gli azzurri sullo 0-0, poi c’è stato l’1-1 con l’Olbia, sulla carta tra le favorite ma in realtà protagonista di un avvio stentato (ha già perso 2 gare sul suo terreno), quindi la sconfitta e il pareggio con due matricole (FeralpiSalò, che comunque ha dimostrato d’essere una buona squadra, e Crociati di Torresani), infine il ko contro il Legnano che era terzultimo e non aveva mai vinto in casa, raccogliendo fino a domenica solo due pareggi.  Il Pavia produce tanto gioco ma quando si tratta di buttarla dentro fa una gran fatica, anche solo a costruire palle-gol. E meno male che in casa si è mostrato molto più cinico.  Anche al Fortunati, per la verità, non è che il Pavia nelle gare giocate finora abbia collezionato chissà quante occasioni per segnare. Ma ha messo in mostra quel cinismo da squadra che può davvero puntare in alto, e quella solidità difensiva imprescindibile in questa categoria (0 gol subiti al Fortunati), riuscendo a sfruttare al massimo le chance capitate.  Certo, la squadra è cambiata quasi del tutto rispetto all’anno scorso e quindi una scusa almeno parziale c’è: in fondo anche l’anno scorso il Pavia cominciò a cambiare passo proprio dopo 9-10 gare.  Si vedrà nelle prossime partite se il problema è semplicemente quello di trovare il migliore amalgama, o se non c’è anche una questione di organico. Finora, ad esempio, è mancato sulle fasce un giocatore in grado di fare la differenza. Il Pavia potrebbe rimediare al mercato di gennaio. Ma la soluzione potrebbe anche essere già in casa. - Luca Simeone