LA « CERVIA »



Dopo le cronache vecchiotte sull'albergo della « Lombardia », anche qualche notizia per un altro albergo
pavese, contemporaneo e in concorrenza: quello della « Cervia ». Era nella contrada, appunto, della « Cervia »,
in quel tratto, oggi, di Corso Cavour, che va da piazza Grande verso il Tribunale, mentre quello che congiungeva
il Demetrio a Piazza Grande era denominato del « Mercato vecchio ».

Dove era il palazzo della famiglia Cervio, che diede nome alla contrada; dove poi subentrò il ristorante dei
« Tre gigli » che tanti pavesi ricordano ancora; dove ora sono i portici tra la Piazza e via Bussolaro.

Con tutti questi « dove », il punto ci sembra localizzato anche per i lettori giovanissimi, se avessimo la fortuna di averne
qualcuno.

Venne aperto l'Albergo, agli inizi del secolo scorso, con l'entrata carraia in via Beccaria; nel cortile si trovavano le
stalle e le rimesse. Chi ricorda i « Tre gigli » rammenterà quella specie di « curtassa », divenuta passaggio
pubblico, con lo spaccio della « Latteria Pavese ».

La « Cervia » offriva ottimo, signorile trattamento, ambiente, clientela di riguardo: professionisti, censo, importanti
funzionari. Tutto bene; anzi, in una sala riservata, prendevano i pasti gli ufficiali di cavalleria, gli Ussari della
aristocrazia austriaca, di guarnigione in città.

Fin troppo bene, tanto da infastidire i « patrioti » pavesi, quella balda ed audace gioventù che preparò con le
ribellioni e le cospirazioni segrete, la coscienza nazionale e l'indipendenza dallo straniero.

Dal '48 in poi, la vita pavese è tutto un fermento di aneliti di libertà e di dimostrazioni antiaustriache, sotto gli
occhi polizieschi della Delegazione Provinciale di « Piazza della Legna », oggi Piazza d'Italia.

Si ricollegano a questi fatti, tutti gli atteggiamenti dei patrioti: la moda inventata delle cravatte rosse, sfoggiate
in segno di sfida; le dimostrazioni del « pipino »; gli « schizzetti » rivolti contri i mantelli degli ufficiali degli
Usseri.

L'episodio è noto ma, forse, non da tutti ricordato. Proprio durante lo « sciopero dei fumatori » in segno di protesta contro
il monopolio austriaco (eravamo nel 1858), alcuni giovani, nascosti dietro le grate delle cantine
a livello dei marciapiedi, con maiuscole siringhe ad uso veterinario, riempite di acido solforico, prendevano di
mira i mantelli... austriacanti.

Il Comitato segreto dei « Tri basè », l'osteria di Via S. Teodoro volle tentare un colpo grosso, una beffa ed una
provocazione: aspettare l'uscíta degli Usseri, dopo il pranzo alla « Cervia » e irrorare i ricchi mantelli azzurri.

Vi riuscirono e compiuto... l'attentato, i due responsabili risalirono via della Cervia piantandosi poi all'angolo
del « Demetrío » per constatarne gli effetti. Entrati nell'antico caffè « Demetrio » (il Bottegone) appendendo i
mantelli, gli ufficiali si accorsero dello sfregio con conseguenti gesti e propositi di ira e di vendetta.

Gruppi di popolani, fuori, guardavano e sogghignavano..

L'organizzatore beffardo ed audace della serata, fu, con altro amico, Enrico Novària, che non si gingillò solamente di questi
«schizzetti»: capitano garibaldino dei Mille, cadde in un assalto, nel 1866 a Bezzecca, fior fiore dell'eroismo pavese.

La prima Via a destra di Via XX Settembre, parallela a Corso Cavour dove è l'entrata posteriore del palazzo che
fronteggiava l'albergo « Cervia », è stata intitolata a Enrico Novària.