DIFFIDATE GENTE I TROPPI GOL NON FANNO CALCIO

Repubblica — 12 febbraio 1985 pagina 29 sezione: SPORT
IN alto le bandiere e i canti per il Verona, eversore di Udine la bella! Chi ha avuto la ventura di vedere e annotare tutti quei gol ha poi dovuto ammettere di essere stato fortunato. Lo stesso Briegel ha festosamente farfugliato con il fiatone di uno "spettakùlo kome in Cermania". Non si è lasciato incantare per altro Bagnoli, burbero e grande, il quale ha raccontato a Giovannino Mura di aver cercato spesso a Udine gli occhi di Mascetti, centrocampista come lui, e di avere sbattuto le palpebre: i loro prodi stavano conducendo per tre a zero dopo pochi minuti e tuttavia seguitavano a darci dentro come se si trovassero sullo zero a zero! Io dirò a distanza quel che ho provato e provo di fronte a un cinque a tre così abnorme dalle nostre parti (non già kome in Cermania). Per prima cosa ho pensato che Vinicio abbia commesso l' errore di sopravvalutare il peso di Zico e della "mentalità" brasiliana. Fosse stato italiano come pure gli riesce qualche volta, il brav' uomo sarebbe stato più raccolto davanti a Brini, aspettando prima che il Verona si accorgesse di trovar duro. Invece ha lasciato che Edinho e C. cercassero gloria in attacco considerandosi colpevolmente alla pari degli ospiti: ha così dilatato gli spazi davanti alla propria porta e dopo pochi minuti sarebbe stato sotto di quattro a zero... Se un quardalinee di Casarin non avesse considerato influente - e non lo era - la posizione di Galderisi alla sinistra di Tricella. Si è poi contuso Fanna, preziosissimo "sartore del gioco" in seno al Verona e sul tre a zero è stato mollato qualche pappafico. Edinho ha segnato l' uno a tre su calcio franco. Garella ha perso una palla da bloccare, Carnevale e Mauro hanno raggiunto un insperato pareggio. A questo punto ha ammesso anche Vinicio di aver commesso un errore: quello di sperare nella vittoria: il Verona si è trovato di nuovo innanzi corridoi invitantissimi: Larsen e Briegel sono tornati gloriosamente in gol. La prima sgradevole constatazione ho però dovuto farla sui tre gol incassati da Garella. Non era mai accaduto che lo battessero con tanta larghezza. Aveva doppiato la boa del ritorno con soli sette gol al passivo. Questa tripletta è eccessiva: e non è che gliel' abbia inflitta un attacco da tuoni e fulmini. Ha detto ieri Bagnoli: "La nostra classifica è bella perchè ci permette di non guardarla". Pare una battuta bertoldiana: invece esprime in sintesi la situazione del Verona e anche, sotto sotto, uno scetticismo che accresce la mia stima per il tecnico Bovisasco. In sostanza l' Udinese si è comportata di fronte al Verona con la presuntuosa incoscienza con cui la Lazio aveva affrontato l' Udinese all' Olimpico. I punteggi larghi mi insospettiscono sempre: più che le prodezze degli attaccanti, denunciano le manchevolezze dei difensori, oppure l' errata impostazione tattica d' una partita verosimilmente priva di filtri apprezzabili. Facciamo pure la conta: il Verona ha effettuato sette sole conclusioni segnando ben sei gol (di cui uno ingiustamente annullato) e sparando una volta in alto con Marangon. L' Udinese - ha detto ingenuamente Vinicio per consolarsi -: "ha concluso molte più volte del Verona, però con minor fortuna" (e naturalmente si tace degli spazi meno agevoli, della minore abilità nel realizzare). Adesso che il Verona ha inciso lo sciabolone nel burro furlano, tutti a esaltarne la inopinata potenza di taglio. Nessuno ha il coraggio di ammettere la passata avarizia dei propri giudizi tecnici; nessuno teme, del pari, di esagerare, salvo spropositare il profilo tecnico-tattico dell' Inter, semmai le riuscisse domenica di cavarsela un po' meglio dell' Udinese. E invece è quasi ovvio che davanti a Zenga non si trovino gli spazi graziosamente abbandonati da Edinho e C. Lo stesso Verona ha battuto l' Udinese per il rotto della cuffia quando ha dovuto aggredirla in casa sua. I limiti del calcio in contropiede sono proprio questi: che quando hai visto scattare Larsen con quella veemenza, ti guardi bene dal lasciargli spazio un' altra volta: che quando ti accorgi che Briegel marca uno che non lo segue se va a concludere, per prima cosa imponi di seguirlo. Briegel ha goleato marcando Maradona e addirittura fatto coppiola marcando Zico. Sicuramente Castagner lo onorerà di una guardia più rispettosa dei suoi eclettici valori: escluso comunque che Briegel marchi Rummenigge, appostato troppo in avanti, e quasi da escludere che segua Brady, troppo mobile e farfallino per la sua greve possa da decathleta. Più agevole pensare che sia un interista a seguire Briegel, magari lasciandolo a qualche compagno bloccato più all' indietro, quando avanzi quel mirabile armadio. Mi accorgo di entrare in tema con un anticipo non giustificato ma forse questo è il pregio d' un torneo che ad ogni passo pare decisivo (e poi magari non è). Lasciamo il Verona al suo epos dopo aver apprezzato la sublime prudenza di Bagnoli. Guardiamo piuttosto all' Inter, che ne tiene il passo: a distanza di un solo punto in classifica e di ben tre in media inglese. La Lazio è stata battuta nel finale d' una partita caotica, inficiata dalla cronica incapacità interista di impostare il gioco con il dovuto tempismo. All' Inter mancava Rummenigge, sulle impazienze del quale hanno avuto la meglio i medici e Castagner. Giocava quindi con una sola punta, Altobelli, letteralmente soffocata da un solido catenaccio laziale. Il centrocampo interista tardava ogni volta il lancio profondo. Il tiro più temibile (dopo quello mariniano del gol), l' ha cavato Baresi da fuori. Collovati ha incornato sulla traversa una palla che, entrando, avrebbe molto semplificato le cose. Una improvvisa randellata da più di trenta metri ha sferrato Laudrup cogliendo di sorpresa l' innamorato Zenga. La palla di Laudrup ha colpito l' incrocio graziando quel gigantesco bersaglio di Adone. Vedendolo così stranito e immobile mi sono ricordato di averlo incontrato una sera da "Roberto" alle prese con il presidente Pellegrini, che accennò di lontano a una sua spiacevole grana ma nulla mi disse (nè io sollecitai confidenze di carattere tanto personale). I laziali non hanno fatto altro in attacco ma bene hanno giostrato a centrocampo, dove ho più volte ammirato un difensore che per altro, come tale, non stimavo più che tanto, Manfredonia. Vedi quali guasti si procurano al calcio nazionale scegliendo male il ruolo degli atleti! Con la penuria da noi sofferta in centrocampo, potevamo limitare a una rozza parte difensiva elementi dotati come Bini, Baresi secondo e questo elegante efficace Manfredonia? Il sospetto è ancora e sempre che molti guai dipendano dalla nostra insipienza. Privo di Rummenigge, l' attacco interista è zoppo e inconcludente; il centrocampo soffre le effervescenze un po' frivole di Brady e la rudezza greve degli altri, fatta eccezione per Causio, che i troppi anni portano a meditare su ogni mossa. Fatale che il gol ed i due punti potessero venire soltanto da un serrate tumultuoso, incomposto e fortuito. Pinna d' oro Marini ha confermato di essere grande a dispetto degli anni (la meditazione gli torna spontanea come il gesto). Incasellati i due punti, resta da affrontare la mitica Verona, paragonabile alla favolosa Fortezza di Dino Buzzati. Fin da ora mi sembra augurabile che la misura e la modestia inducano gli interisti a non aspettarsi più che sprezzanti sortite: aggredire d' acchito quegli spalti sarebbe imperdonabile follia. Mi accorgo di essere ormai vicino alla chiusura. Debbo rilevare due lesti capitomboli, a Napoli e ad Ascoli. Ora la Sampdoria è definitivamente fuori, come era già da temere. Il Torino ha invece ventitre punti e qualche più fondato lamento da indirizzare alla sorte e agli avversari. Mia sentita ammirazione per l' equilibrio di Rino Marchesi, che nell' imminenza del difficile incontro riunisce i suoi in assemblea e li induce a esprimersi circa la convenienza di invitare Maradona a un duro sacrificio per la squadra. Il divino scugnizzo stringe i denti e ci mostra sublime distacco, oltre a inimmaginabile sicurezza stilistica, nel fintare di mezza punta il rigore del pareggio. Debito rispetto per Radice che perdona il gioco, non il risultato sgradevole al suo Torino. Avviene al Vittorio Pozzo - in Juve-Avellino - un episodio memorabile: Platini si appresta a battere il suo secondo rigore ma si ferma vedendo muoversi anzitempo Paradisi: Lo Bello lo punisce di ammonizione. Allora il dispetto di Platini, offeso, diventa sadismo: e chiama l' efebico Rossi ad esalare in sua vece quel destruccio impotente. Alla fine, tutto si perdona al demoniaco autore d' un calcio franco senza riparo possibile. La Juve insegue a cinque punti (meno sei in media inglese) e chi l' ama le crede o afferma di crederle. Io l' ammiro soprattutto e aspetto di vedere il prodigio, ma per ora sono scettico. E poichè non sono diplomatico neanche un ciccino, così mi compiaccio di sentir da Sonetti l' elogio della Roma, miracolata del pari nel finale. Sulla spenta vittoria del Milan a Cremona discreti Peana; e nessun epicedio sul vivissimo Como, malamente sconfitto a Firenze. L' incasso fiorentino è solo un quinto di quello realizzato a Cremona. Forse hanno ragione i Pontello di dolersi un tantino. Quando si vagheggiano grandi ambizioni, hanno da saperlo per primi i cassieri. - di GIANNI BRERA