Parigi,
26 luglio.
Così l'ha fatto il buon Dio che se tu lo vedi all'impiedi, uomo come
tutti gli altri, costretto a mantenersi umilmente in equilibrio, la tua presunzione non se
ne adonta.
La prima impressione
Su due spalle stranamente esili s'innesta il capo che neri e lisci capelli, quasi mai
pettinati, paiono rendere allungato a dismisura. E il collo, che pure è sottile, quasi si
perde nella secchezza della mandibola e nella nuca folta di capelli. Il torace, per una
anomalia che è invece funzionale e a tutta prima non ti spieghi, via via che scende,
ingrandisce, lo sterno pare carenato come negli uccelli.
Ancora ogni normale linea anatomica viene smentita in lui da un
improvviso dilatarsi delle anche, dall'assenza totale di un ventre che minimamente sporga,
da una brevità del tronco allorché l'uomo è all'impiedi, che rende vistosa assai la
solida falcatura delle reni. E poi queste reni brevi e potenti non paiono terminare,
prosaicamente, in glutei, ma subito si continuano in cosce di inusitata lunghezza in cui
balzano evidenti muscoli sciolti e affusolati. E sottili, nervose sono le ginocchia,
snelli i polpacci, agili le caviglie.
Come lo vedi camminare quest'uomo, subito egli ti sembra goffo e
sproporzionato, non fatto, direi, per muoversi in terra, come tutti. Il suo passo, alla
ricerca di un equilibrio malagevole e difficoltoso è quasi stentato e sghembo. Le
braccia, assai gracili, spiovono inerti, impacciate dalle spalle non larghe. E la tua
presunzione non se ne adonta. Piccolo comune uomo quale sei, non ti entra al suo cospetto
nell'animo l'amaro dell. umiliazione fisica, quel senso di inferiorità che subito
intimidisce e anzi talvolta annichila come di fronte all'atleta esteticamente bello e
possente.
Per comprenderlo
Per questo, forse, l'istinto induce subito ad ammirarlo. Le sue imprese sportive, quali
che siano, acquistano sempre luce epica: perché l'uomo normale giustifica con l'eroismo,
cioè con doti morali non sue, le superiori prodezze di chi gli appare simile.Tuttavia
Coppi, fuori da ogni dubbio, uomo normale non è. E vi accorgete di questo vedendolo non
già camminare, come noi tutti, bensì quando è in sella e pedala.
Ora, per comprendere Coppi, bisogna assolutamente invertire i rapporti
funzionali della bicicletta nei confronti dell'uomo. In fondo, la bicicletta altro non è
che una povera bonaria concessione alla nostra ansia di andare. Dunque uno strumento. Non
avesse avuto i gusti estetici che sappiamo, amando per conseguenza il cavallo come il
miglior modello dopo l'uomo, forse Leonardo avrebbe concepito l'idea della bicicletta dopo
aver inventato il differenziale. La costruirono invece, utile, ma certo antiestetico
complemento della loro natura comune, uomini che il genio non innalzava. E rimase poi
sempre com'era, nel suo concetto fondamentale: un aiuto alle nostre povere gambe negate al
moto veloce. Uno strumento suppletivo. Sinché non venne allo sport Fausto Coppi.
Congegno di muscoli
La struttura morfologica di Coppi, se permettete, sembra un'invenzione della natura per
completare il modestissimo estro meccanico della bicicletta. Coppi in azione non è più
un uomo, del quale trascende sempre i limiti comuni. Coppi inarcato sul manubrio è un
congegno superiore, una macchina di carne e ossa che stentiamo a riconoscerci simile.
Allora persino i suoi capelli che il vento relativo scompiglia, paiono esservi per un fine
preciso: indicare la folle incontenibile vibrazione del moto.
Il volto affilato e nervoso è un completamento della dinamica
meravigliosa cui pure obbedisce il torace a carena. Le braccia sono due aleroni d'attacco.
Non altro. Dalle reni ampie e falcate, dalle anche robuste si partono i muscoli che
conferiscono alle gambe di Coppi quell'aspetto di leve disumane. Nel giro uniforme della
pedalata, questi muscoli schioccano come elastici or tesi or rilassati con arte sagace e
il brillio dei raggi, nelle due ruote, entra per la sua parte a creare uno spettacolo di
meccanica facilità e di umana vigoria che conquista.
Allorché agile procede sul piano, l'abusata immagine della locomotiva
che avanza per alternarsi di bielle in rotazione ti viene imposta da Coppi. Allorché,
dondolando ritmicamente sui pedali, si attacca ad una salita e tu vedi Coppi al di là di
ogni umano limite rinnovare l'antica bellezza dei miti più non osi guardarlo se solo
pensi che egli è, come te, uomo. Più non osi per non sentirti a petto suo, troppo
meschino. E allora pensi spontaneo esaltarlo come un fenomeno unico dello sport: ed
esaltarti in lui che, grandissimo e ineguagliabile campione, è almeno, come te, italiano.