COMPLIMENTI IN MUSICA PER FRACASSA DA JESI

Repubblica — 23 settembre 1988 pagina 2 sezione: SEUL ' 88
L' OLIMPIADE goduta e sofferta notte tempo è come un senso amoroso che stravolge. Mio cugino Angelo R., avvezzo a coricarsi con le galline, non vuol capire il mio dramma e mi penalizza con un sontuoso invito a caccia nella più bella riserva della provincia che ha inventato le riserve (non si dimentichi, prego Torello da Pavia). Mio cugino raggiunge i luoghi con una fuori-strada che mi sderena, così impedendomi di dormire come vorrebbero i miei occhi assonnati. La crudeltà del mio ospite, forse involontaria, giunge al punto da mettermi subito innanzi a uno zerbo in discesa: qui il suo setter, appena lanciato, si pianta: il cugino atteggia le labbra a una parola che non pronuncia: starne! Il setter in ferma trema come la corda d' una chitarra appena sfiorata dal plettro. Il mio cuore mima Louganis avvolto a gomitolo intorno a se stesso: prima che mi succeda di sputarlo, cerco nepenti nei ricordi più mosci. L' ultima volta che sono uscito a caccia, da Lady Real, un fagianone grosso come un ombrello ha preso a remigare strillando verso di me: l' ho atteso con la calma dei forti: all' ultimo istante ho imbracciato cercandolo senza mirare (cioè spuntonando, come si dice in gergo): il fagianone ha solo smesso di strillare per non provocarmi. Non credo si sia accorto del mio atteggiamento ostile. Allora ho tolto il terzo colpo dall' automatico e sono tornato lemme lemme verso la casa di caccia. L' aperitivo di Lady Real mi parve amarissimo. Ora mi chiedo se non avrei dovuto avvertire il cugino Angelo R. del mio status particolare. Da una ventina d' anni sparo non più di una o due volte per stagione. E l' episodio dell' ombrello volante è accaduto due anni or sono. Ciò nonostante, l' ineffabile ospite mi porta di acchito a starne, che hanno il bruttissimo vizio di sfrecciar via sbattendo le ali e rumoreggiando come le bacchette del batterista sul tamburo piccolo. Ho il tempo di pensare queste piacevolezze perché il setter si ostina a tremare stando in ferma. Perfino io mi accorgo che ha equivocato, fermando la pastura. Finalmente, un' imprecazione del cugino riscuote il cane, che balza via furibondo: invano fischiamo per richiamarlo: il cane galoppa sfrenato fino a valle: qui tenta una ferma ansando: innanzi a lui, in un crepitìo atterrito di ali frenetiche, non meno di una cinquantina di starne si strappa dalla proda d' un fosso inaridito per lassicità. Guardo trionfante il cugino. Siamo tutti disallenati, lui ammette. Rientro disfatto, stranamente pensando alla maledizione dei verdi. Il mio club ha ricevuto quindici starne con l' obbligo di servirle sul risotto. L' attesa viene addolcita dalla prospettiva di vedere Cerioni schermire con Wagner nella finale olimpica di fioretto. Il nome del tedesco mi perseguita. La traduzione esatta è Carrozziere. Da questa traduzione impensata passo per successione di idee (e Leibniz mi soccorre) al ricordo di Wagner musicista, che secondo Luis Gianoli è un treno merci che sale al cielo. Sarà, ma il suo ciuf-ciuf non è mai sgangherato come il genial rivaiolo di Busseto riesce ad essere qualche volta. Ti perdono, o Luis, la donna è mobile, che don Giuseppino ha rubato a Hugo per mandarla a frinire dalle parti del conte Nuvoletti. Quasi tutto ti perdono per amicizia, e per avermi insegnato a detestare i Carrozzieri. Questo che tende il ferro trepido verso il mio fiero Capitan Fracassa verrà dissolto, lo sento, con dieci indefettibili stoccate. Non mi piace Montano (che pure è intelligente e simpatico) mentre indora la pillola del suo pessimismo per Fracassa. Si capisce lontano un miglio che è prevenuto. Fracassa ha inveito contro un presidente di giuria francese (questo, orcocan, proprio questo), che l' ha fatto squalificare per un anno. Poiché buttiamo i fiorettisti dalla finestra, tanti ne abbiamo, che importa a noi se un rompiglione come Fracassa libera il campo? Ora ecco i mestrini a pane e sputo, improvvidi sornioni che siete; ecco Borella fuori di finale, e Numa addirittura uccellato da un matusa sovietico di fosforo fin troppo superiore allo slancio. Invece Fracassa, che tanto rompe, eccolo pronto a sfasciare carrozze e carrozzieri! Lo vedo in faccia. Ha la barba d' un personaggio di Musil, serenamente limitata al mento. Barba e baffi umanizzano il volto sgherro del mio eroe. Pareva un tempo nasuto alla Cyrano: i baffi morbidi riducono ora l' imponenza della proboscide. In compenso non accade più di vedere il suo gomito malamente piegato. La lama è protesa come un' aspide pronto a guizzare e mordere. Le scene teatrali sono intermezzi quasi trascurabili: utili concessioni all' indole nazionale, al sangue antico e bislacco. Fracassa non perde colpo. Se il Carrozziere gli punta addosso il timone, lui si rivolge alle ruote con piglio satiresco, e anche il timone segue l' assale, distolto con veemenza dall' obiettivo. Mi sento piccolo anche di polpastrelli davanti all' insigne follia della scherma. Un baluginare di lame che s' incrociano stridendo (più che di acciaio debbono esser fatte di tolla): quale portentoso paladino riparò dalla pioggia la sua bella vorticando la spada? Non fu certo Munchhausen, più legato all' ebbrezza venatoria del settecentesco fucile ad avancarica. Forse fu proprio Fracassa, questo mio. E gli perdono, tolta la maschera a grata, le folgori verbali contro i malevoli che l' avrebbero volentieri lasciato a casa. L' eleganza d' un fiorettista a braccio teso, lama lampeggiante, piede sinistro puntato a imprimere la spinta, è qualcosa che l' uomo ha raggiunto in almeno cinque secoli di studi entusiasmanti. Chi non coglie quell' eleganza, abbia pena di se stesso. Il bipede uomo è un quadrumane che da poco ha imparato a camminare eretto. La sua bruttezza s' indovina sempre in mosse grevi e sguaiate. La danza d' una donna ben tornita e l' agilità d' uno schermitore ben dotato di fantasia ripagano di questa bruttezza che è ancora di quasi tutti noi. L' ho presa larga perché se avessi dovuto esprimere con note musicali il mio entusiasmo e la mia ammirazione per Fracassa-Cerioni sarei dovuto ricorrere al famoso attacco del clarinetto di Gerschwin. Un grido, uno strillo gioioso le braccia alzate e la dentiera al vento. Suvvia, alla mia età. - di GIANNI BRERA