Bruno Giorgi
 



Dati biografici
Nome Bruno Giorgi
Nato 20 novembre 1940
Pavia


Carriera da allenatore
1975-1976 Reggiana B
1976-1977 Empoli C
1977-1979 Nocerina C
1979-1980 Supercorso per allenatori a Coverciano {{{6}}}
1980-1981 Campobasso C1
1981-1982 Modena C1
1982-1983 Padova C1
1983-1986 Lanerossi Vicenza L.R. Vicenza C1-B
1986-1988 Brescia A-B
1988-1989 Cosenza B
1989-1990 Fiorentina A
1990-1992 Atalanta A
1992-1993 Genoa A
1993-1994 Cagliari A
1994-1995 Inattivo
1995-1996 Cagliari A



Bruno Giorgi (allenatore di calcio anni 70-90) .La sua carriera incomincia nella stagione 1975-76 con la Reggiana che retrocede in quell'anno dalla Serie B.La stagione successiva è ad Empoli con un modesto 17°posto nel girone B di Serie C1.Per sua fortuna Giorgi ha ottiene la prima grande soddisfazione vincendo il campionato di C1 1977-78 allenando la Nocerina, riportando i molossi in serie B,anche se sarà esonerato dalla guida dei rossoneri proprio nella stagione fra i cadetti.

Seguito il Supercorso di Coverciano nel 1979-1980, ottiene nel 1980-1981 un terzo posto con il Campobasso in Serie C1 e dimostra le sue qualità anche nella stagione successiva, sempre in Serie C1, con il Modena Calcio con cui ottenne un lusinghiero quarto posto. Nella stagione 1982-1983 guida il Padova Calcio per passare al Vicenza dove, in tre anni, porta la squadra dalla serie C1 alla A (quest'ultima poi revocata a tavolino).

Si trasferisce a Brescia per due stagioni, seguite dalle esperienze di Cosenza nel 1988-89 e alla Fiorentina, dove viene esonerato alla trentunesima giornata.

L'anno successivo subentra a Pierluigi Frosio alla guida dell'Atalanta , dove resta per un biennio, seguito dalla stagione sulla panchina del Genoa, sempre in serie A.

Infine viene chiamato a guidare il Cagliari nel 1993-94 e successivamente nel 1996.

Di particolare risalto fu la stagione alla guida del Cosenza che, con un calcio esaltante e a tratti irresistibile, arrivò, appena promossa dopo 25 anni nelle serie minori in Serie B, a sfiorare la promozione in Serie A. Per il gioco arrembante e sfrontato espresso dal Cosenza, molti titoli dei giornali nazionali accostarono spesso la squadra calabrese al Milan di Arrigo Sacchi che dava spettacolo in quegli anni in tutto il mondo. Tra gli interpreti principali si ricordano Michele Padovano, Maurizio Lucchetti, Donato Bergamini, Gigi De Rosa, il portiere Gigi Simoni, Alberto Urban. L'anno successivo Giorgi fu tentato dall'avventura in Serie A alla guida della Fiorentina, con risultati deludenti in campionato, ma ottimi in campo europeo dove giunse fino alla doppia finale di Coppa UEFA contro la Juventus. Prima della finale fu però esonerato, ed al suo posto fu chiamato Ciccio Graziani che riuscì a salvare la squadra dalla retrocessione in Serie B, ma perse la finale di Coppa UEFA (3-1 a Torino e 0-0 ad Avellino, in campo neutro).

Nella stagione 1993-1994 Bruno Giorgi prende la guida di un Cagliari ricco di giocatori nel giro delle nazionali dei rispettivi paesi e appena qualificatosi per la Coppa UEFA. Il tecnico presenta un calcio molto spregiudicato e basato sui guizzi di Oliveira e sui tocchi di classe di Gianfranco Matteoli conquistando le semifinali e cedendo la finale all'Inter dopo aver eliminato la Juventus nei quarti di finale della competizione. Alla fine di una stagione irripetibile nella quale verrà conquistata una tranquilla permanenza nella massima serie, lascerà la panchina del sodalizio rossoblù.

Successivamente, nel 1996 spetterà a Bruno Giorgi salvare il Cagliari dalla probabile retrocessione in serie B subentrando a campionato iniziato a Giovanni Trapattoni.

 

Alcuni articoli

 

'FARE RESISTENZA ATTIVA CONTRO CERTE SOCIETA' '

Repubblica — 10 agosto 1986   pagina 38   sezione: SPORT

CAVARENO - Visto che scommettere è di moda, una scommessa la voglio fare anch' io: su Bruno Giorgi. Lui col Brescia non so, ma il Brescia con lui ha fatto un affare. E' una faccia nuova per la serie A, una faccia che potrebbe appartenere a un dentista, a un prete, a un operaio. Parla pacatamente, ma non sta sulla difensiva. Non ha dogmi da vendere, sa di pulito, ha idee chiare. Una è questa: "Arrivo in A a 45 anni, l' età giusta. Me la sono meritata, ma mi attirava anche andare al Venezia, in C2. Ci sono allenatori di A che potrebbero stare in C e viceversa, è solo questione di occasioni, chi ce l' ha e chi no. Più si è quotati, più si tende a diventare uomini di pubbliche relazioni e non di campo, io preferisco gli uomini di campo come Bersellini". Un' altra è questa: "I giocatori d' oggi sono dei travet, non li invidio". Si racconti, gli dico. Io so solo che è nato a Pavia, che ha giocato nel Vigevano, nel Palermo e nella Reggiana, che da allenatore sfornato da Coverciano ha ottenuto quattro promozioni e tre ne ha fallite per un punto. "Sì, sono pavese, del rione Santo Spirito, vicino al cimitero. Mio padre faceva il giardiniere comunale, è morto cadendo dalla bici e picchiando la testa, io ero un ragazzino, dopo le medie sono andato a lavorare in una vetreria. Mio fratello giocava al calcio meglio di me, terzino anche lui, è arrivato in quarta serie alla Sanremese, io forse ero più tenace. Giocavo in marcatura, molto aggressivo, però mai un turno di squalifica in tutta la carriera, che è finita in anticipo per un infortunio al tendine, in un Reggiana-Brescia. Tra A e B avrò giocato quasi 400 partite segnando solo un gol, quasi per sbaglio, al Verona. Avevo un piede, il sinistro, e tanta volontà. Da Vigevano a Palermo ci sono andato attaccato alla punta Cattaneo, lui era la bistecca e io l' osso, ha avuto poca fortuna, è andato a lavorare alla Dalmine. Palermo, ventisei ore di viaggio in seconda classe, ma era un sogno. E poi ho trovato un gruppo d' anziani - Malavasi, Benedetti, Sereni - molto in gamba, che mi hanno aiutato a maturare. Il Palermo era una società un po' ballerina, ma ci stavo bene. Avevamo un basso bagaglio culturale, venivamo dalle strade e dagli oratori, il mondo ci faceva gola. Una trasferta a New York, un altro sogno. Mi mettevo all' angolo a chiamare i taxi come si vedeva al cinema. A parte che l' alternativa era la vetreria, il calcio mi piaceva, mi gratificava, mi allenavo volentieri". La formazione tecnica: "Ho avuto tanti allenatori: Carapellese, Szekely, Bizzotto che ricordo molto volentieri, Todeschini, Lamberti, Ballico, Remondini, Facchini, Di Bella, Galbiati, Montez, già da giocatore ci si fanno delle idee tecniche. E poi Coverciano, sicuramente utile. Con un rischio: che alla fine sapevi tutto del calcio olandese e ti trovavi ad allenare a Nocera. E lì bisogna mediare, non è l' Ajax. E cominci a capire, oltre ai libri e agli schemi, che un allenatore sarà conosciuto solo attraverso i risultati. Sentirmi dire che sono bravo perchè vinco, le assicuro che è mortificante. Io vorrei essere ricordato, come a Vicenza, per due-tre tracce che ho lasciato, come un indiano, non pretendo si parli di solchi. Il calcio mi ha arricchito, internamente, e mi sento un educatore. Del resto, da piccolo la pia aspirazione era di fare il maestro". Ma oggi, Giorgi, a che allievi? "Un attimo, prima parliamo di allenatori. Liedholm ha detto di recente che abbiamo paura dell' esonero. E' vero, inutile discutere, una paura giustificata se non giusta. E infatti l' esempio di Piacenza, che retrocede battendo le mani a Gb Fabbri, è una mosca bianca. Io ho avuto l' etichetta di difensivista a Padova, di offensivista a Vicenza, entrambe sbagliate. Mi baso su quello che ho a disposizione. Se spettacolo è perdere 0-5 a San Siro, preferisco perdere 0-1, ma a Brescia ci voglio provare a battere la Juve e il Milan. Tutti ci danno per spacciati, giocheremo più liberi, tenendo conto che il buon gioco paga sempre. Ho firmato per un solo anno, è inutile chiedere contratti pluriennali, quando la piazza ti monta contro non c' è contratto che tenga. Ho visto a Nocera, ero un mago perchè li ho portati in B e un piffero perchp in B s' andava male. Io so solo che ero pagato 18 milioni l' anno e ancora adesso aspetto il premio-promozione". Che tattica segue, in campo? "A uomo sulle punte, il resto a zona. La zona pura non la farò mai, ha enormi limiti difensivi e la Juve dimostra che il calcio di rimessa non è per niente da sotterrare. E poi bisogna studiare i punti deboli degli avversari, non ragionare come il Brasile. L' attaccante Garlini ha cominciato a fare il difensore, sui corner, con me a Empoli. Se si perde palla l' attaccante è il primo dei difensori, se si conquista palla il difensore è il primo degli attaccanti. Questo senza voler imitare l' Olanda, irripetibile, difatti non l' hanno ripetuta nemmeno gli olandesi, che pure hanno più strutture sportive di noi, basi aerobiche costruite nel tempo e stress quasi nullo". I calciatori, che lei ha definito travet, e questo momento travagliato. "Ma non solo per colpa dei giocatori. Adesso si scopre che hanno ingaggi troppo alti, ma chi glieli ha dati? Le società. E il tifo organizzato, quasi sempre sinonimo di violenza, chi l' ha allevato e nutrito? Le società. Ammetto che siamo al livello di guardia, l' opinione pubblica ha il diritto di stufarsi di un certo malcostume. Il calciatore medio di oggi, se sballa un anno è fuso, finchè era capitale sociale si sentiva tutelato, qualcosa valeva, adesso si sente figlio di nessuno ed è più facile che sbagli. Ma non sono professionisti impeccabili, accettano malvolentieri il lavoro di campo, tra filiali d' auto, sponsor, tv private il calcio non è più primario e la sensazione è che a forza di curare l' immagine esteriore si dimentichino di quella interiore. Vengono ad allenarsi come timbrassero il cartellino, poi via tutti, non si vedono, non si parlano, se non di fondi d' investimento, non capiscono il compagno. Una volta andavano a Grado a fare le sabbiature, adesso vanno alle Maldive e tornano magri ma non allenati, perchè hanno preso la notte per il giorno. Non c' è più il gusto di divertirsi, per andare da Verona a Vicenza gli ci vuole il permesso della moglie, della madre, dello sponsor e del procuratore. Sono ragazzi, certo, ma ragazzi che lavorano dieci ore alla settimana, se ne rendano conto. E non è tutta colpa loro, una volta quest' aria di solidarietà, di vicinanza umana si respirava anche fuori dal calcio, adesso tutti stanno davanti alla tv, basta leggere l' ultimo rapporto Censis che è impressionante. Ecco, forse solo al sud ci sono tempi di recupero umanizzanti, l' anziano conta ancora, per sedersi a tavola si aspetta il padre, il nonno, io al sud ci ho vissuto otto anni e ho imparato ad amarlo. E mi veniva in mente mio nonno, a Vignate: Bruno, vamm a crompà d ghej ad' tabacc ad' sgnda...". Giorgi, ne vale la pena? "Ci stiamo bruciando i tempi, ci stiamo bruciando la vita, il calcio frana a valle come l' Italia e io non ho inventato nè l' Italia nè il calcio, so perfettamente che le vittorie sono di tutti e le sconfitte solo mie, so che don Chisciotte non troverebbe mai una panchina, ma voglio un gran bene al calcio, quasi come al mio modo d' interpretarlo senza tradire le mie radici e le mie idee. Bisogna sopravvivere anche controvento: oggi più che mai è tempo di resistenza attiva. Io non ho paura di essere esonerato". - dal nostro inviato GIANNI MURA

 

 

IDEE DI GIORGI, L' INCOMPRESO

Repubblica — 30 gennaio 1991   pagina 36   sezione: SPORT

BERGAMO Ecco il nuovo allenatore dell' Atalanta. Bruno Giorgi ricompare sulla scena del grande calcio in una stanzetta della società bergamasca dove si fatica a respirare, avvolto in un maglione a quadri bordeaux e con il conforto di un fazzolettino di carta con cui tenta di arginare il sudore che gli imperla la fronte. Il presidente Percassi lo ha presentato ai giornalisti senza trovare mai il tempo per un sorriso, con parole prese da un campionario che deve aver conosciuto ai tempi in cui non era ancora l' uomo dei mille colori Benetton e ogni domenica andava in campo a fare il calciatore professionista. Quella esperienza deve aver certamente contribuito a convincerlo che per l' Atalanta era arrivato il momento in cui è indispensabile uno scossone e che per i guai della sua squadra non era più tempo di aspirina ma di bisturi. Via Frosio e dentro Giorgi, l' uomo giusto per noi, che a Bergamo arriva con due anni di ritardo. L' accordo era già sulla carta nell' estate dell' 88, Mondonico se ne andava a Firenze e a Bergamo arrivava Giorgi. E di sicuro il tecnico di Pavia deve aver pensato tante volte allo scherzo amaro che gli ha giocato il destino rovesciando tutto. L' esperienza alla guida della squadra viola gli ha segnato la vita e non lo ha nascosto. Quell' esperienza mi ha lasciato una grande amarezza per essere stato inviso senza motivi. Ne sono sicuro. Credo che la mia lealtà non sia stata corrisposta. E per me la lealtà è tutto. L' ironia della sorte a Bergamo si trova a dover fare i conti con una situazione in qualche modo simile a quella che si era creata a Firenze un anno fa. C' è infatti una squadra che da una parte è andata avanti bene in Coppa Uefa e si prepara a giocare i quarti contro l' Inter mentre in campionato tutto è diverso. Qui le tre ultime sconfitte hanno materializzato lo spettro di un clamoroso fallimento e a Bruno Giorgi, Percassi ha chiesto di riportare la squadra alla dimensione che le è propria. Anche a Firenze ha spiegato Giorgi si era creata una situazione di questo tipo. C' erano le vittorie in Coppa ed erano diventate il punto di riferimento per ogni comportamento e ogni giudizio. E' facile non vedere quale sia il proprio valore quando si vince in Europa. Invece quelle non erano imprese, i conti veri si dovevano fare guardando il campionato. Anche con Baggio non avevamo le forze per tenere i due ruoli e non si poteva pretendere di più. Ma a quella realtà nessuno guardava e su ogni giudizio pesava la prevenzione nei miei confronti. Gli peserà a lungo quell' avventura fiorentina e certo in questi mesi in cui di Giorgi nessuno ha più parlato il tecnico ha sperato che qualcuno gli offrisse la possibilità di una rivincita. E' questa una grande occasione per recuperare il terreno perduto. Non credevo fosse più possibile tornare in serie A ma avevo puntato a questo traguardo. Così ha rifiutato sei proposte arrivategli da squadre di serie B. Era con la serie A che voleva misurarsi e l' Atalanta lo ha chiamato proprio per restare nella massima divisione. Non gli vengono chieste grandi cose, nessuno pretende grande calcio da lui, ma una guida ferma che guarisca i nerazzurri da quell' euforia di Coppa che avrebbe fatto perdere il senso della misura, forse la voglia di soffrire e scendere in campo a caccia di punti preziosi. Luigi Frosio se n' è andato convinto che le tre sconfitte consecutive siano state un pretesto e che tanta fretta non avesse senso. Parlavano di salvezza, forse si erano messi in testa altre cose. Un periodo negativo può capitare ad una squadra di provincia. Che dovrebbero fare a Napoli e a Roma?. In società, al di là delle parole di circostanza, si erano convinti che Frosio non sapesse più tenere questa Atalanta con la testa sognante e ormai lontana dalla sua dimensione reale. La sconfitta di Bari è stata la prova di un' avventatezza imperdonabile per chi deve innanzitutto evitare la serie B. Toccherà a Giorgi frenare gli entusiasmi e riprendere umili abitudini. Sono legato ad un calcio tradizionale ha spiegato il nuovo tecnico la prima cosa da fare è ritrovare solidità per evitare pericolosi sbandamenti. Nel contratto, insomma, hanno scritto che da queste parti una regola d' oro è: Primo non prenderle. A cominciare da domenica con la Juventus. - GIANNI PIVA

 

 

' SEMPRE CON NOI, MISTER UMILTA' '

Repubblica — 18 marzo 1994   pagina 28   sezione: SPORT

SI può anche piangere come un bimbo a 53 anni quando un tifoso ti abbraccia. Si può anche piangere di commozione (' per la gente della Sardegna che merita questa gioia' ) perché eliminare la Juventus, e poi in quel modo, e portare il Cagliari in una semifinale di Coppa europea è un' impresa che non era riuscita nemmeno a Gigi Riva. E' riuscita a Bruno Giorgi, nato a Pavia. L' allenatore-contadino. Cresciuto nel mondo del calcio sempre in punta di piedi. Con quell' umiltà mai rinnegata: ' Perchè da ragazzo vedevo gli operai che in bicicletta andavano a lavorare in fabbrica' . In panchina dal ' 75, prima di arrivare a Cagliari e prendere il posto di Radice esonerato alla prima giornata, aveva vissuto sempre ai margini del Grande Circo. Aveva diretto Reggiana, Empoli, Nocerina, Campobasso, Modena, Padova, Vicenza, Brescia, Cosenza, Fiorentina, Atalanta e Genoa. ' Sono stato licenziato una sola volta, a Firenze: quando non ci vedevo chiaro, toglievo il disturbo. Mi sono dimesso parecchio, è vero, e ho perso tanti soldi. E' successo, ad esempio, anche a Nocera quando i tifosi minacciarono me e la mia famiglia. Ma sono fatto così: non svendo i miei principi per tanti milioni al chilo' . Uomo all' antica. Amico vero di Trapattoni che ha eliminato: ' ma è assurdo che i tifosi bianconeri adesso se la prendano con lui, non merita questo Giovanni' . Grande nemico delle mode. ' Ho avuto un' altra soddisfazione forte nella mia carriera, quando con la Fiorentina eliminammo, sempre in Coppa, la Dinamo di Kiev. Quello, dicevano, era il calcio del 2.000' . Non gli piacciono i nuovi stregoni, i maghi: ha litigato, quest' anno, solo con Zeman. Poi, da contadino quale si sente, ama guardare unicamente nel suo orticello. ' E ripetere sempre ai giocatori che sono dei privilegiati: qualcuno mi guarda anche storto, pensa che sono antiquato' . Non lo è. Tantomeno il suo gioco. ' Per me è essenziale il concetto dell' intensità: intensità vuole dire esserci con i piedi e anche con la testa. Non mollare mai. Tatticamente sono un tradizionalista, è vero: ma trovo riduttivo, assurdo, sostenere che la zona è intelligente e la marcatura a uomo è roba d' antiquariato. Bearzot ha giocato il calcio italiano più bello che io mai abbia visto: e ha pure vinto, no?". Si sente ' uomo difficile, complicato da capire' : ma non lo è il suo calcio. Sempre lucido. Facile da giocare quando si ha voglia di crescere. ' Perchè abbiamo battuto la Juve? Perchè siamo stati più tranquilli. Loro erano nervosi e io ho giocato anche su questo. Poi, la Juve doveva pure sapere che il mio Cagliari un golletto in trasferta lo fa sempre' . Sembra tutto semplice. Non lo è. Soprattutto quando l' arbitro sbaglia, e qualcuno dei tuoi potrebbe perdere la testa. ' Bettega si lamenta dell' arbitraggio? E io che dovrei dire? Si è verificato puntualmente quello che temevamo alla vigilia, per fortuna è andata bene' , sostiene Giorgi con un sorriso largo. ' La verità è che ci sono stati superiori, niente da dire' , l' ammissione di Trapattoni che già all' andata, nello spogliatoio di Cagliari, si era confidato con un amico sardo: ' Complimenti, avete più calciatori voi di noi...' . Dove per calciatori intendi gente che interpreta la partita come piace a Trapattoni. E a Giorgi. Una squadra altruista, senza stelle, senza inutili protagonismi: per questo ha sgridato Dely Valdes, che ha giocato troppo per se stesso. Ma è fatto così Giorgi: prendere o lasciare. Ora Cellino se lo coccola. L' ha scelto in fretta e furia, d' estate: per rimpiazzare Radice. E adesso gli offre le chiavi della squadra. ' Ma io non faccio questione di soldi, è l' ultima cosa. Mi interessano solo i programmi tecnici, sapere che ambizioni abbiamo. A cosa si vuole puntare. Quest' anno mi sono adattato: io non pongo veti alla cessione dei giocatori migliori...' . Sa benissimo che un Cagliari può salvarsi dalla spirale della crisi che mangia molte altre società solo se conserva sempre la sua dimensione, solo se sa comprare bene (e non sempre vuole dire a basso prezzo) e vendere meglio. Ma vuole dire la sua. Senza ingannare i tifosi. Non l' ha mai fatto: e non ha intenzione di cominciare adesso, pur dopo la sbornia di Torino. ' La mia disponibilità è massima, resterei più che volentieri a Cagliari: sono pronto a incontrarmi con il presidente, quando vuole, dove vuole' . Succederà presto. Poi si penserà anche alla semifinale di Coppa Uefa, ' possibilmente evitando l' Inter' . Penserà alla finale? ' Calma, l' errore più grande adesso è di chiedere ai ragazzi di vincerla, questa Coppa. Non si possono avere certi obblighi qui' . Domenica d' altronde c' è la Sampdoria. E Giorgi ha una paura matta. Che qualcuno molli, che rovini in campionato quell' immagine conquistata in Europa. E' fatto così Mister Umiltà, tutto d' un pezzo. - di FULVIO BIANCHI