AMICO VINO NEMICO DELLA CALURA

Repubblica — 16 giugno 1989 pagina 26 sezione: SPORT
CONSIGLI PER LA TAVOLA Caro Brera, sono un suo affezionato lettore di Roma. Oltre che come letterato ed esperto di calcio la stimo molto per le sue conoscenze di cucina, di cultura da tavola, di grande intenditore di vini. Vorrei sapere se lei ha una dieta per l' estate, contro la calura, e quali vini consiglia nelle serate o nei pomeriggi particolarmente afosi? Giuseppe Leonardi (Roma) Ahimé, temo di non essere obiettivo come avrei potuto prima di scoprirmi l' ulcera gastrica e di curarla, con successo, bevendo vino rosso. L' estate italiana concilia l' idea di rasserenanti e rinfrescanti bevute di vinelli bianchi fervidi e leggeri. Io mi sono proibito questi sollievi naturali perché mi spaventa il freddo: se inghiotto un aperitivo gelato come dev' essere, il mio stomaco troppo a lungo frustrato si ribella: l' esofago sussulta o addirittura denuncia stranguglioni. Per questo mi sono fatto saggio. Invidio tuttavia coloro che possono spalancarsi al pizzicore gaio del perlage: un vino spumante raggiunge il massimo quando riesce a conficcarmi aghi sottili nell' epiglottide: ottenevo normalmente questo miracolo con il Bellavista che Mattia Vezzola ha plasmato (si può dire così d' uno spumante, caro e dolce maestro Massimo Alberini?) per l' azienda vitivinicola di Vittorio Moretti da Erbusco. L' ulcera gastrica m' ha conciato al punto da dover rifiutare l' invito al varo della barca che don Vittorio ha celebrato mercoledì scorso nel grazioso porticciolo di Portofino. Qui è sempre Rodi per me, e qui salto. Ho appena pranzato con Folco Portinari al ristorante di Frantz Barsotti ho portato io stesso una bottiglia di Barbaresco nuovo, appena donatomi da un oste, Luigi Perotti, che gestisce il bellissimo ristorante Cascina Bovile, di Ceretto Lomellina (Pavia). Folco ed io siamo pavesi e il Barbaresco, che si abbandona a un modico sorridere di spume si addice ai nostri ricordi biostorici; il vino rosso povero è ammandorlato e spuma assai: che lo faccia anche un vino nobile ci esalta. Con il rosso abbiamo mangiato: lui degli antipasti marini ed io un mezzo melone con il Porto, prima di attaccarmi a un cervello di vitello lessato con olio e limone. Da trent' anni bevo rosso con il pesce e me ne fotto che il divino Careme, arcicuoco francese, abbia stabilito che il pesce esige vini bianchi. Un giorno incontrai due pescatori pugliesi che suonavano triglie d' una spanna come fossero flauti trasversi e ogni tanto bevevano da un fiasco di rosso che pareva il sangue d' un drago. Perché? io inquisii. E uno di loro: Perché ci piace. Poiché penso che i pugliesi abbiano cervello, ho pensato di imitare quei due angelici pescatori: trovandomi benissimo anche da osti esclusivi come i miei amici Metalli. Tornando al tema, io non ritengo di potermi proporre come esempio: però Le do un' idea di massima. Il mattino bevo tè (due-tre tazze secondo sete). A mezzogiorno mangio una fetta di salame (ne sono malauguratamente ghiotto) o di prosciutto, grandi insalate di pomodori all' aglio, una fetta di carne, un' unghia di formaggio. Se c' è pesce, subisco anche quello al posto della carne: ma deve essere allettante. La sera, quasi sempre, imposto poderose pastasciutte con aglio e peperoncini: la forma della pasta è sempre ispirata alle trenette (linguine). Faccio eccezioni se interviene la mia amica Rinetta Vaj Brandani con il pesto; se Franco Vaj mi porta in catene Emilio Baldassarre con le sue ineguagliabili zuppe di pesci o di datteri. Le vittime più solite siamo io, Elio Brandani e Rosa Sileci. Il vino è sempre rosso e viene dalle Langhe (fratelli Giacomo e Luigi Oddero) e dall' Oltrepò pavese (Saviotti e Maini). A mezzogiorno escludo i carboidrati per non gonfiarmi; la sera mi ci abbandono con l' estasi di chi è nato in un Paese nel quale il teatro più vero, la Commedia dell' arte, si è sempre ispirato alla fame di amore (i protagonisti nobili e borghesi) e alla fame di cibo (i servi più famosi, da Arlecchino a Pulcinella). Poiché siamo tutti personaggi di commedia di volta in volta trepidiamo d' amore o spasimiamo di volgare appetito. E qui chiudo perché, se insisto ancora un poco, mi prende il torcibudella. Allez, saluti e auguri di buona estate. LA REPRESSIONE IN CINA Caro Brera, sono ancora sconvolto dalle immagini che provengono dalla Cina, dalla barbarie della repressione. Ho sempre saputo che lei è di sinistra, un progressista, un fervido sostenitore della democrazia. Adesso vorrei tanto sapere se avrebbe voluto essere sulla piazza Tienanmen come giornalista o come uomo. Andrea Caruso (Lecce) Mio Dio, no! Ho sentito stringersi il groppo in gola ogni qual volta la Tv ha tentato di darci quelle tragiche e per fortuna fumose immagini di ribellione e repressione. Ho temuto subitoche i facili entusiasmi destati da Gorbaciov fossero destinati a crollare ed a spegnersi nel dolore e nel sangue. Mi è sembrato grave che la storia matrigna favorisse quegli equivoci mostruosi. Gorbaciov ha assunto posizioni di estremo coraggio esercitando con arte sottile la più tempestiva demagogia. Gli studenti cinesi si sono convinti che l' opera di Gorbaciov potesse anche iniziare dal basso. Ecco l' equivoco atroce. Quegli studenti hanno pagato con la morte l' ingenuità del proprio credo politico: forse hanno anche giocato sull' equivoco, spaventando i meno sicuri di sé e del proprio potere: ma i vecchi e feroci liquidatori di Mao non potevano cedere di un' unghia. E qui sono cinico quanto basta per considerare freddamente la particolare situazione politica instauratasi con le dimostrazioni di Pechino. Inutile giudicare con sentimento certe orrende impennate della storia (o del fato). Un popolo affamato viene costretto a correre come un somaro davanti al muso del quale venga sostenuto ad arte un mazzo di carote: se non corre il popolo e non corre il somaro, sono nerbate roventi. Più oltre non vado perché anch' io (con il mio popolo) inseguo carote paventando legnate sulla schiena. Se smetto di correre un istante, è la più squallida fame. Perciò mi consenta di essere sincero e di non abbandonarmi a deplorazioni generiche, a sdegni finti come sento e leggo in questi giorni critici. Ogni giovane che muore è un insulto alla vita di tutti noi. Al momento la storia assassina muove le sue lancette fatali su altre parti del mondo lontane da noi. Quanto torneranno sull' Italia, i lutti saranno tutti nostri. Solo questo e una buona memoria storica, anzi addirittura bio-storica dovrebbe muoverci a una partecipe e sincera pietà. Purtroppo, non è possibile altro. Anche noi siamo oggetti della storia: di esserne soggetti abbiamo cessato da un pezzo. - Gianni Brera