DELL' « OSPITALITA' »



L'ospitalità, come attività commerciale di pubblici esercizi, se risaliamo nel tempo, offre spunti curiosi di
cronaca e sfilate di interessanti clientele.

Non possiamo allontanarci troppo negli anni e rimaniamo nel secolo scorso, con riferimento al periodo risorgimentale che
salutò la liberazione della Lombardia, nel 1859.

Gli alberghi accreditati, non erano molti: la « Croce Bianca » di Pietro Aprile, i « Tre Re » di Pietro Galli,
il « Pozzo » dei Fratelli Bullé, tutti in Strada Nuova, il« Gambarana » di Angela Quaroni in Contrada S. Giovanni (ora
Garibaldi).

Erano altresì elencati la « Lombardia », la « Cervia »; la « Corona » e il « S. Antonio » in Borgo Ticino e il
« S. Marco » in Borgo Calvenzano.

La Croce Bianca ha sempre mantenuto un suo primato; albergo di una notevole classe, buon ristorante, rimessa per
le vetture, posizione centralissima.

I particolari delle trasformazioni, i molti avvenimenti e i vari personaggi, li ricordava Antonio Sozzani, che per più
di mezzo secolo, lo ha gestito con cordialità familiare.

« Togn » come confidenzialmente veniva chiamato, incominciò a lavorare all'antico « Demetrio » al finire del
secolo scorso: giovane, pronto, sempre in moto, bonario coi fittavoli, propensi all'osso buco con risotto, diplomatico
con le celebrità accademiche, rispettoso delle lunghe sedute e dei densi discorsi scientifici o filosofici.

Poi divenne proprietario del locale: era il 1905, un anno prima dell'Esposizíone Mondiale di Milano per celebrare il Traforo
del Sempione. Sui grandi cristalli del « Demetrio » era scritto in oro « Pranzi alla carta e colazioni alla forchetta ».

Nel 1907 estese i suoi dominii alla Croce Bianca e tenne, per un certo tempo, contemporaneamente e con autorità padronale, i
due maggiori esercizi cittadini, dividendo le fatiche con la buona ed instancabile signora Pina, i figli Vittorio e Carletto.
Era diventato, per così dire, il Colosso di Rodi della tradizionale ospitalità pavese, a cavallo del crocevia dove
il movimento ribolliva più intenso e più caratteristico: i tempi di Pavia goliardica, quando, all'angolo del Demetrio,
erano schierati per la rivista del bel mondo cittadino gli Ufficiali del Presidio, con i baffi volti in su.

Le sue ambizioni si compendiavano nella premura di accontentare il cliente e nel poter « servire » i banchetti
ufficiali ed i ricevimenti di prestigio, pronto sempre a trasportare le mense ed il suo personale là dove le solennità
cittadine lo richiedevano: alla Certosa, nei Collegi, al Mezzabarba. La formula « Fornitore Antonio Sozzani del Ristorante
alla Croce Bianca », quando era stampata sui menù, costituiva il più ambito premio.

Col vecchio Antonio ci si incontrava sempre volentieri; un buon amico, dispensatore di sana e gustosa cucina pavese e
rievocatore saporoso di episodi, di date, di persone lontane o scomparse, care anche ai nostri affetti: una
delle più interessanti testimonianze della vecchia Pavia, rimasta, per molti anni, ancora ottocentesca, solenne e sor-
ridente, universitaria e borghese, garbata sempre, anche quando, goldonianamente maldicente, assaporava il caffè,
versato dalle panciute cuccume di rame che assomigliavano all'elmo arguto del Guerin Meschino.