Calciopoli: pm, falsi i bilanci di Roma e Lazio

I magistrati hanno chiuso l'inchiesta sul doping amministrativo.
Crac del Perugia calcio: sequestrati beni della famiglia Gaucci

ROMA - Anche la Roma entra nello scandalo del calcio truccato. Falsi i bilanci della società giallorossa e della Lazio: è la conclusione dei pm della procura della capitale, Luca Palamara e Maria Cristina Palaia, che hanno chiuso l'inchiesta sul cosiddetto doping amministrativo, passo che prelude a una richiesta di rinvio a giudizio.
Il patron della Roma Franco Sensi e l'ex presidente della Lazio Sergio Cragnotti rischiano quindi il processo per falso in bilancio (articolo 2621 codice civile). I fatti che vengono contestati riguardano gli esercizi 2001-2002 (la Lazio vinse lo scudetto dell'anno 1999-2000, mentre la Roma vinse quello del 2000-2001).
Ci sono sviluppi anche per quanto riguarda il filone di inchiesta sul crac del Perugia calcio: la Guardia di Finanza ha sequestrato beni di proprietà della famiglia Gaucci per un valore di quasi 24 milioni di euro.
Il patron della Roma Franco Sensi, con l'allora giocatore giallorosso Nakata (Ansa)
ROMA: IL CASO NAKATA - Ha omesso «di rilevare la plusvalenza originata dal trasferimento dei diritti pluriennali del calciatore Hidetoshi Nakata pari a euro 13.832.000 di competenza dell'esercizio 2001/2002». È il capo d'imputazione che i pm della procura della capitale hanno formulato a carico di Franco Sensi. La plusvalenza «viceversa - hanno scritto nell'avviso di conclusione delle indagini - veniva riportata per pari importo nel bilancio 2000/2001, atteso che il contratto di cessione reca, quale data di stipula e di deposito, rispettivamente, il 4 luglio 2001 e il 6 luglio 2001, date entrambe successive alla chiusura del bilancio 2000/2001».

ROMA: GLI ALTRI PUNTI OSCURI - Le operazioni sospette che hanno contribuito a truccare i bilanci della Roma riguardano cpmplessivamente ventidue calciatori: oltre all'omessa plusvalenza di Nakata per euro 13.832.000, i pm della capitale hanno addebitato a Franco Sensi il fatto di aver rilevato «maggiori plusvalenze per un importo complessivo di euro 55.281.000» e di aver omesso «di rilevare minusvalenze per un importo complessivo di euro 1.032.000 derivanti dai trasferimenti dei diritti alle prestazioni sportive dei giocatori Armando Guastella, Simone Paoletti, Alfredo Vitolo, Giordano Meloni, Simone Casavola, Matteo Napoli, Simone Farina, Daniele Ceniccola, Manuel Parla, Franco Brienza, Gianmarco Frezza, Alberto Maria Fontana, Daniele Martinetti, Daniele De Vezze, Fabio Tinazzi, Cesare Bovo e Marco Quadrini, relative ad operazioni incrociate, intendendo per tali quelle operazioni attraverso le quali due società di calcio si vendono reciprocamente il diritto alla prestazione sportiva di un giocatore ciascuna, attribuendo a tali due cessioni lo stesso prezzo e le medesime modalità e tempistica di regolazione finanziaria, e che presentano elementi tali da rendere dubbia la valutazione dei diritti alla prestazione sportiva dei giocatori, anche alla luce dei risultati delle perizie di stima (articolo 18 bis della legge 91/1981)». Il patron giallorosso, inoltre, «rilevava maggiori ammortamenti relativi ai diritti pluriennali alle prestazioni sportive dei calciatori per un importo complessivo di euro10.016.000 relativi ai giocatori Saliou Lassissi, Raffaele Longo, Diego Fuser, Gianmarco Frezza e Giuseppe Cattivera, in quanto acquistati nell'ambito delle operazioni incrociate effettuate dalla A.S. Roma spa nell'esercizio 2000/2001.

LAZIO: IL CASO VERON - La mancata rilevazione della «plusvalenza originata dal trasferimento dei diritti pluriennali del calciatore Juan Sebastian Veron, pari a euro 20.584.000 di competenza dell'esercizio 2001/2002», è una delle imputazioni a carico di Sergio Cragnotti contenute nell'avviso di conclusione delle indagini firmato dai pm. La plusvalenza del giocatore argentino, ora in forza all'Inter, «viceversa veniva riportata per pari importo nel bilancio 2000/2001, atteso che il contratto di cessione reca, quale data di stipula, l'11 luglio 2001 e la concessione del transfert internazionale è stata comunicata il 13 luglio 2001, date entrambe successive alla chiusura del bilancio 2000/2001». L'ex presidente della Lazio, inoltre, «ometteva di rilevare la minusvalenza originata dal trasferimento dei diritti pluriennali del calciatore Federico Crovari pari a euro 689.000 di competenza dell'esercizio 2001/2002 (minusvalenza che viceversa veniva rilevata nel bilancio 2000/2001 anzichè nel bilancio 2001/2002, atteso che la data di deposito, rilevata dai tabulati della Lega Nazionale Professionisti, risulta essere il 27 luglio 2001, data successiva alla chiusura del bilancio 2000/2001). Secondo i magistrati, infine, Cragnotti «rilevava maggiori ammortamenti relativi ai diritti pluriennali alle prestazioni sportive dei calciatori per un importo complessivo di euro 1.122.000 relativi al giocatore Alberto Comazzi, in quanto acquistato nell'ambito delle operazioni incrociate effettuate dalla S.S. Lazio spa nell'esercizio 2000/2001».

RISCHIO PRESCRIZIONE - E' però improbabile che sul fronte della giustizia ordinaria Roma e Lazio finiscano per pagare. La riforma del falso in bilancio e il decreto spalmadebiti hanno infatti inciso fortemente sull'inchiesta sul doping amministrativo dei pm Palamara e Palaia, che sono stati costretti a sollecitare l'archiviazione per Franco Sensi e Sergio Cragnotti in relazione ai bilanci precedenti e successivi all'esercizio 2001-2002 rispettivamente a causa della prescrizione e in virtù del decreto del 2003 che consente di "spalmare" i debiti. Analogo provvedimento è stato sollecitato per i due consulenti di Roma e Lazio che erano finiti sul registro degli indagati per falsa perizia. La tegola della prescrizione, però, incombe anche sul procedimento chiuso dai magistrati.

PERUGIA - Beni di proprietà della famiglia Gaucci o società secondo gli investigatori a loro riconducibili - per un valore di mercato complessivo di 23 milioni e 910 mila euro - sono state sequestrate dal Gico della Guardia di Finanza nell'ambito dell'inchiesta in corso nel capoluogo umbro sul fallimento del Perugia calcio. L'operazione ha riguardato Umbria e Lazio. In particolare le province di Roma, Viterbo, Perugia e Terni. I sequestrati sono stati disposti dal gip Marina De Robertis su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica, Antonella Duchini.
22 maggio 2006