Battaglie medievali tra Milano e Pavia nel XI e XII secolo



Il territorio pianeggiante che a nord di Pavia si distende lungo il confine con l’attuale provincia di Milano fu teatro nel Medioevo di cruenti battaglie tra le milizie pavesi e quelle milanesi

La battaglia di Campomorto
Una delle più famose fu combattuta nel giugno del 1061 a Campomorto.
Affrancatesi dal potere imperiale nella prima metà del XI secolo, le due città aspiravano ad assumere una posizione preminente in Lombardia. Da qui il contrasto che, rimasto latente per alcuni anni, sfociò in guerra aperta nel 1059. Il conflitto si trascinò con diverse vicende, costituite più che altro da devastazioni, razzie e colpi di mano reciproci, finché il 23 o il 24 giugno 1061 gli eserciti avversari si trovarono di fronte nei pressi di Settezanum, l’odierna Siziano, su un terreno pianeggiante e aperto, situato all’incirca in corrispondenza dell’antica strada che univa allora Milano a Pavia.
Le notizie che ci sono pervenute sullo svolgimento della battaglia sono poche e confuse. Quel che è certo è che lo scontro fu feroce e molto sanguinoso. Nelle prime fasi i Pavesi, trovandosi in difficoltà, fecero intervenire le riserve che ristabilirono momentaneamente la situazione. La lotta continuò con esito incerto, in una confusa e mischia.: “ Ci fu - scrisse il cronista Arnolfo - strage immensa di nobili cavalieri e lacrimevole danno per entrambe le città e quella giornata fece più appropriata la denominazione del luogo; infatti il sito dove si era combattuto veniva chiamato, fin dai tempi antichi, Campo Morto”. Alla fine i Pavesi, si ritirarono con pesanti perdite. I Milanesi, rimasti padroni del campo, si proclamarono di diritto vincitori. Tuttavia anch’essi molto provati rinunciarono ad invadere il territorio nemico e preferirono rientrare nei loro quartieri.
La guerra si spense lentamente, senza nulla di definitivo. I confini dei due territori restarono immutati.


La battaglia della Vernavola
Nel luglio del 1154 i Milanesi mossero guerra ai Pavesi, con i quali erano molto irritati per le accuse che essi avevano rivolto contro di loro presso l’imperatore Federico I Barbarossa.
L’esercito milanese marciò contro Pavia nella prima decade di agosto. Passato l’Olona a Lardirago, avanzò fino alla Vernavola, oggi poco più di un fosso ma allora corso d’acqua di una certa importanza.
I Pavesi decisero di affrontare il nemico in campo aperto. I due eserciti si scontrarono il 12 agosto. La battaglia si protrasse per tutta la giornata senza vinti ne vincitori. I Pavesi rientrarono in città, mentre i Milanesi si ritirarono nel loro campo, che abbandonarono poi durante la notte in circostanze grottesche a seguito di un curioso episodio. A sera inoltrata un cavaliere milanese, che era stato ferito nella battaglia, decise di farsi trasportare a Milano. Il suo padiglione, che per puro caso si trovava sulla linea più esterna del campo, verso Pavia, fu spiantato e gettato a terra con molto rumore. Gli altri, non sapendo cosa stesse accadendo, pensarono subito a un attacco di sorpresa dei Pavesi. Nel campo si creò così un grande trambusto che degenerò ben presto nel timore panico che provocò una fuga generale. I Milanesi “si diedero disordinatamente a fuggire - scrive il cronista lodigiano Morena - colle sole loro armi ed alcuni anche senza quelle. Restarono indietro quasi tutti i carri carichi di provvisioni da guerra e da bocca, i quali giunti al fiume Olona e facendo a gara per passarlo più presto e vicendevolmente recandosi impedimento, altri si rovesciarono, ed altri furono abbandonati dai bifolchi, che non avendo coraggio di trattenersi più oltre fuggirono con soltanto i loro buoi…”. I Pavesi, usciti il mattino dopo per riprendere la battaglia, trovando il campo nemico completamente abbandonato lo saccheggiarono, impadronendosi così di un bottino che fu giudicato dell’enorme valore di circa cinquemila libre d’argento.


L’Impero e Pavia contro Milano
La guerra era ancora in corso quando ai primi di ottobre Federico I Barbarossa scese in Italia per riaffermarvi il potere imperiale. Nella dieta di Roncaglia l’imperatore impose la fine della contesa tra Milano e Pavia e la consegna nelle proprie mani dei prigionieri di entrambe le parti.
Federico si mosse quindi verso il Piemonte. Egli trattenne con sè i consoli di Milano ai quali ordinò di guidare l’esercito imperiale fino al Ticino seguendo la strada migliore e per i territori più agevoli. Per evitare il più possibile il passaggio delle soldatesche imperiali per le contrade milanesi, i due consoli guidarono direttamente il Barbarossa dal territorio di Lodi in quello pavese e attraversarono quelle terre che erano già state devastate dalla guerra pochi mesi prima.
Raggiunta Landriano gli imperiali non vi trovarono né cibo per gli uomini né foraggio per gli animali.
Infuriato con i milanesi l’Imperatore scatenò contro i prigionieri la sua vendetta. Legati alle code dei cavalli essi furono trascinati per terra finché non riuscirono a porsi in salvo con la fuga o pagando grosse somme di denaro. Il borgo e il castello furono saccheggiati e dati alle fiamme.
Federico I ritornò in Lombardia nel 1158. Rinforzato dai contingenti dei comuni fedeli, tra i quali in prima fila vi era naturalmente Pavia, assediò Milano ma dopo un mese le due parti arrivarono a un accordo. Tuttavia il contrasto tra Impero e Milano era insanabile. La lotta continuò a più riprese fino all’atto finale, la battaglia di Legnano, che diede la definitiva vittoria a Milano e ai Comuni della Lega Lombarda.


   


   
Monumenti e luoghi legati alle battaglie fra Milano e Pavia



CAMPOMORTO
Il punto dove si svolse la battaglia del 1061 non è ovviamente identificabile in modo preciso. Esso corrispondeva all’incirca al luogo dove si trova l’attuale abitato.

Chiesa di Santa Maria Assunta
Secondo un’antica tradizione la sua fondazione è strettamente legata a un famoso episodio della battaglia, l’uccisione da parte di Boschino Mantegazza, uno dei comandanti delle forze milanesi, del proprio figlio, che comandava alcune bande di mercenari assoldate dai pavesi.
Per riparare alla propria colpa, dunque, Boschino fece edificare sul luogo della battaglia una chiesa che fu consacrata a Santa Maria Assunta. In seguito vi fu annesso un ospizio per accogliervi i pellegrini diretti a Roma e ai luoghi d’imbarco per la Terra Santa.
Al momento della sua fondazione questo ospizio venne dotato di cospicui beni, costituiti da vaste estensioni di terreni circostanti che davano ricche rendite, appartenenti alla famiglia Mantegazza,
che volle e mantenne sulla fondazione il diritto perpetuo di patronato, riservandosi la nomina del Priore.
Con l’apertura di nuove e più dirette vie di comunicazione in Lombardia, l’importanza dell’ospizio andò diminuendo progressivamente finché fu trasformato in una Canonica dove si insediarono i Canonici Regolari di S.Agostino, che vi restarono per alcuni secoli.
La chiesa nel corso del tempo è stata molto rimaneggiata. Al giorno d’oggi si presenta con una facciata semplice e piuttosto tozza, testimone dell’antico stile romanico.
Il suo interno, a tre navate, custodisce sulla parete di fondo dell’abside la grande pala a trittico dei Mantegazza (foto sopra), opera pregevole della fine del ‘400, attribuita a Cristoforo Solari.


Abbazia di Campomorto
Si tratta di un antico edificio fortificato eretto tra il 1390 e il 1400 da Leone Mantegazza. L’edificio era circondato in origine da un profondo fossato.
Dopo decenni di abbandono e incuria, l’attuale proprietà vi ha effettuato accurati restauri di recupero e conservativi. Non visitabile


LANDRIANO
Palazzo dei Landriani- Taverna
L’impianto originale risale probabilmente al XI secolo. Distrutto e ricostruito più volte, fu trasformato nel corso dei secoli XVI e XVII in palazzo signorile che ha perso completamente l’aspetto originario.
Si trova attualmente in stato di grave abbandono, in un ambiente molto degradato per le mefitiche e maleodoranti acque del Lambro.
Chiesa di San Vittore
Fu edificata nel XIV secolo in stile gotico-lombardo. La torre campanaria risale al XV secolo. Al suo interno sono conservati due affreschi della fine del XV secolo di Ambrogio Bevilacqua, appartenente alla scuola del Bergognone. Quello sulla navata sinistra raffigura San Sebastiano, San Rocco e San Cristoforo; l’altro, nella cappella a destra dell’altare maggiore, la Madonna con il Bambino attorniato dai Santi.

LARDIRAGO
Borgo e terre appartennero al Monastero di San Pietro in Ciel d’ Oro dei monaci Agostiniani. Nel 1569 Pio V assegnò Lardirago al Collegio Ghislieri di Pavia, fondato dallo stesso pontefice nel 1567.
In posizione dominante sull’Olona sorge l’imponente castello trecentesco (foto). Composto da due corpi innalzati su un modesto terrapieno, presenta quello anteriore, il ricetto, verso la strada mentre il castello vero e proprio ha pianta quadrangolare con cortile con portico ad archi acuti. Attualmente vi sono in corso lavori di restauro.
Il castello fa parte dell’elenco delle Dimore e Giardini Storici visitabili predisposto dal FAI.
Per la visita rivolgersi all’Ufficio Amministrazione del Collegio Ghislieri, tel.038222231.

VIDIGULFO
Il castello di Vidigulfo faceva parte del sistema difensivo settentrionale del territorio pavese. A pianta quadrata, la sua origine risale al XII secolo. Ristrutturazioni e rimaneggiamenti nei secoli successivi ne hanno alterato quasi completamente l’aspetto.
Di proprietà privata, vi sono in corso lavori di restauro.

Veduta del Castello di Vidigulfo (PV)

 



BIBLIOGRAFIA

AA.VV. I castelli della Provincia di Pavia, Novara, 1990
Bascapè Giacomo, Storia di Landriano con note su Vidigulfo, Landriano, 1926
Casali Luigi, Guida ai campi di battaglia in Provincia di Pavia, Amm. Prov.le di Pavia
Giulini Giorgio, Memorie della città e campagna di Milano, vol.III, Milano, 1855
Merlo Mario, Castelli, Rocche, Caseforti, Torri della provincia di Pavia, Pavia. 1971
Merlo Mario-Mazza G. Notizie, Storia, Indicazioni di Pavia e Provincia, Pavia, 1986
Milani Carlo, Storia del mio paese: Campomorto – Vidigulfo, Pavia, 1940
Milani Mino, Storia avventurosa di Pavia, voll.I-II, Pavia, 1998
Zanaboni Guido, Trenta castelli Pavesi, Pavia, 1987

Luigi Casali (16/04/2002)